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A Potenza fioccano annunci di escort e massaggiatrici. Una donna spagnola, ex ballerina in un night, racconta alla Gazzetta come è arrivata nel capoluogo lucano e chi sono i suoi clienti. Intanto spunta una Madame Rius in città
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di Massimo Brancati

POTENZA - C’è una città a luci rosse che si annida tra le pieghe di un «perbenismo» di facciata e di una comunità vagamente bigotta. Sesso a pagamento, escort in trasferta, appartamenti trasformati in alcova o, per essere più diretti, in bordelli. Il passaparola ha attratto a Potenza numerose «squillo» che si nascondono (ma non troppo...) dietro annunci pubblicati sui giornali: «Bellissima, disponibile, max serietà, privacy...», «sono a Potenza per qualche giorno, incontri hot...», «massaggi e coccole...». 

Tra le ragazze che da qualche giorno lavorano nel capoluogo c’è anche Luana (nome di fantasia), di origine spagnola. Dice di aver trovato a Potenza un «mercato florido». Al punto da decidere di affittare, dividendo il canone con una sua amica e «collega», un appartamento in pieno centro. Risiede da anni in una città del nord e il capoluogo lucano lo conosceva solo per le inchieste dell’ex pm Woodcock, da ottobre trasferito a Napoli. «Conosco una donna di Potenza - dice - che si prostituisce da tempo e mi ha detto che qui il lavoro non manca. Anche per noi c’è la crisi e la concorrenza è tanta».

E così ha deciso di venire in Basilicata...

«Sì, ho seguito il consiglio della mia amica e devo dire che aveva ragione».

Clienti a frotte?

«Non mi posso lamentare».

Giovani, anziani, operai, impiegati, manager. Chi viene da lei?

«Premesso che non sto lì a chiedere la professione, anche perché sono molto discreta e rispetto la privacy, devo dire che spesso ho avuto incontri con gente altolocata. Parlo di dirigenti d’azienda, professionisti».

Politici?

«Anche quelli. Ma per carità non mi faccia fare nomi».

Sarebbe uno scoop...

«Sì, ma mi rovinerei la piazza. C’è una regola di fondo nel nostro mestiere: dare, ricevere e dimenticare. Se incontro qualche cliente per strada non lo saluto, neppure un sorriso. Magari sta con la moglie o con i figli...».

L’è capitata una situazione del genere?

«Certo, abbiamo incrociato i nostri sguardi, ma niente, nessun cenno. Anche se tra noi c’è stata molta... confidenza».

Niente nomi, ok, ma ci dica almeno se un suo cliente ha un ruolo particolarmente in vista...

«Molto in vista. Ricopre un incarico di responsabilità pubblica».

Un amministratore?

«Non mi faccia un interrogatorio di terzo grado. Non aggiungo altro».

Come fa a dire che nei suoi incontri ha avuto a che fare con dirigenti d’azienda?

«C’è chi riceveva telefonate su questo o quell’ordinativo e dava indicazioni su cosa acquistare e sulle persone da contattare».

Quanti clienti riceve al giorno?

«Mediamente sei o sette. Poi mollo tutto e me ne torno a casa lasciando campo libero alla mia amica».

Quindi non lavorate insieme?

«No, perché non vogliamo passare per sfruttatrici di una dell’altra».

Sta dicendo che non ha un «protettore»?

«Proprio così. Faccio tutto da sola. Perché devo dare soldi a un altro quando il lavoro lo faccio io?».

Si dice che a Potenza operi una Madame Rius, una donna che ha in mano le chiavi del mercato. Non l’ha contattata?

«Sì, l’ho conosciuta, ma non voglio essere sfruttata. Lei affitta le sue case a ragazze da cui pretende 100 euro al giorno. Che faccio, lavoro per pagarla?».

Nel condominio dove risiede quando si trova a Potenza sospettano qualcosa? Sanno dei suoi incontri?

«Lo sanno, lo sanno. Ma, ripeto, sono molto discreta ed educata. E lo sono anche i miei clienti a cui raccomando sempre di salutare chi incontrano nel portone».

Ci sarà un viavai di gente...

«Sì, ma soltanto di giorno. Alle 20 stop, chiudo tutto. È una questione di rispetto nei confronti degli altri inquilini».

Insomma, la sua e quella della sua collega è una presenza «tollerata»?

«Ma sì, quello che facciamo tra le mura di casa fa parte della nostra intimità. Non diamo fastidio a nessuno».

Ci racconti un po’ della sua storia. Una spagnola che si trova in Italia a fare l’escort...

«Chiamiamo le cose come si chiamano, la prostituta. Vivo da anni al nord dove ho fatto la ballerina in un night. Poi ho cominciato a girare il Paese per trovare nuovi clienti. Sa, anche nel nostro campo è sempre importante rinnovarsi. E poi la crisi economica non ci consente di stare ferme in un posto. La clientela è sempre quella e non può svenarsi».

Un po’ qui, un po’ là. Alla fine quanto riesce a guadagnare?

«Per ogni prestazione si parte da 100 euro. Ma il prezzo dipende dal tempo e da cosa mi chiede il cliente».

Tutto esentasse...

«Ehm... sì ma non lo diciamo in giro».

Quanto tempo pensa di fermarsi a Potenza?

«Non ho una scadenza. Fino a quando mi conviene resto qui. Ovunque vada ci sarà mercato, è matematico».

Perché?

«L’uomo è traditore. Fa parte del suo dna. I mammiferi non sono fatti per essere fedeli».

Deduco che lei non ha un partner fisso...

«Non ci penso proprio. Significherebbe litigare ogni giorno per il mio lavoro. E io non voglio rinunciarci».

Ma cosa spinge un uomo ad andare con una prostituta?

«Vuole provare qualcosa di diverso, cose che magari alla moglie non ha il coraggio di chiedere. Comunque questo non è un vero e proprio tradimento: per usare una metafora, chi viene da me cambia l’olio e poi torna con l’auto di sempre, quella a cui è affezionato».

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