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Acqua lucana al veleno «No falso, è pulita»

di MASSIMO BRANCATI 
Bevete l’acqua del rubinetto. È sicura, buona, controllata. C’eravamo quasi assuefatti agli slogan che hanno accompagnato in tutti questi anni le campagne di promozione dell’acqua «domestica». Ma ecco che, per restare in tema, arriva una doccia fredda. Altro che pulita, altro che salubre: nelle più importanti dighe lucane ci sarebbe un preoccupante livello di inquinamento delle acque. La denuncia è di Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani che è venuto in possesso di alcuni dati sul monitoraggio delle acque a novembre 2009 e non resi pubblici. E piovono le smentite
• Acquedotto lucano: «Ai nostri potabilizzatori non sfugge mai nulla»
• Arpab: «Allarmismo ingiustificato i valori rientrano nella norma»
Acqua lucana al veleno «No falso, è pulita»
di MASSIMO BRANCATI 

Bevete l’acqua del rubinetto. È sicura, buona, controllata. C’eravamo quasi assuefatti agli slogan che hanno accompagnato in tutti questi anni le campagne di promozione dell’acqua «domestica». Ma ecco che, per restare in tema, arriva una doccia fredda. Altro che pulita, altro che salubre: nelle più importanti dighe lucane ci sarebbe un preoccupante livello di inquinamento delle acque. La denuncia è di Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani che è venuto in possesso di alcuni dati sul monitoraggio delle acque a novembre 2009. Dati non resi noti alla popolazione, un particolare che, secondo l’esponente dei Radicali, getta ombre sulla gestione del servizio e apre scenari inquietanti sul sistema di tutela della salute umana. 

Si tratta di analisi chimiche effettuate dall’Ufficio risorse idriche dell’Arpab, da cui emergerebbe una contaminazione da sostanze chimiche tossiche e un’abnor - me presenza di coliformi fecali. «Stiamo parlando - spiega Bolognetti - di inquinamento di origine biologica e di inquinamento chimico di origine industriale. Gli invasi monitorati che presenterebbero dati choc sono quelli della Camastra, del Pertusillo, di Montecotugno e Aip di Savoia di Lucania. Dighe che, nella maggior parte dei casi, «offrono» acqua per scopi potabili. Per le acque della Camastra - invaso che serve la città di Potenza - emerge un inquinamento da bario, boro e un superamento dei limiti consentiti dalla legge in riferimento ai cloruri. 

«A cosa sia dovuta la presenza di bario in quantità superiori ai limiti stabiliti dalla legge, non lo sappiamo. Sta di fatto che - sottolinea Bolognetti - i composti di bario sono usati dalle industrie di gas e petrolio per fare fango perforante e che il bario può avere effetti tossici sulla salute umana. Piccole quantità di bario solubile in acqua possono indurre in una persona difficoltà di respirazione, aumento della pressione sanguigna, variazione del ritmo cardiaco, irritazione dello stomaco, debolezza muscolare, cambiamenti nei riflessi nervosi, gonfiamento di cervello e fegato, danni a cuore e reni». 

Anche il boro può essere nocivo per la salute umana: può infettare stomaco, fegato, reni e cervello. «Non meno preoccupante - aggiunge Bolognetti - è la presenza, oltre i limiti consentiti, di cloruri». Analoga situazione a Montecotugno, la diga più grande d’Europa in terra battuta. Le sue acque vengono utilizzate anche dalla Regione Puglia per uso potabile e irriguo. In Basilicata, le acque della diga di Senise servono soprattutto per scopi irrigui (41,9%) e solo un 3% per uso potabile; in Puglia, invece, l’acqua proveniente da Montecotugno viene utilizzata prevalentemente per usi potabili (40,4%): in questa diga, in particolare, le analisi mostrano un inquinamento da bario e una presenza di coliformi totali 5 volte superiore ai limiti di legge. Anche le acque del Pertusillo, invaso completato nel 1963, risultano contaminate dalla presenza di bario, così come la presa Aip di Savoia di Lucania. Anche in questo caso le analisi effettuate dall’Arpab mostrano una contaminazione da bario e un impressionante sforamento per ciò che concerne la presenza di coliformi fecali, coliformi totali e streptococchi fecali. 

«Insomma, con decenza parlando - tuona Bolognetti - siamo di fronte ad un’enorme quantità di merda. Il quadro che emerge dalle analisi, di cui siamo fortunosamente venuti in possesso, è a dir poco preoccupante e fa sorgere interrogativi che ci auguriamo possano presto trovare adeguate risposte. Intanto - dice Bolognetti - c’è da chiedere alle autorità competenti cosa sia stato fatto per ovviare ai problemi riscontrati, al fine di tutelare la salute dei cittadini lucani e pugliesi. Nel contempo, alla luce dei dati illustrati, riteniamo opportuno che la Regione Basilicata e le autorità competenti aprano u n’inchiesta per comprendere le ragioni che hanno determinato un inquinamento dei tre principali invasi lucani. Infine - conclude - ma non ultimo, chiediamo che al più presto la Regione provveda a garantire l’effettuazione di analisi ad ampio spettro e u n’adeguata depurazione delle acque. Una volta di più chiediamo alla Regione e all’Ar pab di garantire la possibilità di un controllo diffuso da parte dei cittadini». 

È giusto, insomma, che i lucani sappiano davvero cosa esce dai rubinetti delle loro case.

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