Pm inglese «Barnett-Claps stesso killer» Restivo: «Mi vogliono morto»
LONDRA – Entra finalmente nel vivo a Winchester, Inghilterra, il processo per omicidio ai danni di Danilo Restivo, il 39enne potentino accusato in Italia di aver ucciso Elisa Claps. I pm Michael Bowes e Roger Climie, infatti, oggi presentano i capi d’accusa ed effettuano le dichiarazioni d’apertura. Restivo come sempre è comparso in aula nell’area riservata agli imputati.
A seguire il processo, oggi c'è anche la mamma di Elisa, Filomena. Che è riuscita ad entrare in aula, e a sedersi giusto davanti al banco degli imputati. Quando Restivo è entrato gli ha lanciato un lungo intensissimo sguardo. Per gli investigatori l'ex ragazzo di Potenza ha ucciso – il 12 novembre del 2002 - Heather Barnett, la sua dirimpettaia. Il suo corpo è stato ritrovato straziato nel bagno di casa, con delle ciocche di capelli fra le mani. Restivo si è sempre dichiarato innocente. Il verdetto è atteso entro otto settimane.
PM INGLESE: STESSA MANO NEGLI OMICIDI BARNETT E CLAPS
WINCHESTER (INGHILTERRA) – Un delitto pianificato a sangue freddo. Quasi nessun errore. E poi un lungo braccio di ferro con gli inquirenti britannici, che cercano di coglierlo in fallo, dettaglio dopo dettaglio, come in una lunga partita a scacchi giocata a distanza. E’ il quadro che emerge dopo le prime ore di dibattimento all’aula numero 2 del tribunale di Winchester, dove Danilo Restivo deve difendersi dall’accusa di omicidio. Per il pm Michael Bowes dubbi non ce ne sono. E’ lui il killer di Heather Barnett. E anche di Elisa Claps: «le similitudini sono pazzesche, opera di una mano sola».
Ecco dunque perchè i detective di sua Maestà hanno voluto acquisire il materiale probatorio emerso durante le indagini dei colleghi della Procura di Salerno: per dipingere alla giuria un quadro completo. «Non vi chiediamo di emettere un verdetto sul caso di Elisa Claps, un crimine su cui non abbiamo la giurisdizione. Ma di considerare il quadro complessivo delle prove». Il reggiseno, ad esempio. Tagliato o strappato – in entrambi i casi – nella parte anteriore, tra le coppe. O i pantaloni, abbassati fino a mostrare un accenno di peli pubici. O i capelli tagliati – sparsi intorno al corpo, nel caso di Elisa, infilati nelle mani esangui, in quello della Barnett. Ma ci sarà tempo di parlare dell’omicidio di Potenza.
Oggi, a Winchester, si parte dall’inizio. Quel mattino del 12 novembre Heather Barnett aprì la porta al suo assassino. Le chiavi furono trovate all’interno dell’abitazione. Dunque lo conosceva. Una settimana prima Restivo l’aveva contattata per farsi fare delle tende. Per l’accusa è un pretesto. Stando alla ricostruzione dell’anatomopatologo la sarta venne aggredita mentre dava le spalle al suo assalitore, con violenti colpi alla testa – almeno 10. Quindi trascinata in bagno. Qui avvengono le mutilazioni – i seni sono asportati e appoggiati vicino al capo. L'assassino, per non lasciare tracce, si cambia le scarpe. Secondo i pm, nel farlo, si macchia i piedi col sangue. Quando la polizia va a bussare alla sua porta, il 17 novembre, chiede a Restivo di mostrare le calzature che indossava il giorno dell’omicidio: un paio di Nike grige. Le trovano a bagno nella candeggina. Mossa che insospettisce i detective. Che le sequestrano.
Le analisi condotte con il Leuco-Crystal Violet (LCV), sostanza chimica che reagisce ai globuli rossi, rivelano che all’interno di quelle Nike c'era del sangue. Ma estrarre il dna è impossibile, la candeggina l’ha distrutto. «Restivo sapeva che la polizia si era insospettiva e ha deciso di rimuovere le prove», accusa Bowes. Intercettazioni condotte il 17 ottobre del 2009 rivelano l’importanza di questo dettaglio. «Mettere le scarpe a bagno nella candeggina non ha certo aiutato no?», dice a Restivo la moglie Fiamma Marsango. «Posso sempre dire che credevo fosse sapone, che non conoscevo la parola in inglese», risponde lui. «Ma va, e l’odore?», taglia corto lei.
Altra prova fondamentale, per i pm, sono tracce di dna trovate su un asciugamano nell’abitazione della Barnett. Oltre al sangue della vittima gli esperti hanno trovato campioni di pelle compatibili al profilo genetico di Restivo: la probabilità che appartengano a un’altra persona o a un parente dell’ex potentino sarebbe una su 57mila. Di questo asciugamano Restivo, nei vari interrogatori effettuati prima dell’arresto dell’anno scorso non ha mai parlato. Quando gliel'hanno contestato, ha detto di averlo dato lui alla Barnett per avere un riferimento sul colore delle tende. E di non averne mai fatto menzione perché ormai non si fidava più della polizia britannica. «È una menzogna», chiude secco il pm.
