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Potenza - Tangenti Eni, iniziata udienza Gup

Tra i coinvolti, fra gli altri, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d' asta i deputati Antonio Luongo (Ds) e Angelo Sanza (Fi) e il presidente del consiglio regionale della Basilicata, Vito De Filippo
POTENZA - E' cominciata oggi di fronte al Giudice per l'udienza preliminare di Potenza Lucia Gesummaria il consiglio sulle richieste di rinvio a giudizio per l'inchiesta Eni-Agip, che vede coinvolti fra gli altri per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d' asta i deputati Antonio Luongo (Ds) e Angelo Sanza (Fi) e il presidente del consiglio regionale della Basilicata, Vito De Filippo.
Il gup ha respinto una serie di istanze della difesa ed ha rinviato l' udienza a giovedì prossimo, 28 ottobre. Il magistrato ritiene che saranno necessarie più udienze prima della decisione e ha fissato le successive ad ogni giovedì.
Il presidente De Filippo, presente stamani all' udienza, ha detto che con ogni probabilità chiederà il rito abbreviato, sentito il parere dei suoi legali: una richiesta già anticipata da questi all' atto della richiesta di rinvio a giudizio.

Il pm di Potenza Henry John Woodcock nel giugno scorso aveva chiesto il rinvio a giudizio di 19 persone. Fra queste ci sono quattro componenti della famiglia di imprenditori edili di Potenza De Sio, militari della guardia di finanza, imprenditori, un funzionario dell' Eni.
Secondo l'accusa, al centro della vicenda ci sarebbero una serie di appalti dell' Eni-Agip, che sarebbero andati ai De Sio grazie a tangenti e a favoritismi politici. L' inchiesta nel 2002 aveva portato all' arresto di venti persone, fra le quali De Filippo, all' epoca vicepresidente della giunta regionale.

L' inchiesta Eni-Agip era iniziata nel 2001 dalla denuncia di un dipendente della De Sio costruzioni spa, Gerardo G.. Al sostituto procuratore Henry John Woodcock aveva raccontato che i fratelli De Sio e il loro capo del personale, Giuseppe Mastrosimone, avrebbero trattenuto tutti i mesi una parte del suo stipendio, sotto la minaccia di licenziarlo.
Il magistrato aveva aperto un' inchiesta sull' impresa di costruzioni, dalla quale a suo avviso sarebbe emersa una fitta rete di corruzione e favoritismi politici.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, i quattro De Sio (Antonio, Francesco, Lucio e Michele) avrebbero pagato tangenti a politici, militari e pubblici funzionari per ottenere appalti pubblici, in particolare dall' Eni-Agip e dall'Inail (le presunte tangenti a quest'ultimo ente costituiscono materia di un altro processo).
Gli affari illeciti sarebbero stati pianificati dagli imprenditori potentini con l'imprenditore napoletano Bruno Capaldo. Il banchiere Claudio Calza avrebbe procurato i fondi neri per le tangenti, che sarebbero stati gestiti da Franco De Sio e dall'impiegata Stefania Colaci.
I tre politici inquisiti, Luongo, Sanza e De Filippo, secondo l'accusa avrebbero esercitato pressioni in vari modi per far assegnare gli appalti pubblici ai De Sio. Un funzionario dell'Eni-Agip, Carlo Femiani, avrebbe alterato la documentazione sui lavori degli imprenditori per favorirli.
Due militari della guardia di finanza, Pasquale Di Luccio e Rocco Guglielmi, avrebbero rivelato ai De Sio notizie sugli accertamenti a loro carico.
Nel corso dell' inchiesta il pm Woodcock ha indagato un ufficiale della guardia di finanza, Ferdinando De Pasquale, con l'accusa di aver evitato ispezioni ai De Sio e a una altro imprenditore in cambio di un fuoristrada, buoni benzina e un cellulare.
Gli imprenditori edili sono stati accusati anche di aver corrotto un cancelliere del tribunale fallimentare di Potenza, Mario Campana, per farsi aggiudicare un immobile ad un'asta giudiziaria (Campana ha poi patteggiato ed è uscito dal processo).

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