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Matera, una cinese trattata da schiava

Era la loro «macchina da soldi. Una schiava del sesso. Non parlava italiano e riusciva a pronunciare a malapena luogo e orari degli incontri e a farsi capire nelle richieste di denaro. L’avevano segregata in una casa popolare, di fronte ad una scuola, nel rione Serra Venerdì, dove riceveva clienti anche a notte fonda. Senza limiti di orario. E degli incassi giornalieri, una media di 6-700 euro, le lasciavano solo le briciole
Matera, una cinese trattata da schiava
di EMILIO OLIVA

MATERA - Era la loro «macchina da soldi», come dice il capo della Squadra Mobile, Nicola Fucarino. Una schiava del sesso. Non parlava italiano e riusciva a pronunciare a malapena luogo e orari degli incontri e a farsi capire nelle richieste di denaro. L’avevano segregata in una casa popolare, di fronte ad una scuola, nel rione Serra Venerdì, dove riceveva clienti anche a notte fonda. Senza limiti di orario. E degli incassi giornalieri, una media di 6-700 euro, ma una volta hanno raggiunto anche la cifra di 1200, le lasciavano solo le briciole, appena il dieci per cento. Fino a quando la Polizia non l’ha liberata e gli sfruttatori, una coppia di cinesi, di 40 e 42 anni, residenti l’uno a Napoli e l’altra a Formello, ma domiciliati a Taranto, sono stati arrestati, proprio nella Giornata contro la violenza sulle donne.

Erano in Italia da dieci anni. Lui, Chunyan Zhang, e lei, Qian Feng, questi i loro nomi, sono accusati di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù per aver costretto una connazionale, 28 anni, ad avere rapporti sessuali a pagamento e per averla usata come un oggetto di loro proprietà. Senza alcuna libertà di movimento e di contatti con l’esterno. Una volta a settimana era lui ad occuparsi di farle la provvista di generi alimentari. La compagna, invece, aveva sottoscritto a maggio il contratto di fitto dell’alloggio, semivuoto e con tracce di umidità all’interno. È qui che la connazionale riceveva i clienti su appuntamento.

Il numero del suo cellulare compariva in un annuncio pubblicato per un paio di settimane sul giornale. «MATERA novità bellissima ragazza venticinquenne sensuale massaggi tutti giorni», si leggeva. Sarebbe stato proprio questo messaggio a condurre gli investigatori della 2ª Sezione reati contro la persona in pregiudizio di minori, prostituzione e reati sessuali, attiva all’interno della Squadra Mobile, sulle tracce della cinese in mano agli sfruttatori. Non si sa come sia entrata in Italia. La seconda tranche delle indagini, coordinata dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, dovrà chiarire anche questo aspetto della vicenda. Quel che è certo è che alla Polizia la donna aveva dichiarato di aver smarrito il passaporto, ma non avendo saputo fornire altri particolari, temendo probabili ritorsioni ai danni dei familiari in Cina, si era chiusa nel più assoluto silenzio prima di convincersi a raccontare tutto della sua riduzione in schiavitù. Le indagini avviate con intercettazioni telefoniche e appostamenti hanno consentito di appurare in quali condizioni vivesse. E quando gli investigatori hanno avuto sentore che i suoi sfruttatori stavano preparandosi a trasferirla altrove, sono intervenuti. È scattata così l’«Operazione AAA», con chiaro riferimento agli annunci sul giornale. I particolari sono stati illustrati in Questura, ieri mattina, in una conferenza stampa.

Per non destare sospetti e incastrare gli sfruttatori, ieri gli agenti hanno finto un controllo sull’immigrazione, procedendo ad una perquisizione e facendo intendere che sarebbero ritornati oggi a completare il loro lavoro. La coppia di cinesi, avvertiti telefonicamente, sono caduti nella trappola. Hanno raggiunto Matera nella notte e hanno trovato ad attenderli gli uomini della Squadra Mobile.

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