A seguire il processo, oggi c'è anche la mamma di Elisa, Filomena. Che è riuscita ad entrare in aula, e a sedersi giusto davanti al banco degli imputati. Quando Restivo è entrato gli ha lanciato un lungo intensissimo sguardo. Per gli investigatori l'ex ragazzo di Potenza ha ucciso – il 12 novembre del 2002 - Heather Barnett, la sua dirimpettaia. Il suo corpo è stato ritrovato straziato nel bagno di casa, con delle ciocche di capelli fra le mani. Restivo si è sempre dichiarato innocente. Il verdetto è atteso entro otto settimane.
PM INGLESE: STESSA MANO NEGLI OMICIDI BARNETT E CLAPS
WINCHESTER (INGHILTERRA) – Un delitto pianificato a sangue freddo. Quasi nessun errore. E poi un lungo braccio di ferro con gli inquirenti britannici, che cercano di coglierlo in fallo, dettaglio dopo dettaglio, come in una lunga partita a scacchi giocata a distanza. E’ il quadro che emerge dopo le prime ore di dibattimento all’aula numero 2 del tribunale di Winchester, dove Danilo Restivo deve difendersi dall’accusa di omicidio. Per il pm Michael Bowes dubbi non ce ne sono. E’ lui il killer di Heather Barnett. E anche di Elisa Claps: «le similitudini sono pazzesche, opera di una mano sola».
Ecco dunque perchè i detective di sua Maestà hanno voluto acquisire il materiale probatorio emerso durante le indagini dei colleghi della Procura di Salerno: per dipingere alla giuria un quadro completo. «Non vi chiediamo di emettere un verdetto sul caso di Elisa Claps, un crimine su cui non abbiamo la giurisdizione. Ma di considerare il quadro complessivo delle prove». Il reggiseno, ad esempio. Tagliato o strappato – in entrambi i casi – nella parte anteriore, tra le coppe. O i pantaloni, abbassati fino a mostrare un accenno di peli pubici. O i capelli tagliati – sparsi intorno al corpo, nel caso di Elisa, infilati nelle mani esangui, in quello della Barnett. Ma ci sarà tempo di parlare dell’omicidio di Potenza.
Oggi, a Winchester, si parte dall’inizio. Quel mattino del 12 novembre Heather Barnett aprì la porta al suo assassino. Le chiavi furono trovate all’interno dell’abitazione. Dunque lo conosceva. Una settimana prima Restivo l’aveva contattata per farsi fare delle tende. Per l’accusa è un pretesto. Stando alla ricostruzione dell’anatomopatologo la sarta venne aggredita mentre dava le spalle al suo assalitore, con violenti colpi alla testa – almeno 10. Quindi trascinata in bagno. Qui avvengono le mutilazioni – i seni sono asportati e appoggiati vicino al capo. L'assassino, per non lasciare tracce, si cambia le scarpe. Secondo i pm, nel farlo, si macchia i piedi col sangue. Quando la polizia va a bussare alla sua porta, il 17 novembre, chiede a Restivo di mostrare le calzature che indossava il giorno dell’omicidio: un paio di Nike grige. Le trovano a bagno nella candeggina. Mossa che insospettisce i detective. Che le sequestrano.
Le analisi condotte con il Leuco-Crystal Violet (LCV), sostanza chimica che reagisce ai globuli rossi, rivelano che all’interno di quelle Nike c'era del sangue. Ma estrarre il dna è impossibile, la candeggina l’ha distrutto. «Restivo sapeva che la polizia si era insospettiva e ha deciso di rimuovere le prove», accusa Bowes. Intercettazioni condotte il 17 ottobre del 2009 rivelano l’importanza di questo dettaglio. «Mettere le scarpe a bagno nella candeggina non ha certo aiutato no?», dice a Restivo la moglie Fiamma Marsango. «Posso sempre dire che credevo fosse sapone, che non conoscevo la parola in inglese», risponde lui. «Ma va, e l’odore?», taglia corto lei.
Altra prova fondamentale, per i pm, sono tracce di dna trovate su un asciugamano nell’abitazione della Barnett. Oltre al sangue della vittima gli esperti hanno trovato campioni di pelle compatibili al profilo genetico di Restivo: la probabilità che appartengano a un’altra persona o a un parente dell’ex potentino sarebbe una su 57mila. Di questo asciugamano Restivo, nei vari interrogatori effettuati prima dell’arresto dell’anno scorso non ha mai parlato. Quando gliel'hanno contestato, ha detto di averlo dato lui alla Barnett per avere un riferimento sul colore delle tende. E di non averne mai fatto menzione perché ormai non si fidava più della polizia britannica. «È una menzogna», chiude secco il pm.