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Atmosfera d’altri tempi  con quel presepe ambientato nella Gravina

di CARMELA COSENTINO 
Percorrendo via Sette Dolori e scendendo fin giù nel Sasso Barisano, i canti natalizi fanno da richiamo, quasi fossero le sirene di Ulisse, verso il piccolo ma accogliente locale di Aldo Montemurro trasformato per l’occasione in una preziosa galleria d’arte che ospiterà fino all’8 dicembre il presepe realizzato da Cosimo Feola. Un vero e proprio capolavoro dell’artigianato artistico per il quale sono stati utilizzati tre quintali di sughero per costruire nell’arco di un mese l’originale manufatto lungo 25 metri, impreziosito da oltre 250 pupi di cui 50 in movimento e 500 pecorelle
Atmosfera d’altri tempi  con quel presepe ambientato nella Gravina
di CARMELA COSENTINO 

Percorrendo via Sette Dolori e scendendo fin giù nel Sasso Barisano, i canti natalizi fanno da richiamo, quasi fossero le sirene di Ulisse, verso il piccolo ma accogliente locale di Aldo Montemurro trasformato per l’occasione in una preziosa galleria d’arte che ospiterà fino all’8 dicembre il presepe realizzato da Cosimo Feola. Un vero e proprio capolavoro dell’artigianato artistico per il quale sono stati utilizzati tre quintali di sughero per costruire nell’arco di un mese l’originale manufatto lungo 25 metri, impreziosito da oltre 250 pupi di cui 50 in movimento e 500 pecorelle. 

L’ambientazione classica nello stile, riprende il paesaggio della Gravina con la sua rigogliosa vegetazione, un torrente che scorre lento e un ponticello in legno che lo attraversa. Il dolce frastuono dell’acqua si confonde, a fasi alterne, al canto del gallo che segna il sorgere del sole, ai suoni della campagna e della vita cittadina dal mattino fino al tramonto, al belare delle pecorelle che al sopraggiungere della notte si ritirano nell’ovile mentre nel cielo stellato spunta la stella cometa per far strada ai Re Magi che in sella ai cammelli percorrono la piccola stradina, persa tra le colline, che presto li condurrà alla grotta di Betlemme. 
presepe lucano di Feola
Un’atmosfera d’altri tempi resa ancora più suggestiva dalla leggera e candida neve che si posa sui tetti delle case con il focolare acceso, sui pastori intenti a riportare il gregge a valle, sulle colline che si scorgono in lontananza, sul prato verde che profuma di muschio fresco. La neve scende mentre le donne preparano leccornie di ogni genere, mentre una mamma allatta il bambino, mentre il panettiere inforna il pane e ilmacellaio affetta i salumi. E poi la notte la calma, i ferri del mestiere vengono riposti e pronti per essere ripresi il giorno dopo in un’alternanza temporale reale che l’artista è riuscito a realizzare non solo utilizzando figure in movimento, tra queste spiccano San Giuseppe e la Madonna oltre all’asinello che muove il capo e al bue che mastica la paglia, ma anche attraverso dei meccanismi che permettono di cambiare le ambientazioni. Un risultato che Feola è riuscito a raggiungere grazie a questa passione per i presepi che lo accompagna da oltre trent’anni. 

«Ho iniziato costruendo presepi piccoli – racconta l’artista – e poi con il tempo mi sono dedicato a quelli di grandi dimensioni. Ho realizzato presepi in carta roccia, in sughero come questo in esposizione e anche uno in polistirolo per il quale ho impiegato un anno per costruirlo. Ma mi piace anche collezionare pupi che ho acquistato a Napoli, a Recanati e sui cataloghi come quelli in pietra marmo, o in cartapesta, Il mio sogno è quello di riuscire un giorno a realizzare un presepe fatto con tutti i pupi in movimento». Insomma una sorta di presepe vivente a cui mancherà solo l’anima.

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