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di MASSIMO BRANCATI 
Spuntano come funghi. Senza regole. E con gli accordi tra i vari gestori sullo scambio di postazioni la situazione è ulteriormente sfuggita di mano. La Basilicata è terra di conquista di antenne, tralicci e impianti di trasmissione sistemati in un regime di «deregulation» che non può non preoccupare. La Basilicata - secondo un recente studio della Nielsen - è tra le regioni italiane dove è più alta la concentrazione di elettrosmog
• A Potenza inquinamento a livelli record
Antenna selvaggia La Basilicata terra di conquista
di MASSIMO BRANCATI 

Spuntano come funghi. Senza regole. E con gli accordi tra i vari gestori sullo scambio di postazioni la situazione è ulteriormente sfuggita di mano. La Basilicata è terra di conquista di antenne, tralicci e impianti di trasmissione sistemati in un regime di «deregulation» che non può non preoccupare. Non solo perché viene completamente disattesa una legge regionale, la n. 30 del 5 aprile 2000 (che prevedeva piani di localizzazione e un catasto degli impianti): ciò che preoccupa maggiormente i cittadini è il livello di elettrosmog. 

Si dirà: non si deve fermare il progresso, occorre offrire ai cittadini una gamma di servizi a valore aggiunto come la telefonia mobile, la ricezione dei programmi radio televisivi, la fornitura dell’energia elettrica. È vero, ma si deve tutelare, in via prioritaria, la salute della popolazione e questo lo si fa adottando tutte le precauzioni necessarie. Nella comunità scientifica si dibatte da tempo circa la pericolosità delle onde elettromagnetiche. Molti studi sono stati fatti, molti altri sono in corso, un verdetto definitivo non è stato ancora emesso, forse ci vorranno ancora molti anni prima che il mondo scientifico si pronunci in maniera chiara e definitiva. Qualche esperto esclude problemi sulla salute umana, ma altri ricercatori indipendenti insistono sul fatto che i Cem (Campi elettromagnetici) hanno un alto rischio cancerogeno e producono discontinue alterazioni del Dna e delle membrane cellulari. 

In attesa di capire chi ha ragione è opportuno cautelarci. Come? Fissando delle regole, stabilendo dove e come sistemare i vari tralicci (tra antennoni e impianti di trasmissione radiotelevisiva). Regole che sono già state scritte, come dicevamo, dalla Regione ben 9 anni fa, ma in Basilicata nessun comune si è dotato di un piano di localizzazione. Tra le eccezioni c’è Tricarico dove, però, si è alzato un polverone di polemiche dopo la decisione del Comune di bocciare la richiesta di una compagnia telefonica e di promuovere quella per l’installazione di un impianto di trasmissione radiotelevisivo. 

Perché il governo lucano non interviene? Sembra che nel palazzo di via Anzio il tema dell’elettrosmog sia fuori dall’agenda degli impegni. La voglia di regolamentare il settore è sparita con il decreto Gasparri del 2002, quando lo Stato ha deciso di prendere in mano le procedure per la realizzazione degli impianti di telecomunicazione strategici, arrogandosi prerogative che appartenevano alla potestà legislativa delle Regioni. Quel decreto è stato impugnato dalla Basilicata, ma l’iter è andato avanti. E quella stessa normativa ha di fatto reso inattuabile la legge regionale 30/2000. Risultato: se nei primi due anni di vita è stata completamente ignorata dai Comuni, figuriamoci ora che risulta inattuabile. In attesa che qualcuno alla Regione decida che sia giunta l’ora di rimodulare la normativa (e, naturalmente, di farla applicare), i lucani continuano a fare i conti con un mercato libero, troppo libero. Al punto da collocare la Basilicata - secondo un recente studio della Nielsen - tra le regioni italiane dove è più alta la concentrazione di elettrosmog. Assistiamo al moltiplicarsi incontrollato di ripetitori posizionati dappertutto senza tener conto delle precauzioni suggerite dalle leggi dello Stato e dal buon senso. Caos favorito da una carente e contraddittoria legislazione nazionale oltre che dall’incuria delle amministrazioni locali che non si adoperano per regolamentare il posizionamento degli antennoni.

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