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Prostitute in prestito  per i clienti lucani

di GIOVANNI RIVELLI
Si facevano prestare donne da un’organizzazione campana per «venderle» in Basilicata. Ai domiciliari è finito il potentino Domenico Becce. Altri due indagati e decine di clienti filmati dai carabinieri e convocati come testimoni. Una decina di volte, secondo l’accusa, le squillo (tutte dell’est) venivano portate a Potenza da Becce. Sarebbero stati individuati in Basilicata cinque bordelli
Prostitute in prestito  per i clienti lucani
di GIOVANNI RIVELLI

«Concessionari» in Basilicata della prostituzione campana. Ci sono tre lucani nell’operazione «Erice» con cui carabinieri di Sala Consilina, con l’appoggio logistico dei colleghi lucani, su mandato della Procura della stessa città, hanno colpito un’organizzazione dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Dei tre lucani (nessuno dei quali ritenuto facente parte dell’associazione, ma sospettati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione) uno, Domenico Becce, 41 anni di Potenza, è stato posto agli arresti domiciliari, per un altro, Michele Morrone, 35 anni di Sant’Angelo Le Fratte, è stato previsto l’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria, e il terzo, Vincenzo Ammirati, di Balvano, è stato sottoposto a perquisizione. 

Nell’ambito del quadro di un’associazione a delinquere dedita allo sfruttamento della prostituzione di ragazze dell’Est messa in luce dai carabinieri guidati dal capitano Domenico Mastrogiacomo, comandante della Compagnia di Sala Consilina, i militari della stazione di Polla guidati dal maresciallo Francesco Vivone, avrebbero individuato per i tre lucani un ruolo da «concessionari», tanto nell’indirizzare clienti lucani presso le diverse case d’appuntamento messe su in Campania, tanto nel gestire dei «punti di prostituzione» direttamente in Basilicata, dividendo i proventi con il presunto capo dell’org anizzaz ione. I tre, stando alle accuse, in varie occasioni sarebbero andati a prendere ragazze «in prestito» dall’organizzazione per portarle a prostituirsi in appartamenti in provincia di Potenza. 

Almeno cinque i «bordelli » individuati in Basilicata (anche se non avevano carattere di stabilità) un paio dei quali anche nel capoluogo di regione. Se, insomma, l’organizzazione composta da campani, rumeni e bulgari (nove persone il cui capo, Giuseppe Durante, sarebbe stato «in strette relazioni» con il potentino Becce) gestiva direttamente il giro nel Vallo di Diano e nel basso Salernitano (a Sala Consilina, Polla, dove c’era anche un albergo ora chius), San Pietro al Tanagro, Teggiano, San Rufo, Atena Lucana, Caggiano e Battipaglia) e in altre regioni, come Calabria (Terranova di Sibari), Umbria (Orvieto) e Abruzzo (Roseto degli Abruzzi), al mercato lucano ci avrebbero pensato i tre «concessionari». 

Un giro ben documentato dai carabinieri che hanno effettuato anche una serie di riprese individuando non solo i presunti «papponi», ma anche i clienti che ora vengono convocati per essere sentiti come testimoni. Una decina le volte in cui le donne dell’Est sarebbero state portate in trasferta da Becce a Potenza, mentre per Morrone e Ammirati la contestazione riguarda 5 o sei casi ciascuno. E a quanto filtra dalle indagini, nelle giornate in cui venivano allestite le «filiali lucane», i clienti sarebbero stati tantissimi, mentre negli altri periodi veniva organizzata una «migrazione » dalla Basilicata, in particolare verso Battipaglia, dall’hinterland Potentino, e ad Atena Lucana, Polla e Teggiano dalla Val d’Agri.

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