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Una lettera di Allam  «Io amo la Lucania  e mi metto in gioco»

L’eurodeputato e giornalista egiziano spiega le ragioni della sua candidatura in Basilicata. «Ecco perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia». Uniamoci pertanto e diciamo a viva voce: «Sì! Noi siamo i Lucani e ce la faremo!»
• Lunedì a Potenza la presentazione ufficiale
Una lettera di Allam  «Io amo la Lucania  e mi metto in gioco»
Cari amici e care amiche del popolo lucano, circa quaranta anni fa arrivai in Italia per conseguire la laurea in Sociologia all’università di Roma. Mi innamorai subito della bellezza naturale della nostra patria e della bontà d’animo dei nostri connazionali, scegliendola come la mia grande casa per la profonda sintonia con i principi e gli ideali che danno un senso alla vita, al punto da ritrovarmi a dire a viva voce “Io amo l’Italia”e di essere onorato ed orgoglioso di essere italiano. Oggi per uno di quei casi che non sono mai fortuiti e che per un credente celano la mano della Divina Provvidenza mi ritrovo ad essere affascinato dalla vostra terra, che ha il dono di riassumere quanto di più prezioso abbia l’Ita - lia nell’offerta naturale di mari, laghi, monti, colline e pianure, così come ha saputo custodire a dispetto delle avversità una genuinità che è propria di chi coltiva una solida fede, ha a cuore la dignità della persona, considera centrale la famiglia naturale, è fedele alla tradizione della propria comunità. 

Ecco perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia. Purtroppo c’è un abisso tra la realtà della Lucania e dei lucani e quella dell’insieme della classe politica che l’amministra. La sinistra, che da un ventennio ha imposto un potere egemonico grazie alla quota pro-capite di assistenzialismo più alta d’Italia, e la destra che è sostanzialmente connivente con una dirigenza preoccupata esclusivamente del proprio tornaconto personale, sono riusciti a realizzare il paradosso che fa sì che, da un lato, la Lucania sia potenzialmente la regione più ricca d’Italia e, dall’altro, i lucani siano tra le popolazioni più povere d’Italia. Questa classe politica sta provocando la rovina della Lucania sperperandone le ricchezze naturali il cui sfruttamento arricchisce una casta, danneggia l’ambiente e nuoce alla salute dei cittadini; così come sta portando al suicidio demografico e della civiltà dei lucani a causa dell’in - debolimento della famiglia naturale, il calo del tasso di natalità, l’invecchiamento della popolazione, la crescita della disoccupazione e la fuga forzosa di migliaia di giovani in cerca di migliori condizioni di vita. 

Ebbene cari amici e care amiche del popolo lucano, da quando il «caso» mi ha portato qui in mezzo a voi, ho provato nel corso degli anni una particolarissima emozione che solo una realtà straordinaria è in grado di suscitare. Ed oggi che molti amici mi chiedono di contribuire al riscatto civile e politico della Lucania, percepisco questo invito come un segno da cogliere, una chiamata da seguire, una missione da adempiere. Tocco con mano il desiderio incontenibile di cambiamento della stragrande maggioranza dei lucani che sono stanchi e nauseati dell’autoritarismo, della corruzione, del clientelarismo, del parassitismo, dell’immobilismo e del menefreghismo di una classe politica che è di fatto diventata straniera agli occhi della propria gente, lontanissima dai problemi reali con cui ci si confronta giorno dopo giorno. Sento vibrare forte nell’animo dei lucani la voglia di riprendere in mano il timone del proprio destino, per orientare questa casa comune nella direzione del porto certo del bene comune e dell’interesse generale. 

Pertanto sulla base di una profonda convinzione sono fortemente determinato a contribuire alla rinascita della speranza, partecipando alla causa comune del popolo lucano al riscatto della propria dignità, per assicurare che ciascuno di noi possa essere pienamente se stesso in casa propria, salvaguardando un futuro migliore per i nostri figli e nipoti. Cari amici e care amiche del popolo lucano, È arrivata l’ora di agire, di far sentire la propria voce, di uscire allo scoperto superando l’apatia, la rassegnazione e il disfattismo! Chi tace quando in ballo ci sono la vita propria e dei propri figli, quando sono messi a repentaglio i valori non negoziabili fondanti della nostra comune umanità, non si limita solo a subire l’arbitrio altrui ma si rende connivente con il proprio aspirante carnefice. Non possiamo più continuare a tacere e non dobbiamo più continuare a subire! Rivolgo un accorato appello a tutte le persone di buona volontà che certamente si trovano a destra, al centro e a sinistra, a tutti coloro che hanno ormai smesso di votare e coloro che non sono mai andati a votare perché hanno perso o non hanno mai avuto fiducia nell’insieme di questa classe politica: uniamoci per promuovere un autentico cambiamento della cultura politica, affinché la politica corrisponda effettivamente al servizio della collettività; uniamoci per salvare la Lucania dalla distruzione e per riscattare i lucani dal suicidio demografico, sociale e civile; uniamoci per promuovere un nuovo modello di sviluppo che s’ispiri all’economia sociale di mercato che mette al centro la dignità della persona e persegue il bene comune, e per edificare un nuovo modello di convivenza fondato sui valori e sulle regole che sono il fondamento della tradizione millenaria del popolo lucano. Se tutti insieme innalzeremo il vessillo di «Io amo la Lucania», noi ce la faremo! Se tutti noi ci ribelleremo a questa classe politica che tratta la Lucania come se fosse una colonia africana da depredare e saccheggiare lasciando i lucani poveri e sottomessi, noi ce la faremo! 

Uniamoci pertanto e diciamo a viva voce: «Sì! Noi siamo i Lucani e ce la faremo!». Cari amici e care amiche del popolo lucano, è con questo messaggio che vi comunico che accetto l’invito rivoltomi da tante persone di buona volontà a candidarmi alla Presidenza della Regione Basilicata come indipendente a capo della mia lista «Io amo la Lucania».

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