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Scanzano: la grandine accentua la crisi e distrugge i kiwi

di FILIPPO MELE 
Il grido di allarme degli agricoltori per la chiusura da parte dei mercati. «Gli altri anni il prodotto si cominciava a raccogliere a fine ottobre – inizio novembre. Al 6 gennaio, sulle piante non c’era rimasto nulla. Oggi, le actinidie sono ancora tutte qui». Perché? «La grandinata del 28 maggio scorso ha abbattuto molti frutticini. Quel che è rimasto porta i segni dei chicchi. Il mercato, già in crisi, ha rifiutato questi kiwi macchiati dalla grandine. Ed eccoli qua»
Scanzano: la grandine accentua la crisi e distrugge i kiwi
di FILIPPO MELE 

SCANZANO JONICO - «Più nera di così… Nel 2009 ho venduto pochi quintali di albicocche precoci poi neanche più un chilo di altre albicocche, pesche, kiwi. Questi ultimi sono tutti sugli alberi. Abbiamo toccato il fondo». Antonio Cosentino, 43 anni, podere condotto dalla moglie in via Parisi, si è espresso così mentre ci accompagnava nel suo kiweto, un ettaro e mezzo, con gli alberi ormai spogli di foglie. Ieri, giorno dell’Epifania, ha iniziato le operazioni di potatura. Tra i rami tagliati, per terra, centinaia di actinidie, succose, saporite. E dai tendoni pendevano altri frutti.

«Gli altri anni – ha continuato il nostro interlocutore – il prodotto si cominciava a raccogliere a fine ottobre – inizio novembre. Al 6 gennaio, sulle piante non c’era rimasto nulla. Oggi, le actinidie sono ancora tutte qui». Perché? Cosa ha provocato la crisi più nera di questa produzione da quando, una ventina di anni fa, fu introdotta nel Metapontino? «La grandinata del 28 maggio scorso ha abbattuto molti frutticini. Quel che è rimasto porta i segni dei chicchi. Il mercato, già in crisi, ha rifiutato questi kiwi macchiati dalla grandine. Ed eccoli qua». 

Ma non hanno girato per le campagne i fruttivendoli che chiedevano pochi quintali? «No. Gli altri anni questo accadeva. Quest’anno, invece, non è passato nessuno». Non poteva conferire questo prodotto, anche se non eccelso, alle Organizzazioni di produttori (Op)? Il kiwicoltore scuote la testa: «Le Op non ti garantiscono nulla. Porti il prodotto e, se viene venduto, dopo due – t re mesi, si conosce il prezzo. Ho fatto due calcoli. Per raccogliere devo sostenere delle spese come per le cassette ed il trasporto. Me se la prima scelta viene pagata a 30 cent al chilo a quanto mi sarà pagata questa roba danneggiata dalla grandine? La risposta è stata che non conveniva raccoglierla. Come me, altre centinaia di produttori di Scanzano Jonico e del Metapontino». 

Insomma, alla grandine si è associata la crisi di mercato. Anche per le importazioni dall’estero che sono molto più concorrenziali, magari a scapito dei disciplinari di coltivazione, rispetto alla produzione nazionale. Come andare avanti? «Qui riesce ad andare avanti chi ha un secondo lavoro. Io faccio il potatore conto terzi. Chi aveva il podere in questa zona sino a 10 anni fa viveva bene: mandava i figli a scuola, si è sposato, ha comprato auto. Ora si fa la fame. Io ci vivo e continuerò a farlo ma a mio figlio, di 14 anni, ho detto che deve studiare per prendere la sua strada ed andare via. È brutto dirlo – ha concluso, amaro, Cosentino – ma, purtroppo, è così».

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