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Un «orco» a Lavello  Adescava sul web  violentava in garage

di GIOVANNI RIVELLI
I carabinieri della compagnia di Venosa, guidati dal luogotenente Salvatore Santoro, e quelli della locale stazione, agli ordini del maresciallo Antonio Galgano, hanno ora tratto in arresto un uomo di 53 anni, originario della provincia di Taranto, residente in Basilicata da una quindicina d’anni, operaio presso la Fiat di S.Nicola di Melfi. È accusato di aver molestato alcuni ragazzini, dal vivo e on line, e di averne violentati almeno tre con un’età da scuola media
• «Mettiamo tutto a tacere» e un genitore non fa denuncia
• E il paese si interroga turbato
Un «orco» a Lavello  Adescava sul web  violentava in garage
di GIOVANNI RIVELLI 

L’«amico di famiglia», usa faceook per entrare in casa senza allarmare i genitori, contattare le sue piccole vittime, dargli appuntamento e portarli in un garage, dove dar sfogo alle sue voglie. Succede a Lavello dove i carabinieri della compagnia di Venosa, guidati dal luogotenente Salvatore Santoro, e quelli della locale stazione, agli ordini del maresciallo Antonio Galgano, hanno ora tratto in arresto un uomo di 53 anni, originario della provincia di Taranto, residente in Basilicata da una quindicina d’anni, operaio presso la Fiat di S.Nicola di Melfi. È accusato di aver molestato alcuni ragazzini, dal vivo e on line, e di averne violentati almeno tre con un’età da scuola media. 

L’uomo (il cui nome non è stato divulgato per impedire l’identificazione delle vittime), sposato e con figli, era la classica persona dalla doppia vita: gentile e paterno, in pubblico, subdolo e perverso in privato. L’uomo approfittando della conoscenza con i genitori dei ragazzi avrebbe iniziato ad avvicinarli anche in assenza di padri e madri. Un «amico», almeno così si mostrava, che era sempre gentile quando li incontrava e passava del tempo con loro anche in rete, sul social network «facebook» su cui era diventato, appunto «amico» delle sue vittime. Ma quell’amicizia, reale e virtuale, aveva uno scopo: prendere confidenza con i ragazzi e, poi, fissare appuntamenti fuori casa, per dar corso fino in fondo ai suoi propositi. Mentre per i genitori i ragazzi erano al sicuro nella loro cameretta, l’uomo gli diceva quando uscire e dove andare, quindi li attendeva all’appuntamento, li portava in un garage di sua proprietà e ne abusava toccandoli nelle parti intime. Quindi ognuno per la sua strada fino al prossimo appuntamento. 

Le tre piccole vittime avevano paura e vergogna di quanto gli capitava, tanto che non ne parlavano con nessuno. E se tornavano in quel posto, a quanto hanno poi raccontato ai carabinieri, era solo per paura che il loro aguzzino raccontasse tutto ai loro genitori. La vergogna e il silenzio sono stati i migliori complici dell’«orco» in questi anni, in cui non avrebbe goduto di nessun’altra complicità, visto che anche i suoi familiari erano all’oscuro di tutto.

Ma i genitori di una delle vittime, a un certo punto, hanno iniziato a notare qualcosa di strano nel ragazzo e si sono insospettiti per quell’«amicizia», tra mondo reale e virtuale, con una persona più grande di lui. Dopo aver provato invano a parlare col ragazzo, e senza avere ancora ben compreso di cosa si trattasse (fumava? beveva? o cos’altro?) lo hanno portato in caserma e qui, con i carabinieri, il giovane approfittando di un momento di distanza dai genitori ha raccontato tutto. Un racconto tra le lacrime, in cui il ragazzo ha indicato il luogo in cui subiva quelle morbose attenzioni, e anche i «compagni di sventura», gli altri ragazzi che, a quanto aveva saputo, il suo aguzzino contattava su internet e portava nello stesso luogo. 

Sono così partite le indagini, i militari hanno chiamato le famiglie delle altre vittime, ottenendo conferme dai racconti dei ragazzi, hanno fatto un sopralluogo Al garage, e saputo da alcuni vicini che il 53enne era solito recarsi lì con ragazzini. Sono così scattati arresto e perquisizione durante la quale sono stati sequestrati 513 Cd, 11 floppy, e 17 videocassette contraffatte, oltre a due computer. Materiale che ora sarà passato al setaccio, per capire se contenga materiale pedopornografico, ma soprattutto, per vedere se quel turpe giro si sia esteso anche ad altre vittime. «Ormai non uscirò più» ha detto il 53enne mentre i carabinieri lo portavano al carcere di Melfi. Di certo, c’è da sperare che fatti del genere ora non accadano più.

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