Sanità

Basilicata, per assicurare continuità assistenziale mancano 207 medici di base e 15 pediatri di famiglia

ANTONELLA INCISO

Situazione difficile nelle aree interne, scenario critico anche per i pediatri

Per assicurare un’adeguata copertura dell’assistenza di base e garantire ai cittadini la continuità delle cure e la vicinanza dei servizi sanitaria in Basilicata mancano 207 medici di famiglia e 15 pediatri di famiglia. È quanto emerso dalla ricognizione che la Regione ha fatto per l’anno 2026. La rilevazione effettuata dalle Aziende sanitarie regionali sulla base dei parametri stabiliti dagli Accordi collettivi nazionali e del rapporto ottimale tra medici e popolazione residente, aggiornato al 31 dicembre 2025, arriva dopo le proteste e le sollecitazioni emerse nei giorni scorsi in alcuni comuni lucani rimasti senza medici di famiglia, come nel caso di Accettura i cui cittadini sono andati in presidio davanti alla sede dell’Azienda sanitaria di Matera o di Moliterno dove il sindaco, da giorni, sta lanciando appelli anche via social per trovare medici.

Una situazione complessa, quella della carenza di camici bianchi, dunque, che ora si sostanzia anche in numeri che dimostrano tutta la sua criticità. “Il rafforzamento dell’assistenza primaria rappresenta una priorità della programmazione sanitaria regionale. Garantire una presenza adeguata di medici di famiglia e pediatri significa assicurare ai cittadini un accesso più semplice e tempestivo alle cure, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree interne della Basilicata, rafforzando il ruolo della medicina territoriale come primo presidio di salute per le comunità” rassicura l’assessore regionale alla Sanità, Cosimo Latronico, spiegando che la ricognizione delle carenze negli ambiti territoriali è “un passaggio necessario per avviare le procedure di assegnazione degli incarichi”. Ma al netto di questo la domanda che torna e ritorna è come far crescere il numero dei medici presenti in Basilicata, come affrontare le problematiche legate alla loro carenza. “Il censimento si fa ogni anno, si scorrono le graduatorie e si assegna ad ogni paese un medico. Della carenza dei medici sono dieci anni che si parla. Mancano, ma niente è stato fatto per risolvere il problema, per trovare soluzioni alternative” commenta il presidente dell’Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Potenza, Rocco Paternò, che porta ad esempio quanto fatto in altri territori. “In altre regioni danno una quota economIca maggiore, danno una casa in fitto per invogliare i giovani a stare in zone disagiate. In Basilicata, la Regione ha messo in atto le aggregazioni funzionali che non sono partire – aggiunge il presidente Paternò – Queste prevedono che ci sia un gruppo di paesi dove se manca un medico in un paese si sposta un medico di un altro. Questo, va bene in pianura ma non in zone di montagna dove diventa difficile spostarsi”. Per trovare soluzioni per il presidente dell’Ordine dei Medici di Potenza bisogna “parlare con tutti gli operatori” ed “aprire per sei mesi a tutti i medici, compresi quelli ospedalieri”. “Che si aumenti il numero dei pazienti per medico non è una soluzione. È spostare il problema di qualche mese: come fa un medico di famiglia ad occuparsi di 1800 pazienti. Bisogna discutere. Trovare una soluzione e concordarla” conclude Paternò ripetendo che “bisognerebbe rendere attrattiva la nostra Basilicata”. Le difficoltà della medicina territoriale e della carenza di medici, però, non sono questioni solo lucane. Il presidente dell’Ordine dei Medici e Chirurghi di Matera, Francesco Dimona, lo ribadisce con convinzione. “Sulla medicina territoriale il problema non è solo qui, è italiano. Abbiamo fatto scappare i buoi e vogliamo chiudere il cancello. In Italia si laureano medici in numero sufficiente ma poi vanno via perché basta superare il confine italiano e vengono pagati tre volte tanto - dice il presidente Dimona - Bisogna pagarli di più, bisogna dargli la possibilità di crescita. In Francia non si diventa primario a sessant’anni ma prima, se uno è bravo, è appassionato. Come la Francia, la Svizzera ed altre parti d’Europa”. Problematica è, poi, per Dimona, la situazione nei piccoli comuni. “Hanno un gran problema come il caso di Accettura. Lasciamo stare le situazioni tampone, non è quella la risoluzione del problema – aggiunge il presidente dell’Ordine dei Medici - La soluzione può essere l’aggregazione di medici che fanno ambulatorio insieme. Garantiscano la copertura per 24 ore e facilitano la medicina del territorio perché essendo al centro fanno il giro del comprensorio”. La “ricetta”, però, resta sempre la stessa: incentivare. “Dobbiamo incentivarli anche dal punto di vista economico, non dobbiamo essere miopi” conclude il presidente Dimona facendo riferimento anche agli italiani che si sono laureati all’estero e che potrebbero tornare.

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