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Giovane lucano «Sono papà, ma non mi è permesso»

di GIOVANNI RIVELLI
Lui è un operaio precario e, mentre il padre stava morendo, la sua donna ha scoperto di essere in dolce attesa. Il bimbo è nato, ma il papà non ha potuto vederlo. La compagna gli nega di vedere e riconoscere il figlio senza matrimonio. «Non permette nemmeno agli amici comuni di fare una foto»
Giovane lucano «Sono papà, ma non mi è permesso»
di GIOVANNI RIVELLI  

Storie di paternità negata. Storia di un ragazzo e una ragazza che, fidanzati da tempo, si trovano ad avere un figlio. Storia di lui che perde improvvisamente il padre, che quel matrimonio non lo vuole affrontare in tempi brevi. Storia di lei che, con la sua famiglia, decide di non far riconoscere il bambino che verrà al padre «senza il matrimonio», di non farglielo vedere. È una storia senza nomi (per tutelare il bimbo) quel dramma che si vive in un paese della Basilicata nord, al confine con la Puglia. 

«Voglio vedere mio figlio - dice Claudio - sapere che c’è è l’unica gioia della mia vita da quando ho perso mio padre. Ma la mamma non vuole». Claudio è un operaio precario del polo dell’auto di Melfi. Ma coi non molti soldi che guadagna ha messo a posto la casa dei genitori e ha chiesto alla sua fidanzata di andare a vivere insieme. «Non mi sentivo di sposarmi subito dopo la morte di mio padre, potevamno dare comunque una famiglia a nostro figlio, ho accettato di fare subito le pubblicazioni, e le abbiamo fatte, ma per sposarci più in là. Lei non ha voluto. Con la sua famiglia ha deciso che o ci sposavamo subito o quel figlio non lo avrei nemmeno visto».

I rapporti, a fine della scorsa estate, diventano tesissimi e i due iniziano a non vedersi più. Di fronte alla chiusura di lei, «mi ha anche minacciato di far adottare mio figlio a un altro uomo, mi ha mandato degli sms in cui diceva questo», Claudio le fa scrivere da un avvocato. In termini legali si chiama «diffida», ma ciò che chiede è di «fornire le dovute informazioni in merito a tempi e luogo della imminente nascita del bambino», invitando la madre «ad abbandonare il proposito di dare in adozione il nascituro, consentendo il riconoscimento del padre al momento della sua nascita». 

Ma la storia non è andata così. «Il bambino è nato - racconto Claudio - ma ancora non l’ho visto. Addirittura, quando la va a trovare qualche amico comune, non fa scattare nemmeno una foto col telefonino, per evitare che io possa vederlo anche in immagine. La condizione è sempre la stessa: sposarsi subito. Ma dopo quello che è successo i miei dubbi sono aumentati. Ho paura di una donna capace di far questo, dovremmo prima ricostruire la nostra storia, potremmo provarci, vorrei farlo. Vorrei provare a vivere con lei, con mio figlio, a costruire una storia felice. Ma lei e la sua famiglia non vogliono». 

La questione, ora, si trasferisce al Tribunale dei Minori. Una richiesta di riconoscimento del figlio su cui dovranno decidere i giudici. «Non è solo un diritto mio - dice il padre naturale - è un diritto anche del bambino. Ha diritto a entrambi i genitori. Io non voglio rinunciare a mio figlio, sono felice che ci sia anche se non l’ho visto. E non è giusto che lui debba rinunciare a me».

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