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Con le «Topolino» tra i Sassi

«Per tre giorni dal 10 al 12 settembre - spiega Gianni Magariello, assessore al turismo - sfileranno in città e in due comuni della provincia, Miglionico e Montescaglioso, auto d'epoca, Fiat 500 costruite dal 1936 al 1955, comunemente conosciute come Topolino»
MATERA - Un tuffo nel passato per scoprire, a bordo delle storiche «Topolino», la magia dei Sassi. Dal 10 al 12 settembre, in collaborazione con l'associazione «Topolino Auto Club Italia» di Bologna, si terrà «L'Universo dei Sassi».

«Per tre giorni - spiega Gianni Magariello, assessore al turismo - sfileranno in città e in due comuni della provincia, Miglionico e Montescaglioso, auto d'epoca, Fiat 500 costruite dal 1936 al 1955, comunemente conosciute come Topolino».
L'iniziativa, sostenuta dall'Amministrazione comunale, nasce dal desiderio dei soci del Topolino auto club di conoscere il patrimonio culturale dei Sassi e del territorio circostante. Nato a Bologna nel 1977 da un'idea di Giancarlo Romagnoli, nel 1991 il Club ha aderito all'Asi, la federazione dell'Automotoclub storico italiano.
«Abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa perchè rappresenta - aggiunge Magariello - un'ulteriore occasione di promozione del territorio. I tantissimi appassionati della Fiat Topolino si fermeranno in città per tre giorni con la possibilità di gustare da vicino la storia dei Sassi e di viverla con un'autovettura che ben si inserisce nel contesto degli antichi rioni di tufo».

Le Fiat 500, storia di un mito
Nel 1934 l'ing. Fessia, allora direttore tecnico della FIAT e coordinatore del progetto, affida al gruppo del ventinovenne ing. Giacosa, della sezione Motori Avio, il compito di progettare il telaio per una vettura piccola, economica, in grado di essere venduta a 5.000 lire, secondo le direttive ricevute dal management. Come noto, il gruppo di Giacosa non aveva mai progettato un'automobile: il condizionamento della tradizione è perciò minimo e lo dimostra la direzione subito presa con l'idea di un telaio minimale e una scocca che collabora alla rigidità dell'insieme.
Il telaio disegnato consiste di una coppia di longheroni rettilinei ravvicinati, limitati alla parte compresa tra le ruote, senza nemmeno raggiungere l'asse posteriore.
L'abitabilità del telaio dalle dimensione assai ridotte - l'interasse è di appena 2 metri - è garantita dalla geniale intuizione di posizionare il motore a sbalzo anteriormente all'asse anteriore ove è collocato, in posizione arretrata rispetto al motore stesso, il radiatore, soluzione contraria all'usuale posizionamento del motore tra asse anteriore e cruscotto.

Un ulteriore elemento di innovazione, fortemente promosso da Fessia stesso, è la compatibilità del progetto con la trazione anteriore: con lo spazio completamente libero tra i fuselli delle ruote e la presa di moto sul cambio, con la sospensione anteriore a balestra trasversale, questa automobile, con ritocchi significativi ma senza sostanziali mutamenti, potrebbe avere semiassi oscillanti a portare il moto alle ruote anteriori. Anche la leggerezza della sospensione posteriore con balestre a quarto di ellisse, fa presagire un telaio con l'assale posteriore limitato ad un semplice asse con due ruote, senza il peso e l'ingombro del ponte con coppia conica e differenziale e con il carico dell'albero di trasmissione.
La prudenza della "vecchia guardia" FIAT suggerisce di mantenere l'approccio più tradizionale della trazione posteriore, così come un convenzionale motore a 4 cilindri in linea con raffreddamento ad acqua, vista anche la poco felice esperienza del motore bicilindrico con raffreddamento ad aria proposto da Lardone proprio in quegli anni.
Sia pur convenzionale, il motore è straordinariamente compatto e semplice: valvole laterali per limitarne l'altezza, niente pompa di alimentazione, niente pompa di raffreddamento.
La linea della scocca, realizzata dall'ufficio tecnico carrozzeria sotto la direzione di Rodolfo Schaeffer, è fortemente influenzata dagli studi aerodinamici dell'epoca: muso sfuggente (possibile, ricordiamo, per la collocazione arretrata del radiatore), fanali incassati nei parafanghi. Di fatto la linea è un coupè con coda che offre due comodi posti più vano bagagli o spazio per due bambini su una panchetta posteriore di fortuna. Le dimensioni ridotte, uniche nel panorama automobilistico dell'epoca, impongono pneumatici da 15", misura fino ad allora inedita.
A partire dal dicembre '34 il progetto ZeroA assume la denominazione e il nome commerciale di Fiat 500.

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