Restivo, «bombardato » da accuse, ha avuto tante volte la possibilità di replicare, di spiegare, di raccontare, ma ha sempre affidato al suo avvocato Mario Marinelli il compito di centellinare qualche dichiarazione. E se è uscito allo scoperto (si fa per dire) attraverso frasi scritte su facebook, si è limitato a rispondere a non-domande, scivolando su banalità che indispettiscono: «Credevo che Elisa fosse ancora viva», «la stampa mi disgusta», «che vuole quel Di Giovanni» (l’avvocato che ha fatto riaprire il processo sull’omicidio di Jong Oki, la ragazza sudcoreana uccisa a Bournemounth nel 2002, ndr).
Del ricordo di Danilo su Elisa, francamente, non frega niente a nessuno. Esca davvero fuori dal suo guscio, la smetta di sentirsi al centro di un complotto, e risponda a questi interrogativi: è mai salito sul sottotetto della chiesa? Quella domenica di 17 anni fa c’è stato con Elisa? Perché non si è ancora sottoposto al test del Dna? Cosa ci faceva in giro in Inghilterra con una borsa dove dentro aveva gli stessi abiti che indossava, un paio di guanti e delle forbici? Lui non parla. E non parla nemmeno la moglie. Plagiata? In Italia c’è chi ipotizza che quella donna sia «prigioniera» di Danilo.
«Forse Fiamma ha paura di lasciare quell'uomo e di andarsene»: lo dice Priscilla Vaselli, 57 anni, matrigna di Fiamma, quasi sua coetanea. Secondo lei, da quando sta con Danilo è cambiata, si è incupita, ha tagliato i ponti con il resto della famiglia. «Fin dai primi giorni che lo ha conosciuto è diventata scostante con noi. Quando l’ho chiamata dopo aver letto notizie sul caso Claps - racconta Vaselli al settimanale Visto - mi ha invitata a non impicciarmi dei suoi problemi, a non ficcare il naso nella sua vita». Poche parole che, secondo la matrigna, sono dettate da una costrizione: «Non è tornata a Roma neppure per i funerali del padre. Ci disse che non aveva rinnovato il passaporto, ma mi sembra soltanto una scusa». [ma.bra.]
















