Nucleare in Basilicata «Il sindaco Altieri disse sì al sito unico»

di Fabio Amendolara

Il sindaco dell’epoca era d’accordo. Voleva il sito unico di stoccaggio delle scorie radioattive a Scanzano Jonico. Poi però capeggiò la rivolta. Mario Altieri, editore televisivo, sindaco accusato di brogli elettorali, testimone dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, aveva detto «sì» al commissario della Sogin, generale Carlo Jean. Ne è convinto l’ex consigliere regionale del Partito democratico Antonio Di Sanza. Ne è così convinto che ha riferito questi particolari ai magistrati della Procura antimafia di Potenza.

L’inchiesta è quella sul nucleare sporco. In poche pagine di un verbale a lungo secretato - che la Gazzetta ha potuto consultare in esclusiva - Di Sanza, che in quel periodo era un esponente di Forza Italia, racconta quello che sa degli incontri di Altieri con i big del governo.

«Altieri era stato ricevuto da Gianni Letta che era il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Fu lui a telefonare al presidente Silvio Berlusconi per presentargli il sindaco che aveva offerto la disponibilità del suo territorio per ospitare il sito unico di stoccaggio delle scorie radioattive».

Ma come apprese queste notizie il consigliere Di Sanza?

«Queste cose me le disse il deputato Gianfranco Blasi». Anche lui era di Forza Italia. Dice Di Sanza: «Del racconto di Blasi mi incuriosì la circostanza che il presidente Berlusconi fu colpito dal senso della Stato dimostrato dal sindaco, tanto che lo stesso presidente volle conoscerlo personalmente invitandolo a colazione».

Di Sanza cerca di dare anche una spiegazione a quell’atteggiemanto accondiscendente del sindaco: «Conoscendo Altieri dal punto di vista politico e ritenendolo una persona ambiziosa, credo che, al di là del senso dello Stato, la ragione della disponibilità poteva essere legata a uno sviluppo ulteriore del suo territorio».

E aggiunge: «D’altra parte, nei giorni successivi al ritiro del decreto, molta gente che ruotava attorno a quell’amministrazione riteneva di aver perso un’occasione legata ai numeri di quell’investimento, oltre che alle opere che sarebbero state realizzare».

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