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Passannante, regicida lucano fa ancora discutere

Passannante, regicida lucano fa ancora discutere

Passannante, regicida lucano fa ancora discutere

 
Passannante, regicida lucano fa ancora discutere

Venerdì 21 Gennaio 2011, 18:27

02 Febbraio 2016, 22:48

ROMA – Eroe maledetto – a Giovanni Pascoli costò il carcere per averne scritto un’Ode oggi andata perduta – l'anarchico Giovanni Passannante che attentò alla vita di Umberto I con un coltellino torna oggi a far parlare di sè. Con un film, Passannante di Sergio Colabona con Fabio Troiano protagonista, in anteprima al Bif & Fest di Bari, e con una polemica che lo stesso regista (tra i più noti in tv, qui al debutto cinematografico) con gli attori ha provocato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. 

“Uomini che si sono macchiati di colpe come la firma delle leggi razziali, per non parlare dell’entrata dell’Italia in una guerra disastrosa – sostengono Colabona e gli altri – non potranno mai riposare accanto ad artisti come Raffaello o Annibale Carracci o Baldassarre Peruzzi”. E lanciano la proposta di un referendum nazionale perchè siano 'sloggiatè dal Pantheon le tombe dei reali in esilio. La storia di Passannante è terribile: protagonista di un attentato (dimostrativo) fallito ai danni di Umberto I di Savoia nel 1878, il cuoco lucano fu condannato a morte, la pena gli fu commutata in ergastolo e dalla disumana prigionia in una cella buia sotto il livello del mare, dalla quale uscì come spettro umano e in preda alla pazzia, fu trasferito in manicomio dove passò il resto della sua vita. 

La pena fu così ancor più dimostrativa del suo gesto: distrutta la sua casa, rinchiuse in manicomio la madre e la sorella, Passannante divenne cieco in una minuscola cella e in seguito, su interessamento di un parlamentare, uscì dal carcere dopo 30 anni per andare a morire in manicomio. Dopo la morte nel 1910 gli fu mozzata la testa che, richiesta dal crimonologo Cesare Lombroso per i suoi studi, fu sezionata per isolarne cervello e cranio. 
Esposti poi al Museo Criminale di Roma, i resti di Passannante troveranno riposo nel paese natale, Savoia in Basilicata, solo nel 2007 per il lungo e caparbio interessamento di tre idealisti, tre semplici cittadini che hanno incalzato per anni ben quattro ministri dell’Interno, fino ad ottenere - contro la stessa volontà del sindaco – la sepoltura di quei miseri resti. 

Il 23 febbraio 1999 l’allora ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, firmò il nulla osta alla traslazione dei resti del Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che tuttavia avvenne solo otto anni dopo e grazie all’impegno di Ulderico Pesce, attore che si è appassionato a questa vicenda tanto da dar vita ad una raccolta di firme. 

Il film, interpretato anche dallo stesso Pesce che fa se stesso nel film, con Andrea Satta, Alberto Gimignani, Bebo Storti, Massimo Olcese, Andrea Buscemi, Roberto Citran, Ninni Bruschetta, racconta proprio l’avventura dei tre cittadini che vollero dare degna sepoltura a quei resti: un teatrante, un giornalista e un cantante combattono la loro battaglia con tutti i mezzi andando in teatro e nelle piazze, davanti a gente inconsapevole e compassionevole, nei ministeri, in situazioni grottesche, davanti a funzionari inconsapevoli e indifferenti.
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