ambiente e territorio

Idrocarburi, produzione in picchiata petrolio a meno 11%, gas a meno 40% in Basilicata

ANTONELLA INCISO

I numeri delle estrazioni petrolifere in Basilicata nell’anno appena trascorso sono caratterizzati dal segno meno. I sindacati chiedono il confronto in Regione con Eni, Total e Shell

Un calo della produzione dell’11% rispetto allo scorso anno ed impianti che, sul gas, lavorano al 40% delle loro potenzialità. I numeri delle estrazioni petrolifere in Basilicata nell’anno appena trascorso sono caratterizzati dal segno meno: meno barili estratti, meno gas prodotto. Secondo gli ultimi dati disponibili, infatti, nei primi nove mesi del 2025 sono state estratti 310mila barili di petrolio in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (passando da 2 milioni 790mila tonnellate del 2024 a 2 milioni 480mila tonnellate del 2025) con una variazione al ribasso di 8mila barili al giorno (dai 73mila barili al giorno del 224 ai 65mila barili al giorno del 2025).

Dati a cui si aggiunge sempre nel 2025 una contrazione del 7 per cento nelle estrazioni di gas naturale, passate dai 793 milioni di metri cubi del 2024 ai 735 milioni di metri cubi del 2025. Insomma, uno scenario complesso che solleva interrogativi sui riflessi occupazionali. Sui posti di quei 2500 addetti oggi impiegati. Posti di lavoro e commesse, dunque, che preoccupano, seppure con toni diversi, i sindacati che chiedono di “rilanciare il progetto estrattivo e non oli in Basilicata”. “Siamo sempre preoccupati sui livelli occupazionali a prescindere dal numero di barili estratti. Negli anni lo sfruttamento delle estrazioni in Basilicata ha consentito a tutte le parti di avere introiti milionari, quindi, anche nelle fasi altalenanti vanno garantiti i livelli occupazionali.

A prescindere dal numero di barili, Eni e Total , nel momenti più difficili, devono avere responsabilità sociale relativamente alle comunità ed ai territorio – sottolinea Gianni Galgano segretario della Uilm - Chiediamo un tavolo di confronto con le compagnie petrolifere per fare il punto della situazione. Bisogna cogliere da Eni e Total le nuove opportunità per diversificare l’asset. Ricordiamo che nel contratto di sito è previsto che siano le stesse compagnie petrolifere a creare, attraverso le compensazioni, nuovi insediamenti produttivi che garantiscano la salvaguardia occupazionale per la Val d’Agri e per l’intera Basilicata. Concludo, ribadendo che non può sussistere una relazione tra il numero dei barili estratti ed i posti di lavoro. Bisogna mantenere l’occupazione”. A lanciare l’allarme sulle commesse è, invece, il segretario della Cgil Potenza, Emanuele De Nicola. “È previsto dal protocollo di sito che bisogna fare investimenti produttivi non oil, alternativi alle estrazioni, ed una riqualificazione e riconversione degli addetti proprio per evitare che se dovessero cessare o diminuire, a tal punto, le estrazioni da non avere margine operativo, non si generi la perdita dell’occupazione. Le cose vanno fatte per tempo, i progetti vanno affiancati per fare transizione – commenta De Nicola - Su questo c’è un ritardo sia nella programmazione della Regione sia da parte delle compagnie petrolifere a tenere fede agli impegni per i quali era previsto che si facessero promotori. C’è un ritardo di anni rispetto a quando sono stati sottoscritti i protocolli. Il rischio vero è che le commesse, quando ci sono i cambi di appalto, sono sempre più al ribasso con una riduzione dei costi”. “Urge il tavolo con la Regione per fare il punto occupazionale sui progetti alternativi oltre a fare la fotografia attuale dei volumi estrattivi e le previsioni estrattive delle compagnie” aggiunge De Nicola. A guardare ad un orizzonte più lungo è, invece, il segretario del comparto chimici della Cisl lucana, Massimiliano Mincuzzi. “Nell’immediato non ci sono rischi, però nel lungo periodo se non sarà possibile garantire lo sblocco delle autorizzazioni per far continuare la produzione petrolifera potrebbe esserci dei riflessi. In ogni caso, è necessario fare il punto della situazione, anche con la con Regione, per fare delle scelte” conclude Mincuzzi.

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