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Scorie nucleari un parco-sito che ricorda l'Itrec lucano

di GIOVANNI RIVELLI 
Nessun sito nel decreto legislativo del Governo sul nucleare, nessun «identikit» di sito, e la Basilicata resta con il fiato sos peso. E così si va avanti con il «totolocalizzazione», mentre si analizzano, in particolare, le modalità con cui si arriverà alla localizzazione e il grado di coinvolgimento delle amministrazioni locali. E nel decreto salta subito all’occhio l’ipotesi di creazione di un deposito nazionale realizzato in un più ampio Parco tecnologico che conterrà anche un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari. Qualcosa che suona sinistro in Basilicata
• Nucleare: i sindaci del Metapontino pronti alla guerriglia
Scorie nucleari un parco-sito che ricorda l'Itrec lucano
di GIOVANNI RIVELLI

Nessun sito nel decreto legislativo del Governo sul nucleare, nessun «identikit» di sito, e la Basilicata resta con il fiato sos peso. E così si va avanti con il «totolocalizzazione», mentre si analizzano, in particolare, le modalità con cui si arriverà alla localizzazione e il grado di coinvolgimento delle amministrazioni locali. E nel decreto salta subito all’occhio l’ipotesi di creazione di un deposito nazionale realizzato in un più ampio Parco tecnologico che conterrà anche un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari. 

Qualcosa che suona sinistro in Basilicata non solo perchè già individuata (nel 2003) come sito unico delle scorie ma anche perchè in regione già esiste un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari, ossia l’Itrec di Rotondella. In quell’impianto, nato per il riprocessamento del combustibile irraggiato e la rifabbricazione remotizzata del nuovo combustibile, è già stata realizzata l’installazione Sirte (Sistema Integrato per il Rilancio e Trattamento Effluenti) che, insieme alla macchina MoWa (MObile WAste) ha effettuato, tra il 1995 e il 1997, la solidificazione mediante cementazione di 80 metri cubi di rifiuti radioattivi liquidi a bassa attività e, dopo alcuni adeguamenti, ha effettuato successivamente la cementazione dei rimanenti rifiuti liquidi, inclusi quelli a più elevata radioattività. Considerato che il decreto approvato ieri un parco con «strutture comuni per i servizi e per le funzioni necessarie alla gestiuone di un sistema integrato di attività operative, di ricerca scientifica e di sviluppo tecnologico, di infrastrutture tecnologiche per lo svolgimento di attività connesse alla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile irraggiato», o la Baislicata «perderà» l’Itrec, o «guadagnerà», il sito unico. E, qualunque sia la sorte, alla fine non avrà l’ultima parola. 

La procedura individuata prevede che il Ministero dello Sviluppo Economico sottoponga l’ipotesi alla Regione interessata, che, a sua volta, deve sentire il Comune. Ma se non si raggiunge l’intesa in 60 giorni, si provvede alla costituzione di un Comitato interistituzionale che deve cerca di definire l'accordo in altri 60 giorni. E se accordo non c’è anche ora, si procede con un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata. Il quale, solo tra i ministri, non potrà far molto. 

E il complesso di previsioni già fa discutere. «Possiamo vedere le similitudini con varie realtà - dice il sen. Filippo Bubbico (Pd) - questo significa alzare al massimo la nostra sorveglianza perchè ciò non accada dal momento che il parco tecnologico dovrebbe ospitare in via “provvisoria” per alcune centinaia di anni rifiuti di terza categoria. Sono rifiuti che decadono in 300mila anni e l’ubicazione sarebbe provvisoria in termini geologici, ma permanente in termini umani. E poi di fatto sarebbe un’azione forzosa perchè, nella scelta dei siti, si attiva procedura che non tiene in alcun conto la posizione delle Regioni. Ma io ho fiducia che l’azione avviat adalla Basilicata con altre 11 Regioni per bloccare l’ef ficacia della legge per evidente incostuzionalità abbia successo». Di tutt’altro registro il parere del sen. Cosimo Latronico (Pdl). 

«Non facciamo “totolocalizzazioni” sulla base di nessun presupposto - dice - se stiamo persone serie, che stiamo agli atti, il governo nazionale ha fatto una scelta, che il 30% dell’energia deve venire dal nucleare. La seconda scelta è quella di costruire un percorso per giungere alla definizione dei siti, con una procedura che coinvolga tutti gli interessi e le autonomie locali, riservandosi la potestà che la costituzione riconosce allo Stato. Immagino che non ci saranno imposizioni, prevaricazioni. Ma la competenza è chiaramente statale, per questo ha impugnato alcune leggi regionali, perchè è materia che attiene alla sicurezza nazionale». 

Un tema su cui obietta il segretario regionale Cgil, Antonio Pepe, indicando la decisione del Governo di impugnare le leggi regionali come «un atto di prepotenza, anche perchè, secondo la Costituzione, si tratta di una materia concorrente tra Stato e Regioni». E sulla stessa linea si schiera anche il segretario regionale del Pd, Roberto Speranza: «È preoccupante - dice - la scelta del governo di impugnare la legge regionale lucana che prevede l'impossibilità di installare impianti di produzione elettronucleare e di stoccaggio dei rifiuti senza una preventiva intesa».

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