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A Calvera si fatica a comprare il pane

Nei piccoli comuni i servizi commerciali presenti si possono contare sulle dita di una mano. E così capita che, quando uno di questi esercizi commerciali chiude, l’assenza si avverta in maniera sicuramente più acuta. E quando si tratta di un negozio che vende prodotti alimentari questa assenza è triplicata. Succede, così, che la chiusura di un negozio di generi alimentari si trasformi in qualcosa di più che in una croce
A Calvera si fatica a comprare il pane
di Mariapaola Vergallito

CALVERA - Nei piccoli comuni i servizi commerciali presenti si possono contare sulle dita di una mano. E così capita che, quando uno di questi esercizi commerciali chiude, l’assenza si avverta in maniera sicuramente più acuta. E quando si tratta di un negozio che vende prodotti alimentari questa assenza è triplicata. Succede, così, che la chiusura di un negozio di generi alimentari nel comune di Calvera (sulla carta 420 abitanti) si trasformi in qualcosa di più che in una croce posta su un’attività che non c’è più. Tutto comincia alla fine del 2009. Il 31 dicembre la titolare del negozio di alimentari di Calvera decide di chiudere l’attività. In pensione da qualche anno, gestiva l’unico negozio in grado di fornire prodotti freschi, non imbustati, salumi, soprattutto. Per altre tipologie di generi alimentari (pasta, pane o cibi in scatola) esiste un altro punto vendita che fornisce anche tabacchi. Non riusciamo ad incontrare la diretta interessata, che, apprendiamo essere restia a raccontare a mezzo stampa una «storia normale, di un negozio chiuso perché la titolare è andata in pensione».

In merito a questa vicenda, però, abbiamo sentito il sindaco del Comune, Giuseppe Libertella. «Il negozio di alimentari ha chiuso - conferma - non per l’impossibilità di farlo sopravvivere economicamente ma perché, effettivamente, la signora è andata in pensione. Inizialmente aveva deciso di cedere il negozio alla figlia, ma poi ha deciso di chiudere». Ma la chiusura del negozio di piazza Vittorio Emanuele tiene banco anche da un altro punto di vista. Per capire di cosa si tratta ne parliamo con la titolare di uno dei due bar del paese, Rosa Faillace.

«Uno dei servizi offerti da sempre nel nostro bar - dice la signora - è la vendita dei panini. Lo abbiamo sempre fatto. Quando, a fine anno, è venuto a mancare il negozio di alimentari i clienti sono venuti da noi a chiederci di poter acquistare gli affettati sfusi. È stato un servizio che abbiamo deciso di offrire solo ed esclusivamente per necessità e per evitare che i cittadini, perlopiù anziani, dovessero pagare qualcuno per recarsi nei paesi vicini per comprare un etto di prosciutto».

«Il bar non ha la licenza adatta - controbatte il sindaco - e per questo non potrebbe attrezzarsi a negozio di insaccati». «Abbiamo due licenze - ribatte la donna - ma noi non vogliamo diventare un negozio di alimentari. E se qualcuno aprisse un altro punto vendita saremmo contenti. Abbiamo solo fatto fronte ad un problema sorto proprio in un periodo, Natale, durante il quale a Calvera c’era un po’ più di gente».

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