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La Fiat dismette il servizio navetta L’Asi: «Con sacrificio tocca a noi»

Trasporti ancora nell’occhio del ciclone. Sono quelli che riguardano i lavoratori che da Potenza devono raggiungere l’area industriale di San Nicola di Melfi. E mentre il Consorzio industriale della Provincia di Potenza, subentrando alla Fiat, si farà carico del servizio di trasporto degli addetti che dalla stazione ferroviaria di San Nicola di Melfi devono raggiungere l’area industriale, una trentina di operai potentini autofinanziano un pullman. Ma vengono bloccati dalla polizia
La Fiat dismette il servizio navetta L’Asi: «Con sacrificio tocca a noi»
di Antonio Massaro

SAN NICOLA DI MELFI - Trasporti ancora nell’occhio del ciclone. Sono quelli che riguardano i lavoratori che da Potenza devono raggiungere l’area industriale di San Nicola di Melfi. E mentre il Consorzio industriale della Provincia di Potenza, subentrando alla Fiat, si farà carico del servizio di trasporto degli addetti che dalla stazione ferroviaria di San Nicola di Melfi devono raggiungere l’area industriale, una trentina di operai potentini autofinanziano un pullman «per avere - dicono - condizioni di viaggio più umane». Ma vengono bloccati dalla polizia. Intanto l’Asi definisce «ingiustificabile» la decisione della Fiat di non sostenere più i costi (circa 30 mila euro) per il trasporto dei lavoratori dallo stabilimento di Melfi allo scalo ferroviario. Sta di fatto che il presidente del Consorzio, Ernesto Navazio, ha annunciato che l’Asi «sosterrà comunque il servizio, nonostante la non facile situazione finanziaria dell’ente».

Il collegamento tra l’area industriale di Melfi e la stazione ferroviaria è stato finanziato dalla Fiat dal 1997 fino al dicembre 2008, con il trasferimento dei fondi al Consorzio Asi. II gruppo torinese annunciò poi di sospendere la concessione delle risorse dal primo gennaio 2009, «per la nota crisi economica del comparto automobilistico». Il tutto con disagi a non finire per i lavoratori. La vicenda fu risolta, anche con l’intervento dell’assessorato regionale alla mobilità, dividendo i costi necessari, circa 60 mila euro, tra la casa automobilistica e il Consorzio. Ma a seguire l’azienda automobilistica ha fatto marcia indietro. Questo per Navazio è stato come «una porta sbattuta in faccia

La sospensione del servizio, ha detto il commissario dell’Asi, Ernesto Navazio, «ricadrebbe sui lavoratori, a cui mancherebbe un servizio fondamentale, con un danno anche per il Consorzio, che da tempo è alle prese con problematiche finanziarie che sta cercando di risolvere». Tornando ai lavoratori che si sono autofinanziati con un abbonamento settimanale di 20 euro. «Non vogliamo far concorrenza a nessuno - dice Eugenio Damiano - visto che ci hanno mandato anche la polizia a controllare il vettore, tanto che ieri il pullman non è partito e siamo stati costretti a organizzarci con auto private. Vogliamo un pullman privato, per questo chiedendo anche l’aiuto economico a Provincia e Regione, per avere condizioni di viaggio più umane. Non va dimenticato che noi lavoratori da 15 anni facciamo avanti e indietro con il servizio di Trenitalia con tempi dilatati a dismisura, attese interminabili in posti senza pensiline e alla mercè delle avverse condizioni atmosferiche».

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