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Costruisce abusivo arrivano le ruspe

di GIOVANNI RIVELLI
SENISE - Due palazzine da demolire. Una ventina di famiglie che hanno acquistato casa da un’impresa , devono lasciare l’alloggio e far partire le ruspe. Al Comune di Senise l’amaro ruolo di vincitore della controversia, e attuatore di una sentenza che, a 20 anni dei fatti, ristabilirà una situazione di diritto, ma creerà inevitabilmente solo scontenti. Ma la storia delle palazzine di contrada Belvedere, questa volta, sembra essere davvero arrivata al triste epilogo con la decisione del Consiglio di Stato
Costruisce abusivo arrivano le ruspe
di GIOVANNI RIVELLI 

SENISE - Due palazzine da demolire. Una ventina di famiglie che hanno acquistato casa da un’impresa, devono lasciare l’alloggio e far partire le ruspe. Al Comune di Senise l’amaro ruolo di vincitore della controversia, e attuatore di una sentenza che, a 20 anni dei fatti, ristabilirà una situazione di diritto, ma creerà inevitabilmente solo scontenti. Ma la storia delle palazzine di contrada Belvedere, questa volta, sembra essere davvero arrivata al triste epilogo con la decisione del Consiglio di Stato di rigettare il ricorso della ditta costruttrice, la Alagia Alfonso (difesa dagli avvocati Pasquale Medina e Rocco Lista), contro la sentenza del Tar di Basilicata che già aveva dato il via libera alla decisione comunale di procedere all’abbattimento di due palazzine. 

Così, ora, se una partita giudiziaria sembra chiudersi, un’altra potrebbe aprirsi, con quanti hanno acquistato quegli edifici (ci sono abitazioni, ma anche i locali di un caseificio) che dovranno rivalersi del danno che l’abbattimento gli causerà. 
La vicenda è datata (i primi atti esaminati dai giudici sono del 1984) quanto complicata e frutto di complicati calcoli su livello di piano, livelli di interramento, indice di edificabilità e volumi tecnici. Ma il morale della favole contenuto nella determinazione 5 del 9 gennaio 2004 del responsabile dell’ufficio tecnico del Comune (rappresentato in giudizio dall’avvocato Rocco Brienza) che, annullava una serie di concessioni edilizie «determinando in 6.237,23 metri cubi i volumi realizzati oltre la volumetria massima consentita, pari a circa il 57% della volumetria massima ammissibile» e «ordinava la demolizione parziale dell’edificio denominato fabbricato n. 1 e dell’edificio nominato fabbricato n. 2 per una volumetria totale di 5.013,35 metri cubi con applicazione per la restante parte (pari a 1.223,95 metri cubi) della sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere abusivamente eseguite». 

Una parte, insomma potrà essere salvata pagando una multa pari al valore stesso degli edifici, un’altra, invece, dovrà essere necessariamente abbattuta. In più la ditta dovrà provvedere al ripristino delle opere di drenaggio nella zona dove ha realizzato le costruzioni. Un danno che, a valore di costruzione, viene grosso modo stimato in un milione e mezzo di euro solo per le volumetrie realizzate in eccesso. Volumetrie che erano state realizzate non conteggiando i suoli che dovevano essere destinati a via pubblica (e in un caso sommando la superficie di una particella a quella delle due subparticelle che la componevano), conteggiando un indice edificatorio più alto di quello normale, innalzando le altezze dei fabbricati. In base alle prescrizioni comunali, cioè, in pratica, realizzando un piano in più. 

Invece dei due piani fuori terra, infatti, alla prova dei fatti, ne era sorto un terzo, con quello che doveva essere un sottotetto che era diventato un appartamento con un’altezza media d 2 metri e 85 centimetri, con 2,30 metri di altezza nel punto più basso. Il «miracolo», era dovuto all’innalzamento del livello totale del fabbricato, che, per regolamento edilizio, non doveva superare i 7 metri e mezzo e che, invece, era notevolmente più alto. In più alcuni fabbricati del complesso edilizio realizzato erano stati posizionati sul ciglio della strada, mentre era prevista una distanza minima di 5 metri. Le cose non andavano fatte così, a quanto hanno detto i giudici del Tar prima e quelli del Consiglio di Stato poi, ma ora il capitolo è doloroso. Nello stesso complesso edilizio ci sono persone che hanno acquistato una casa regolare, altre una casa abusiva, senza sapere, all’epoca, quali fossero gli appartamenti «eccedenti la volumetria regolare». Così, al termine di questa triste lotteria, alcune famiglie si ritrovano col cerino in mano. Salvo la possibilità di rivalersi.

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