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Matera, va in manette alla consegna del pizzo

Non aveva una organizzazione criminale alle spalle. Arrestato in flagrante di Maurizio Altomonte, 50 anni, di Grassano. L’uomo, entrato e uscito dal carcere più volte per furto, rapina o la stessa estorsione, oltre alla associazione per delinquere, è caduto nella trappola tesa dalla Polizia proprio al momento di incassare una tangente. La vittima, un giovane imprenditore edile, che ha denunciato dopo sei mesi di ricatti
Matera, va in manette alla consegna del pizzo
DI EMILIO OLIVA

MATERA - Non aveva una organizzazione criminale alle spalle. «Solo la paura della vittima delle sue estorsioni lo aveva reso forte», dice Nicola Fucarino, dirigente della Squadra Mobile materana, il giorno dopo l’arresto in flagrante di Maurizio Altomonte, 50 anni, di Grassano. L’uomo, entrato e uscito dal carcere più volte per furto, rapina o la stessa estorsione, oltre alla associazione per delinquere, è caduto nella trappola tesa dalla Polizia proprio al momento di incassare una tangente.

La vittima, un giovane imprenditore edile, titolare di una piccola impresa, era stato minacciato più volte. Anche con una pistola puntata contro e alla presenza di familiari. «Ti sparo in testa davanti a tua madre», lo avrebbe avvertito Altomonte per fargli capire quali fossero le sue intenzioni. Il ricatto andava avanti da agosto, con la scusa di un lavoro che l’imprenditore avrebbe perso, danneggiando così il pregiudicato, muratore di professione, interessato al guadagno. E da agosto, per sei mesi, l’imprenditore avrebbe pagato quasi 15 mila euro, di cui 7 mila solo da gennaio. Fino a quando, l’altro giorno, ridotto allo stremo, ha avvicinato una pattuglia della Volante e ha parlato del suo inferno. Il racconto è proseguito negli uffici della Squadra Mobile, dove era stato invitato a rivolgersi, e prima che la sua denuncia fosse verbalizzata ha ricevuto una telefonata. Era Altomonte che gli intimava il pagamento di un’altra tangente di 3 mila euro. Gli uomini della Mobile non hanno esitato a convincere l’imprenditore a prestarsi al gioco e hanno studiato il piano di azione.

All’appuntamento, fissato alle quattro del pomeriggio, in un bar di piazza Matteotti, sono andati anche loro, a bordo di un’auto civetta e di un comune furgone, di quelli adibiti al trasporto del pane. Ma all’ultimo momento il ricattatore, non sentendosi tranquillo, evidentemente, ha cambiato idea e il luogo dell’incontro è stato spostato. Altomonte, al volante di un mezzo furgonato, avrebbe invitato la vittima a seguirlo in auto. I due hanno preso la direzione del borgo La Martella e hanno raggiunto Timmari. E qui l’operazione di consegna del denaro sarebbe andata per le lunghe. Perché l’imprenditore aveva con sè appena 600 euro e Altomonte pretendeva che si procurasse il resto del danaro. Di fronte a una serie di giustificazioni della vittima, alla fine si sarebbe rassegnato ad accettare i 600 euro. Le stesse banconote erano state in precedenza fotocopiate una per una dagli investigatori della Squadra Mobile e non appena l’imprenditore si è allontanato sono intervenuti per bloccare l’autore dell’estorsione e perquisirlo. In un’altra perquisizione, disposta questa volta a domicilio, gli agenti di polizia hanno rinvenuto la pistola, un revolver 38 special fornito di munizioni. L’arma, con matricola abrasa, era nascosta in una cassapanca che si trovava nel garage dell’abitazione. Rinvenuta anche un’agenda fitta di nomi, una quindicina, che apparterrebbero ad altri imprenditori sotto estorsione, e di cifre di denaro. Ma gli euro erano indicati come cavalli. Migliaia, in genere. Troppi per essere veri. Arrestato con l’accusa di estorsione continuata e aggravata e porto illegale di arma clandestina, Altomonte è stato associato alla casa circondariale di via Cererie, a disposizione del pubblico ministero Valeria Farina Valaori che coordina le indagini.

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