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Arresti Basilicata, sfida tra Gip e avvocati

Botta e risposta nell'inchiesta su presunte collisioni mafia - politica -affari della Procura della Repubblica di Potenza • Libero presidente consiglio provinciale Potenza
POTENZA - Da una parte critiche durissime ("basta summit fra pubblici ministeri e gip") e la richiesta di verificare se esistono le condizioni per avviare un'azione disciplinare, dall'altra l'auspicio che il Consiglio Superiore della Magistratura intervenga davvero, per trovare che tutto è avvenuto «nel più rigoroso rispetto della legge».
Nel giorno in cui gli avvocati attaccano frontalmente l'inchiesta su presunte collusioni fra mafia, politica e affari della Procura della Repubblica di Potenza che, il 22 novembre scorso, portò a 51 arresti («è stata una bravata anche mediatica», ha detto il Presidente dell'Unione camera penale, Ettore Randazzo), il giudice per le indagini preliminari che ha emesso l'ordinanza, Alberto Iannuzzi, ha reagito con una breve dichiarazione riassumibile in una frase lapidaria: «Sono io che auspico l'intervento del Consiglio Superiore della Magistratura perchè faccia chiarezza». Nel frattempo, quasi a confermare la sua «serenità «, aveva rimesso in libertà altri tre indagati (due erano in carcere; il terzo, presidente del consiglio provinciale di Potenza, ha lasciato gli arresti domiciliari).
Una sfida in campo aperto, inattesa in mattinata, quando la Giunta dell'Unione delle camere penali italiane si è riunita a Potenza. Protagonista assoluto - e atteso - l'avvocato potentino Piervito Bardi, presidente della Camera penale di Basilicata, arrestato il 22 novembre scorso con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma tornato in libertà due giorni fa dopo l'annullamento dell'ordinanza del gip da parte del Tribunale del riesame. Bardi è stato applaudito da circa 200 avvocati, tutti in piedi, all'ingresso in sala. Ha parlato 15 minuti: un intervento molto equilibrato, con una sola puntata polemica verso i pubblici ministeri (Vincenzo Montemurro ed Henry John Woodcock) e il gip: «Avevo fiducia che, trovando un giudice finalmente terzo, l'incubo per me sarebbe finito». Poco dopo, la voce di Bardi cede all'emozione, gli applausi dei suoi colleghi (di nuovo tutti in piedi) sono fragorosi.
Le critiche più dure all'inchiesta e ai magistrati (in particolare ai due pm che coordinano le indagini) sono venute da Randazzo, dal vicepresidente della Camera penale di Basilicata, Sergio Lapenna, e dall'avvocato Donato Pace, componente del Consiglio nazionale forense. Randazzo, che ha definito gli avvocati «tutori intemerati della legalità in Italia», è stato netto: ha definito «un momento di civiltà la separazione delle carriere dei magistrati» (richiesta condivisa da Pace, che è anche consigliere regionale dei Ds) e l'inchiesta e il suo epilogo del 22 novembre «una bravata anche mediatica. La stampa - ha detto - era puntualmente informata: questa è rivelazione di segreto d'ufficio, reato che va perseguito d'ufficio». Applausi e un «bravo!» da un avvocato.
Lapenna non è stato meno duro: «Vergognatevi!», ha detto rivolgendosi ai magistrati che partecipano a «summit fra procuratori nelle stanze dei gip». Pace ha detto che «parte della Procura di Potenza va costruendo processi per richiamare l'attenzione della stampa nazionale e, per riuscirci, coinvolge colletti bianchi». Sembrava che, quasi due settimane dopo gli arresti, il clima fra magistrati e avvocati a Potenza potesse ritrovare serenità: non è così, non ancora. E oltretutto, lunedì e martedì proseguirà il confronto davanti al Tribunale del riesame.

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