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La Basilicata ha varato una legge anti-povertà

Il consiglio regionale ha stanziato 46 milioni di euro per un programma biennale di reinserimento sociale delle famiglie indigenti lucane. Nelle due province, secondo i dati Istat, gli indici di «povertà relativa» sono molto alti in quanto sono interessate il 25,1 per cento delle famiglie. Previsti sussidi economici per il recupero sociale e l'avviamento al lavoro
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POTENZA - La legge sulla promozione della cittadinanza solidale, approvata ieri sera dal Consiglio regionale della Basilicata, stanzia 46 milioni di euro per un programma biennale di reinserimento sociale delle famiglie povere lucane. In Basilicata, secondo i dati Istat, gli indici di «povertà relativa» sono molto alti in quanto sono interessate il 25,1 per cento delle famiglie lucane. La Regione Basilicata ha illustrato oggi in un comunicato il profilo della legge. Il programma prevede la concessione di sussidi economici strettamente collegati a percorsi di inclusione sociale e lavorativa per contrastare la povertà e l'emarginazione.
È indirizzato alle persone che vivono situazioni di disagio economico e sociale, residenti da almeno 24 mesi in Basilicata, ed anche agli extracomunitari muniti di regolare permesso di soggiorno, ai senza fissa dimora ed ai lucani rientrati in Basilicata dall'estero. Ai beneficiari verrà corrisposto un sussidio monetario, che varia in funzione del reddito, del numero dei componenti della famiglia e di altri fattori quali, per esempio, la presenza di disabili o di un solo genitore con figli minorenni. Tale sussidio è da considerarsi come una integrazione del reddito familiare, comprensivo delle indennità e provvidenze per la partecipazione a percorsi di scolarizzazione, formazione di base e professionale, nonché di avvio al lavoro.
Il programma punta soprattutto a superare le condizioni di emarginazione sociale e lavorativa e creare opportunità di inserimento attraverso la stipula di veri e propri contratti, in cui i beneficiari in cambio del sussidio monetario si impegnano a seguire percorsi personalizzati di inserimento sociale e lavorativo specificamente concordati nonchè ad accettare le offerte di lavoro anche a tempo determinato che dovessero ricevere, nell'ambito delle disposizioni vigenti in materia di tutela di lavoro. La partecipazione ai percorsi lavorativi è obbligatoria per tutti salvo alcune eccezioni (ultrasessantacinquenni, coloro che già partecipano a percorsi di recupero terapeutico o scolastico o di formazione professionale, coloro che attendono alla cura di figli con meno di tre anni o di familiari con gravi handicap).
Nello specifico, il programma prevede una vasta gamma di interventi di inserimento volti al recupero, alla promozione e allo sviluppo delle capacità personali e alla ricostruzione di reti sociali e all'accompagnamento al lavoro: interventi di recupero scolastico, interventi di orientamento e formazione professionale, borse di inserimento lavorativo, voucher di conciliazione tra attività di lavoro e cura familiare, strumenti di microcredito per favorire forme di lavoro autonomo e disincentivare il ricorso al lavoro nero.
I beneficiari che durante il programma saranno in grado di trovare autonomamente un'occupazione, o che utilizzando il microcredito avvieranno un'attività autonoma, riceveranno un ulteriore premio finanziario. La proposta di legge esclude l'impiego dei beneficiari in attività di pubblica utilità svolta presso enti pubblici o strumentali, in quanto tali programmi offrirebbero risposte occasionali e limitate, senza reali sbocchi, anziché fornire strumenti di autonomia per i soggetti. L'efficacia dei percorsi di inserimento implica un sistema organizzativo che impegna fortemente le istituzioni ed i servizi sul territorio in una dimensione di sistema.
In particolare, il modello organizzativo proposto prevede che la gestione delle misure del programma sia affidata ai singoli Comuni, con un importante ruolo di coordinamento destinato ai Comuni capofila nell'ambito dei Piani Sociali di Zona ed il coinvolgimento delle Amministrazioni Provinciali e dei Centri per l'impiego nelle azioni di inserimento lavorativo. Ad affiancare l'azione degli enti locali sono previsti i Comitati Locali di Garanzia Sociale, composti da rappresentanti delle organizzazioni sociali e produttive, dell'associazionismo e del volontariato. La Regione assicura il suo supporto attivo a sostegno delle funzioni di assistenza tecnica, monitoraggio, valutazione. I controlli sulla situazione reddituale e patrimoniale dei beneficiari saranno svolti dalla Regione in collaborazione con la Guardia di Finanza.

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