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Carcere di Potenza c'è amianto ma solo alcuni sanno

di MASSIMO BRANCATI 
Preoccupano le condutture dell’impianto di riscaldamento che sarebbero rivestite con un materiale isolante «fuorilegge». La Uilpa accusa l’amministrazione penitenziaria: «Perché non ci hanno informato?»
Carcere di Potenza c'è amianto ma solo alcuni sanno
di MASSIMO BRANCATI 

Non solo sovraffollamento. Non solo carenza di organico. Nel carcere di Potenza si deve fare i conti anche con la presenza di amianto, materiale ritenuto cancerogeno. Percorrendo il lungo corridoio al piano seminterrato, sul soffitto si notano le condutture dell’impianto di riscaldamento. Condutture rivestite con materiale isolante, oggi assolutamente «fuorilegge». La denuncia è di Donato Sabia, segretario provinciale della Uil penitenziari che rileva come in corrispondenza del primo varco, posto a controllo dell’accesso al reparto, denominato «Terzo cancello», lavori 24 ore su 24 il personale di polizia penitenziaria. 

«Qui - dice - il rivestimento protettivo risulta fortemente degradato e sfibrato per un lungo tratto, per cui, avevamo suggerito l’esecuzione di analisi chimico fisiche per escludere la presenza eventuale di amianto». La denuncia risale a un anno fa. Nessuna risposta. Ma l’organizzazione sindacale, nei giorni scorsi, è venuta a sapere che l’amministrazione penitenziaria aveva gìà fatto analizzare il materiale tra il 2006 e il 2007. E le analisi avevano confermato la presenza di amianto. «Se così fosse - tuona Sabia - la situazione è veramente grave. A distanza di quasi 3 anni non si è ancora provveduto alla bonifica della zona, lasciando il personale di polizia penitenziaria ai rischi connessi all’esposizione all’amianto durante il lavoro, ignorando le precauzioni imposte dalle leggi. Un errore pesante da parte dell’amministrazione - aggiunge il sindacalista - che ha l’obbligo nell’immediatezza di ridurre al massimo i rischi. Il datore di lavoro è garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità dei prestatori di lavoro disposto dall’art. 2087 del codice civile». La Uilpa stigmatizza il silenzio dell’amministrazione penitenziaria su una questione di estrema importanza: «È stata nascosta al personale la verità sulla presenza di amianto. Forse - sottolinea il sindacato - per paura di ritorsioni e scioperi da parte dei lavo rat ori». 

Al danno potrebbe aggiungersi la beffa. La Uilpa ha appreso che l’ammi - nistrazione penitenziaria avrebbe chiesto e ottenuto un sostegno economico dalla Regione, «ma l’eccessiva burocrazia rischia di far perdere i fondi ritardando ulteriormente i lavori di bonifica». Al di là di questioni puramente economiche, ciò che preoccupa maggiormente il sindacato sono i rischi per la salute dei poliziotti penitenziari: «Abbiamo inviato una nota al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, al Provveditore Regionale e al direttore dell’Istituto - dice Sabia - per chiedere una soluzione al problema. I lavoratori hanno diritto ad essere informati sulla presenza di amianto». Ne va di mezzo la loro incolumità. L’esposizione alle fibre di amianto, lo ricordiamo, è associata a malattie dell’apparato respiratorio (a cominciare dai tumori) che possono insorgere dopo venti, tre anni, mentre alcune patologie minori, ma comunque impattanti, possono verificarsi anche per esposizioni a basse dosi.

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