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Findanzatini Policoro c’è una nuova pista

di SALVATORE VERDE 
Quando ancora non si conoscono le decisioni della Procura materana, che nel 2008 aveva riaperto le indagini e che presto dovrebbe pronunciarsi, emergono nuovi particolari sul giallo dei "fidanzatini di Policoro" . A distanza di 22 anni dalla misteriosa morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, avvenuta il 23 marzo 1988 si apprende che  «Luca Orioli fu minacciato di morte». Si scopre un alibi che non sarebbe mai stato verificato accuratamente. Prende corpo la pista del duplice omicidio passionale
Findanzatini Policoro c’è una nuova pista
TURSI - Quando ancora non si conoscono le decisioni della Procura materana, che nel 2008 aveva riaperto le indagini e che presto dovrebbe pronunciarsi, emergono nuovi particolari sul giallo dei “fidanzatini di Policoro ”, a distanza di 22 anni dalla misteriosa morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, avvenuta il 23 marzo 1988. Nuove ipotesi, da alcuni ambienti investigativi definite «piuttosto interessanti, con indizi sicuramente meritevoli di un accurato approfondimento», andrebbero nella direzione non del tragico incidente, la tesi che portò a due precedenti archiviazioni dell’inchiesta, ma del duplice omicidio, sia pure non del tutto premeditato, che avrebbe giustificazione, forza, movente e dinamica da ricercare con più oculatezza nel passato affettivo-sentimentale della ragazza. 

Si tratta di una pista giornalistica, del tutto inedita, che emerge da una attenta rilettura degli atti voluminosi dell’inchiesta, rilevando una clamorosa falla, in particolare a causa di un alibi non compiutamente verificato, oltre che di alcune circostanze, come quella di una minaccia di morte rivolta contro Luca Orioli, che potrebbero avvalorare l’ipotesi di un delitto a sfondo passionale. Ed è un’altra verità, qualora trovasse riscontri inequivocabili, che dipana ombre, dubbi e sospetti tendenziosi, incastra tasselli di un nebuloso mosaico e spazza via dicerie, immaginifici castelli massonici e macchinosi complotti, togliendo per sempre aloni di colpevolezza in sospettati ritenuti anche dalla magistratura pienamente innocenti. 

Solo l’affannosa ricerca di “un” colpevole, in effetti, ha in qualche modo depistato e fuorviato le indagini, poi rivelatesi nel tempo impraticabili e in un vicolo cieco. La morte di Marirosa Andreotta e Luca Orioli, entrambi quasi ventunenni e studenti universitari, oltre che fidanzati, avvenne in casa di lei a Policoro (cittadina dove i due risiedevano con le loro famiglie), la sera del 23 marzo 1988 (ragionevolmente tra le 19 e le 22). 

I due cadaveri, totalmente nudi, furono ritrovati ufficialmente nel bagno della casa della famiglia Andreotta, poco dopo la mezzanotte proprio dalla madre di lei, Antonia Giannotta. Il giorno dopo avvenne l’ispezione cadaverica e il 25 marzo i funerali. Da subito si pensò a un incidente determinato dal funzionamento difettoso di uno scaldino elettrico. Solo la tenacia indomita dei familiari e soprattutto della signora Olimpia Fuina Orioli, che oggi ricorderebbe il precedente di quelle minacce, portarono successivamente ad una revisione almeno della “letteratura” e degli sviluppi giudiziari sull’inquietante caso, fino a far emergere l’ipotesi di un duplice omicidio ad opera di mani che sono ignote ancor oggi. 

Dieci anni dopo, nel 1998, la prima autopsia sui corpi riesumati. Smentiti gli esperti che in precedenza si erano occupati del caso con perizie traballanti o quantomeno assai discutibili. Più di recente, il criminologo Francesco Bruno, dell’Università La Sapienza di Roma, in un parere “proveritate”, scrive che senza ombra di dubbio «i due ragazzi sono stati prima uccisi, ci sono i segni evidenti sui loro corpi, e poi annegati nella vasca da bagno. Non era lecito per nessuno, specie se medico, immaginare cause diverse di morte». 

Il caso arrivò nel 2000 in Parlamento. Piero Fassino, allora ministro della Giustizia, affermò con chiarezza inequivocabile che la vicenda «ha risentito in modo determinante della insufficienza degli accertamenti espletati». Nell’estate del 2007, il pubblico ministero della Procura di Catanzaro Luigi De Magistris riapre il caso, seguito dal Tribunale di Matera, che in precedenza lo aveva archiviato come una tragica fatalità. Per l’avvocato Franco Auletta, legale della famiglia Orioli, «è davvero assurdo che si attenda ancora tanto tempo a decidere, quando ormai alla causa dell’incidente non crede più nessuno, come anche la vostra indagine sembra far capire».
di SALVATORE VERDE

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