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Lucani, popolo  di «bamboccioni»

di MASSIMO BRANCATI
L’ex ministro Padoa Schioppa li aveva definiti «bamboccioni». Oggi il ministro Renato Brunetta addirittura parla di una legge che «costringa» i figli a lasciare la casa dei genitori a 18 anni. Una ricerca dell’Istituto lard, in particolare, ha dimostrato che su 2.500 giovani lucani tra i 25 e i 29 anni, più della metà (57,3%) vive ancora con i genitori. Non si tratta sempre di una necessità economica, né del ritorno a una famiglia di tipo patriarcale. Secondo i sociologi dell'Istituto, invece, è il risultato di una società permissiva e consumista che non riesce più a soddisfare le aspettative dei giovani
• Vivere da soli? «Non ci conviene»
Lucani, popolo  di «bamboccioni»
di MASSIMO BRANCATI

L’ex ministro Padoa Schioppa li aveva definiti «bamboccioni». E invitò i giovani tra i 20 e i 30 anni a tagliare il cordone ombelicale che li lega alle famiglie d’origine. Di qui la proposta di un aiuto di mille euro l’anno per i ragazzi che prendono una casa in affitto. Oggi il ministro Renato Brunetta addirittura parla di una legge che «costringa» i figli a lasciare la casa dei genitori a 18 anni. 

Una provocazione, quella del ministro «tascabile» che ha scatenato un polverone di polemiche e che nasce sulla scia di una sentenza del tribunale di Bergamo che ha condannato un artigiano di 60 anni a pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni, ma da 8 fuori corso all’università. Brunetta punta il dito contro i genitori, chiamati a fare «mea culpa» per aver dato vita a un sistema e un’organizzazione sociale che penalizza i giovani. 

Ma è proprio così? I pareri raccolti dalla Gazzetta non sono convergenti in una regione, la Basilicata, che dati stastistici alla mano, registra un alto numero di over 25 «aggrappati» ancora alle rispettive famiglie. 

Una ricerca dell’Istituto lard, in particolare, ha dimostrato che su 2.500 giovani lucani tra i 25 e i 29 anni, più della metà (57,3%) vive ancora con i genitori. Non si tratta sempre di una necessità economica, né del ritorno a una famiglia di tipo patriarcale. Secondo i sociologi dell'Istituto, invece, è il risultato di una società permissiva e consumista che non riesce più a soddisfare le aspettative dei giovani per i quali la famiglia diventa un rifugio. Sono più gli uomini che le donne (67.4% contro 45.9%) i «mammoni» di Basilicata. Un dato che riporta al vecchio luogo comune che se una donna non si sposa è un’ acida «zitelIa», mentre l'uomo è un buon «vitellone». Un pregiudizio superato in molte società, ma che nell' area mediterranea è ancora molto sentito, tanto che fra Ie «mammone» intervistate nell’ambito della ricerca molte rinunciano all'indipendenza proprio per risparmiare per il matrimonio. 

Ma i «bambini» di 30 anni in realtà alcune attenuanti le hanno. lnnanzitutto Ia struttura della scuola e deIl’università. La scuola superiore termina a 18 anni. Quindi si va all’università e si finisce il ciclo di studi a 24-25 anni. Poi c`è la specializzazione o il tirocinio professionale, ma i ragazzi, mancando campus e alloggi universitari, fino a quell’età vivono in famiglia. Una volta entrati nella società e diventati adulti faticano ormai ad abbandonare le comodità di cui hanno sempre goduto. Anche la difficoItà di trovare lavoro e Ia mancanza di fatto di un'edilizia popolare giocano un ruolo decisivo. È vero, per molti giovani questa incertezza porta a ritardare le scelte definitive e a cercare rifugio nella famiglia, ma alla fine diventa anche una scelta: quella di piegarsi alle circostanze.

II risultato? L'esaurimento della famiglia stessa, che non si rinnova. Questi mammoni, infatti, una volta che se ne vanno di casa e si sposano, non riescono a tagliare il cordone ombelicale che Ii ha alimentati per anni. E i genitori, cosi abituati a far parte della vita del figlio, si inseriscono nel matrimonio, nelle piccole e grandi cose. Spesso contribuendo a «sfasciarlo». 

Il nostro giornale - il giorno dopo l’«uscita» di Brunetta - diventa catalizzatore (per via elettronica) del dissenso d’una generazione con molti problemi, poche certezze e sempre meno speranze. «Se per un bilocale ti chiedono 500 euro d’affitto - scrive un lettore - e ne guadagni ottocento, difficilmente puoi staccarti dalla famiglia d’origine». Magri stipendi che - a volte - ci informano da Avigliano - «son addirittura acquisiti nel bilancio familiare», perché papà è in cassa integrazione, mamma è casalinga e il «piccolino» di casa ha solo vent’anni e una fame da lupi. Capita così che siano in pochi coloro che decidono, con sadica scelta, di non mollare il portafoglio dei genitori. 
Un lavoro da insegnante elementare. Stipendio modesto, ma sufficiente per rinunciare al pollo ripieno della domenica a casa di papà. «Sto qui e non mi muovo - comunica una lettrice di Matera - per ora non ho nessuna intenzione di andar via». Che vuoi fare, il ministro Brunetta ha sparato forse nel mucchio, ma in qualche caso ha anche colpito il bersaglio. «Ho solo 33 anni», vivaddio e povero cuore di mamma. Non sa neanche rifarsi il letto.

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