Di sera indossava gli abiti dell'alta moda, il mattino lavava gli stracci dei barboni. Già allora aveva il fuoco dentro. Il fuoco della solidarietà e dell’amore per il prossimo. Proprio quand’era all’apice della carriera di top model (ha sfilato per Trussardi, Biagiotti, Fontana e Mila Schon) decise di cambiare tutto, di dedicarsi completamente alla fede. Lei è Antonella Moccia, oggi 43enne. Negli anni ‘90 la sua vicenda fece il giro del mondo e divenne un simbolo di conversione. Riuscì a fatica a dribblare la pressione dei media che, come lei stessa sperava, solo con il passare del tempo cominciarono a mollare la presa. Ma nessuno si è dimenticata di quella modella bionda, alta, sinuosa, lucana dall’aspetto teutonico.
L’abbiamo rintracciata in una «toccata e fuga» nella sua Melfi, la città dov’è nata. Aveva deciso di chiudersi in silenzio per non prestare il fianco a interpretazioni sbagliate sul suo percorso di vita. Per dieci anni ha fatto parte della Comunità «Consacrati allo Spirito Santo» in nome della quale si è dedicata, come desiderava fin dai tempi delle sfilate, ai giovani disadattati, ai poveri, alle persone in difficoltà, che chiedono di dare un senso alla propria vita. Da qualche tempo ha scelto di incamminarsi lungo una nuova strada, lasciando il «cosmo» delle suore, ma senza perdere mai di vista l’obiettivo: «Darsi agli altri - dice - nell’ottica di mettere al servizio di tutti le proprie conoscenze e le proprie competenze».
Perché ha deciso di uscire dalla comunità religiosa? «Ho cambiato semplicemente perché ho capito che quella era solo una tappa del mio percorso spirituale. Avevo la necessità di conoscere altri orizzonti». Quali? «Sono stata per un anno a Cuneo nel centro contemplativo missionario di padre Andrea Gasaparino. Lì ho fatto un anno di «deserto», tra silenzi e preghiera, e poi come volontaria sono entrata al Cottolengo di Torino. Ho imparato a fidarmi di Dio e a camminare da sola, nella consapevolezza che con la preghiera e l'amore si può ottenere l'impossibile. Sono stata anche nella comunità di Suor Elvira per il recupero di tossicodipendenti, all’interno della quale ho partecipato a terapie di recupero» .
Ha avuto problemi con la droga? «No, ho solo deciso di partecipare alla Cristoterapia. Attraverso la preghiera i ragazzi «lottano » per uscire fuori dal tunnel. Pur non essendo tossicodipendente, ho fatto lo stesso percorso per conoscere da vicino le sofferenze. Dopo quell’esperienza ho frequentato un tirocinio al Sert di Melfi e successivamente ho gestito una casa di accoglienza per donne emarginate, in difficoltà».
Prima la comunità religiosa, poi l’ingresso in un centro di recupero per tossicodipendenti, la formazione al Sert e la casa di accoglienza. C’è un filo logico in tutte queste esperienze o è solo la difficoltà a trovare la propria strada? «Non sono state scelte casuali. Seguo una via d’amore, vivendo la mia vita come qualsiasi donna. Oggi sono sicuramente una donna ricca di tutte queste esperienze e con la voglia anche di avere una mia famiglia, di avere un compagno con il quale condividere la mia vita».
Anche la moda c’entra in tutto questo? «C’entra, eccome. Pensi che quando ho gestito la casa di accoglienza delle donne ho insegnato a ragazze povere a camminare su una passerella e a valorizzare la loro femminilità promuovendo i Paesi d’origine, dall’Asia all’America latina. Ogni continente un abito in passerella con una giovane di quelle latitudini a sfilare. È stata u n’esperienza fantastica grazie anche all’aiuto di due mie amiche, Liliana Cosi e Claudia Koll» .
Oggi, nel mosaico della esistenza, cosa sta inserendo? «Attualmente esercito la mia professione di Counselor analitico transazionale per problematiche speciali e sono master e practioner di Pnl (programmazione neurolinguistica) certificata da Bandler. Inoltre sono una Reberther, colui che facilita il respiro per far rivivere la rinascita delle persone. Sto diventando coach life aziendale e sportivo e ho fatto la master university con Anthony Robbins, il più grande motivatore al mondo. Vado in America a studiare con lui e lo farò per tutto l’anno. Inoltre, il 16 aprile a Roma, presso il centro Kinelabcenter, patrocinato dal famoso gruppo Integreè, partirà il corso Emotion ideato e curato da me, il quale organizza e promuove un esclusivo corso di portamento rivolto ad ogni donna che vuole diventare padrona della propria immagine e migliorare la femminilità, iniziando da se stessa, anzi dalla parte piu profonda, intima di se stessa, dai suoi paradigmi, dal suo carattere e dalle sue motivazioni. La professionalità del corso è assicurata da un gruppo di docenti accuratamente selezionati da me per insegnare: postura del corpo e valorizzazione dello stesso (Lucia Fattori), portamento (Antonella Moccia), consulente esperto di alimentazione (Carol Bourg), apsetti riguardanti la seduzione (coach Maria Caterina Capurro), bon ton (Manuela Solaro), make up e hair styling per riuscire a valorizzare al massimo la propria immagine.
Cosa c’entra Robbins con il suo percorso spirituale? Lui è soprattutto un businessman... «A me interessa il suo cuore. Robbins ha una fondazione che si occupa di problematiche di disadattati. Ha creato in Palestina un gruppo per far giocare insieme israeliani e palestinesi. Ecco, vorrei far conoscere in Italia questo aspetto di Robbins».
Sono passati diversi anni dalla pubblicazione del suo libro «Ho scelto Dio», edito da Mondadori, in cui racconta l’avvicinamento alla vita religiosa. Da allora si è chiusa a riccio... «In tutto questo tempo ho maturato l’idea di uscire finalmente allo scoperto. Dio e lo stesso Robbins mi hanno insegnato che i talenti e le conoscenze possono contribuire al miglioramento della società. Occorre donarsi agli altri per concorrere tutti insieme a migliorare il mondo».
L’unione, in un mondo diviso da guerre e religioni, è un’utopia? «No, possiamo farcela. Il mio vuol essere un messaggio universale. Non mi rivolgo solo ai cattolici, ho molte conoscenze soprattutto tra i musulmani. Con loro non parlo di Dio, ma di amore, comprensione, carità, fattori fondamentali per migliorarci. Tutti, a prescindere dal credo religioso e politico. Una cara amica musulmana è Mona Mohanna che è una stilista libanese ed in Italia ce l’ha fatta ad avere successo. Lavora con la sua arte a Milano. Mona è una giovane stilista di 37 anni ed è appunto musulmana con il velo. Mona ha portato i suoi vestiti sul palco di Etnimoda, la sfilata etnica ideata e curata da me, come regalo e come esempio per tutte le straniere che si sentono senza speranza».
















