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Troppi gli invalidi in auto a Matera

Sono circa 1300 i contrassegni per la sosta. Il numero delle autorizzazioni è superiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello di Potenza, comune che ha almeno 10.000 abitanti in più ed una mobilità urbana sicuramente più difficile. La normativa prevede che il contrassegno vada utilizzato in base alle necessità del disabile, a prescindere dall’autoveicolo. Ma questo è verificabile se la vettura è in movimento
Troppi gli invalidi in auto a Matera
di Emilio Salierno

MATERA - Sono circa 1300 a Matera i contrassegni auto per la sosta degli invalidi. Il numero delle autorizzazioni è superiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello di Potenza, comune che ha almeno 10.000 abitanti in più ed una mobilità urbana sicuramente più difficile.

La normativa per i pass auto prevede che il contrassegno vada utilizzato in base alle necessità del disabile, a prescindere dall’autoveicolo. Ma questo è verificabile se la vettura è in movimento o in fase di parcheggio, cioè quando il vigile può riscontrare la congruità tra la certificazione e i passeggeri trasportati. Impossibile farlo quando l’auto è parcheggiata perchè in quel momento si può controllare solo la regolarità formale del documento.

In altre città utilizzano il pass con il microchip, che permette la lettura anche attraverso il vetro, dunque un modo per scoraggiare gli abusi (accade, ad esempio, a Parma, città di 160 mila abitanti e solo 2860 pass).

Gli spazi eventualmente occupati dai non invalidi vengono negati ai veri disabili (in possesso del pass di un parente) che spesso devono fare il giro del mondo per trovare un parcheggio giallo.

«La gestione delle autorizzazioni per invalidi dovrebbe richiede attenzione e rigore – dice Pio Abiusi, portatore di handicap e cittadino molto attivo nelle battaglie civili – non già per penalizzare chi veramente ne ha diritto ma per evitare abusi specie da parte dei familiari del disabile. Nel regolamento per l’esecuzione del Codice della strada, circa la concessione del “contrassegno invalidi”, si fa riferimento ad una capacità di deambulazione sensibilmente ridotta. Solo quelli che, purtroppo, presentano patologie tali ne avrebbero diritto. Di contro, un invalido riconosciuto tale al 100 per cento e con indennità di accompagnamento potrebbe non presentare quelle caratteristiche utili al rilascio della certificazione. Le valutazioni dovrebbero essere fatte anche sullo stato effettivo di autonomia perché, probabilmente, la persona assolutamente non autonoma non ha bisogno del pass perché la sua mobilità sul territorio è, purtroppo per lei, inesistente ed è quello il momento in cui i parenti, avendo il contrassegno, potrebbero farne un uso non corretto».

La lotta all’abuso è possibile, va fatta, ma è complessa.

«Servirebbe una più puntuale concertazione tra gli uffici del Comune e l’Asm – aggiunge Abiusi – è necessaria affinché, a cadenza mensile, venga aggiornato l’elenco dei contrassegni in circolazione in base ai decessi, eliminando così sul nascere una delle possibili occasioni di abuso. Va incrementata l’azione di lotta all’abusivismo».

E poi ci sono i turisti, e tra loro anche i disabili. Non di rado arrivano in città con autovetture che trasportano portatori di handicap e quando non trovano liberi i parcheggi riservati occupano quelli nelle strisce blu. Se non pagano il ticket, però, vengono multati dagli ausiliari del traffico perché in città non è prevista questa concessione che le amministrazioni comunali di molte città italiane prevedono.

L’iniziativa del Comune di Parma, cioè sostituire gli attuali contrassegni con quelli dotati di micro chip antifalsificazione, potrebbe essere un esempio da seguire. «Lì, tra l’altro – sottolinea Pio Abiusi – hanno adottato il contrassegno europeo, mentre il nostro vale solo per l’Italia».

Tina Rondinone, medico di base, spesso ha sollevato la questione dei pass anche quando era presidente della Commissione provinciale per le politiche sociali. «Abbiamo numerosi pazienti che vengono a chiederci il rilascio o il rinnovo del certificato che attesti che non sono in grado di deambulare per lunghi tratti di strada. Spesso sono persone con un grado di invalidità anche dal 50 per cento al 75 per cento, e noi non possiamo negare il certificato che a loro poi è utile per ottenere il pass. Credo che in questi casi, invece, debba intervenire direttamente la commissione invalidità dell’Asm, più che noi medici, che dovrebbero invece occuparsi dei casi di invalidità più gravi».

C’è poi il problema del controllo dei deceduti.

«C’è gente che continua ad utilizzare le strisce gialle sotto casa e il pass mentre il parente disabile è deceduto. Il Comune deve controllare».

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