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Bimbi lucani  senza medico nelle  feste e weekend

di GIOVANNA LAGUARDIA
Come segnalano molti lettori della Gazzetta, nei giorni di festa e nel weekend, quando i pediatri di famiglia non sono reperibili neppure telefonicamente, è praticamente impossibile trovare un professionista a cui affidare il piccolo malato tra Potenza e provincia
• La lettera: «Nei festivi nessuno assiste i bambini»
• Associazione dei genitori: «Non c’è che il S. Carlo»
• I medici: «Il vero problema è la mancanza di soldi»
Bimbi lucani  senza medico nelle  feste e weekend
di GIOVANNA LAGUARDIA 

POTENZA - È sabato sera. Il piccolo Andrea ha la febbre molto alta. Piange e si lamenta. Mamma e papà si interrogano con ansia: che fare? Sono scene di ordinaria «disperazione» nelle famiglie lucane, visto che, come segnalano molti lettori della Gazzetta, nei giorni di festa e nel weekend, quando i pediatri di famiglia non sono reperibili neppure telefonicamente, è praticamente impossibile trovare un professionista a cui affidare il piccolo malato. Anche negli ospedali più grandi, infatti, come l’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, non esiste un pronto soccorso pediatrico, mentre il servizio di continuità assistenziale, ovvero la guardia medica, che assicura le proprie prestazioni ai cittadino dopo le 20, non prevede la presenza di un pediatra. 

«L’unica alternativa che resta - denunciano i genitori - se i nostri figli stanno male negli orari in cui il pediatra di famiglia non è disponibile, resta il ricovero in ospedale». Cioè nel reparto di pediatria. Non solo. Secondo le testimonianze di molti lettori della Gazzetta, proprio per la mancanza di uno specialista pediatrico in pronto soccorso, si rischiano attese interminabili perché le continue richieste di consulto finiscono con l’intasare il lavoro all’interno dello stesso reparto di pediatria. 

Un problema con il quale, a quanto sembra, i genitori e i bimbi potentini dovranno convivere a lungo, visto che nelle politiche dell’ospedale non sembra esserci l’estensione del servizio di pronto soccorso alla pediatria. «Non ci sarà un pronto soccorso pediatrico - fanno sapere dal San Carlo - perché il pronto soccorso è il luogo deputato a risolvere i problemi della medicina di urgenza e non quelli specialistici. La politica dell’azienda, comunque, è quella di andare verso una ulteriore specializzazione del pronto soccorso in funzione delle urgenze». Insomma, il pronto soccorso dell’ospedale San Carlo è destinato a diventare un vero e proprio polo dell’emer - genza, in stretta correlazione con la chirurgia e la radiologia d’urgenza, ma senza distinzione di età tra i pazienti in arrivo. Anche il servizio di continuità assistenziale, la guardia medica, non offre la possibilità di consultare specialisti per i pazienti più piccoli. 

«Come azienda sanitaria - spiuega il direttore generale Pasquale Amendola - ci basiamo da sempre sul servizio di continuità assistenziale, nel quale il medico che è in servizio può essere consultato sia per quanto riguarda i problemi delle persone adulte, sia per quanto riguarda i bambini, senza alcun termine di differenziazione. Dunque, la copertura medica è assicurata. Certamente la richiesta di attivare un servizio specifico per l’infanzia potrebbe avere una sua giustificazione, ma per metterlo in atto si dovrebbero avviare delle riflessioni di carattere economico che potrebbero essere di difficile soluzione». Insomma, come al solito, il grande ostacolo da superare è quello della disponibilità di fondi per offrire al cittadino un servizio più completo. Come in altre regioni, perlatro, già accade. 

In Puglia, ad esempio, il servizio di continuità assistenziale prevede anche una guardia medica pediatrica. In altre regioni, come il Piemonte, invece, l’orario degli studi pediatrici è stato prolungato in concomitanza con il picco epidemico influenzale: ogni giorno gli studi sono aperti più a lungo e garantiscono una copertura anche il sabato mattina. È chiaro, comunque, che si tratta di interventi che non sono previsti dal piano sanitario nazionale e che vengono contrattati su base regionale, a seconda delle particolari esigenze di ciascun territorio e, ovviamente, delle disponibilità economiche di ciascun ente. In Basilicata, ad esempio, la Regione ha finanziato la reperibilità dei medici pediatri, che offrono una consulenza telefonica nel giorni chiusura dello studio e il sabato mattina. Una misura attuata proprio con l’obiettivo di diminuire le esigenze di ricoveri ospedalieri nel reparto di pediatria e alla quale hanno aderito quasi tutti gli specialisti.

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