Venerdì 14 Dicembre 2018 | 01:17

Sanremo, Arisa: io simbolo di riscossa per i giovani lucani

di LUCIO PALAZZO 
Arisa, ovvero Rosalba Pippa classe 1982, da Pignola (6.500 anime in provincia di Potenza), domani sarà sul palco dell'Ariston con Malamorenò, un titolo che riporta al grande classico lanciato nel '42 da Alida Valli nella pellicola Stasera niente di nuovo. Cosa le hanno detto i suoi amici lucani prima di partire? «Fanno il tifo per me perché dalla Basilicata è difficile emergere e i giovani lucani come me pensano, guardandomi, che farcela è possibile. Se ce l'ho fatta io, possono farcela tutti»
Sanremo, Arisa: io simbolo di riscossa per i giovani lucani
«Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti» è il mantra che Arisa, ovvero Rosalba Pippa classe 1982, da Pignola (6.500 anime in provincia di Potenza), ripete appena uscita dalla parrucchiera 48 ore prima del Festival. Suona simile al titolo del primo disco di Checco Zalone (una delle cose che, se ci fate caso, accomuna i due giovani esplosi sull’asse apulo-lucano). Arisa sarà sul palco dell’Ariston con Malamorenò , un titolo che riporta al grande classico lanciato nel ’42 da Alida Valli nella pellicola Stasera niente di nuovo. Il 19 febbraio nei negozi l’a lbum. 

Rosalba canterà con il trio delle Sorelle Martinelli (simil Trio Lescano), poi duetterà con Lino Patruno e viene da 12 mesi di concerti dal vivo in cui ha saltellato allegra fra cover del Quartetto Cetra e successi di Lelio Luttazzi (con lei nella città dei fiori lo scorso anno quando la giovane lucana vinse nella categoria Giovani). Una piccola Amelie dell’ital-swing che ha sciolto l’enigma (ci è.... non ci fa!) e che vive in equilibrio instabile fra 2010 e gli anni ‘40/50. Perché? 
«Il jazz e lo swing sono una maniera così civile di intendere la musica – dice Arisa – anche i testi erano più belli. Nelle parole di Malamorenò ho voluto parlare dei valori a cui sono più legata. L’amore è l’unica cosa che ci resta». 
Sembra la descrizione di un dopo-apocalisse.
 
«Siamo bombardati da cose negative. Spesso la reazione è rinchiuderci in noi stessi e non uscire di casa. L’amore invece è gratis. Per amore io potrei andare sulla luna e tornare in un solo giorno». 
Lei, cresciuta nella campagna lucana, ha sempre affermato l’importanza di alcuni valori. Cosa pensa del caso Morgan (escluso per aver affermato di far uso «terapeutico» di stupefacenti) ? 
«Morgan ha fatto e fa bene alla musica italiana. Ha portato una forte innovazione in questo campo e per questo lo apprezzo. Il resto non mi interessa. Ho trovato esagerato escluderlo dal Festival di Sanremo. Sarebbe venuto qui per cantare: questo non è un reality show sulla vita di Morgan». 
Ha detto che la droga può fare bene. 
«Intanto siamo sicuri che lo ha detto? Nelle interviste può succedere di tutto. Io dividerei il fatto musicale dalla vita privata». 
Un anno fa lei vinse fra i giovani e divenne la rivelazione dell’anno. Dodici mesi vissuti pericolosamente? 
«Un anno bellissimo che mi ha fatto riflettere. Vorrei essere più attenta, farmi rispettare di più. A volte, come si dice, vorrei “tirar mela”».
Il 19 esce l’album «Malamorenò». 
«Parlo di pace, di poesia, di attaccamento alla vita. La musica è delicata, i suoni sono retrò ma sono molte le incursioni nel territorio degli arrangiamenti contemporanei. La dimostrazione che fra passato e presente non c’è per forza un muro. L’ho scritto con Giuseppe Anastasi, mio autore» (e compagno n.d.r. ). 
Gli amici di Pignola cosa le hanno detto questa volta prima di partire? 
«Una cosa bellissima. Mi hanno detto che io li rappresento. Il concerto che ho fatto a Pignola è stato emozionante. Io rappresento la favola del brutto anatroccolo che diventa cigno: facevo l’estetista ed ora sono qui. Fanno il tifo per me perché dalla Basilicata è difficile emergere e i giovani lucani come me pensano, guardandomi, che farcela è possibile. Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti».
di LUCIO PALAZZO

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