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Violentavano e sfruttavano donne rumene: arrestati

Trenta ordinanze di custodia cautelare e alcuni fermi sono stati eseguiti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Toscana, dopo la scoperta di una banda specializzata nel trasferire in Italia giovani da avviare alla prostituzione
POTENZA - Una trentina di ordinanze di custodia cautelare e alcuni fermi sono in corso di esecuzione da parte dei Carabinieri del comando provinciale di Potenza - in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Toscana - dopo la scoperta di una banda specializzata nel trasferire in Italia dalla Romania giovani donne poi violentate e sfruttate.
Le indagini dei militari sono cominciate circa un anno fa, quando fu bloccato nel Potentino un autofurgone carico di donne polacche giunte clandestinamente in Italia. Gli investigatori hanno accertato l'esistenza di un'associazione specializzata nel favorire l'immigrazione di giovani donne dalla Romania.
Giunte in Italia, in Campania, le donne venivano spesso violentate, «vendute» per essere sfruttate sessualmente da ristretti gruppi di uomini oppure per essere avviate alla prostituzione. I reati ipotizzati nell'inchiesta (l'operazione di stamani è stata denominata «Spartacus») sono quelli di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione, al sequestro di persona e alla violenza sessuale.

Le donne, spesso minorenni dovevano subire rapporti sessuali che rappresentavano la parcella che alcuni avvocati e commercialisti calabresi chiedevano ad una banda di sfruttatori italiani e romeni.
Nel paese dell'est europeo venivano reclutate le ragazze, dai 17 ai 21 anni: alcune come prostitute, altre come badanti e cameriere. A far passare loro la frontiera in auto erano spesso poliziotti romeni, corrompendo i colleghi.
In Italia le ragazze giungevano su furgoni o in treno, con un visto turistico. Per il viaggio pagavano 300 euro. Appena scese dal mezzo, venivano scelte come ad un mercato dai referenti italiani dell'organizzazione. Quelle destinate alla prostituzione venivano segregate in appartamenti fatiscenti o baracche. Uscivano solo per lavorare in altre case o in locali.
Sorte analoga subivano quelle destinate a lavori di badante o barista, per i quali dovevano anche pagare un' altra somma di denaro (sui 300-400 euro). Gli sfruttatori cercavano poi di convincerle a prostituirsi per arrotondare i guadagni.
Alcune ragazze venivano sistematicamente violentate dai componenti della banda: oltre alle misure cautelari, sono stati emessi sette fermi per violenza sessuale. Gli sfruttatori intascavano quasi tutti i guadagni delle loro vittime. Ciascun malavitoso poteva guadagnare fino a 5-6.000 euro ogni quindici giorni.
L' inchiesta della compagnia dei carabinieri di Acerenza (Potenza) era nata alla fine dell' anno scorso dalle denunce di due ragazze, stanche di essere sfruttate. Alcuni dei clienti (fra i quali i professionisti calabresi) sono stati denunciati per favoreggiamento.

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