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Maestra lucana «ho preso l'influenza e devo pagare»

di MASSIMO BRANCATI 
L’altra faccia dell’influenza. «Sono a casa con la febbre. Non so - dice S. T, 42 anni, maestra elementare di Potenza - se sia quella suina o quella stagionale. Questa influenza l’ho beccata facendo il mio dovere in mezzo alla pandemia, visto che molti alunni vengono a scuola già febbricitanti». Al danno si aggiunge la beffa: «Ora devo pagare una specie di tassa di 12 euro al giorno, ingiusto balzello per una malattia che potrebbe benissimo essere definita professionale»
Maestra lucana «ho preso l'influenza e devo pagare»
di MASSIMO BRANCATI 

Che sia influenza stagionale o «suina» non c’è differenza. No, questa volta il riferimento non è al quadro clinico, alla sintomatologia, alle cure. Per l’amministrazione pubblica si tratta di una malattia. Punto e basta. Una malattia che comporta l’assenza dal posto di lavoro e, di conseguenza, sulla scia della mannaia di Brunetta, la decurtazione dello stipendio. C’è un’altra faccia della pandemia che (ri)guarda da vicino, in particolare, gli insegnanti, chi lavora nel mondo della scuola, dove i virus, tradizionalmente, trovano terreno fertile. Sta accadendo che qualche docente comincia a lanciare segnali di insofferenza. 

È il caso di S. T., 42 anni, maestra elementare di Potenza: «Sono a casa con l’influenza. Non so se sia quella suina o quella stagionale. Fatto sta che ho la febbre e non posso andare a lavorare. Questa influenza - spiega - l’ho beccata facendo il mio dovere in mezzo alla pandemia, visto che molti alunni vengono a scuola già febbricitanti e in preda a crisi da starnuto». Al danno si aggiunge la beffa: «Non solo - dice - mi ritrovo a letto con 38 di febbre dopo aver fatto il mio dovere fino in fondo, ma devo pagare una specie di tassa di 12 euro al giorno che il ministro ha fissato per i lavoratori del pubblico impiego. Ritengo particolarmente ingiusto questo balzello per una malattia che potrebbe benissimo essere definita professionale». 

S. T. evidenzia che «per colpa di pochi (fannulloni) sono stati persi diritti fondamentali che erano la conquista di anni di lotte sindacali. È troppo facile, come fa il ministro Brunetta, “sparare nel mucchio”, invece di individuare e colpire solamente chi è responsabile di un certo tipo di comportamento lesivo nei confronti della pubblica amministrazione. Trovo discriminatorio ed altamente incostituzionale - aggiunge la nostra lettrice - il trattamento riservato ai dipendenti pubblici che dovranno essere reperibili presso il proprio domicilio per una fascia oraria quasi doppia rispetto a quella applicata a tutti gli altri lavoratori». 

Egidio Basile, decano dei presidi potentini, ritiene che la vicenda segnalata da S. T. sia l’ennesima stortura presente nel mondo didattico italiano: «Sono d’accordo con la collega, ma il Governo non vuol sentire ragioni. Probabilmente - aggiunge Basile - per evitare situazioni come quella segnalata dall’insegnante, sarebbe opportuno prevedere una vaccinazione di massa del corpo docente ». 

«Considerare l’influenza una malattia professionale - dice Mimmo Telesca, segretario regionale della Cgil Scuola - mi sembra esagerato. Ma S. T. ha sollevato un problema molto serio: nella scuola, contrariamente a quanto si pensa, i docenti sono molto attaccati alla classe e con gli alunni c’è un rapporto interpersonale molto forte. Ci si assenta davvero poco. Colpire, così come sta facendo Brunetta, chi è a letto con la febbre è davvero assurdo. Soprattutto se parliamo di insegnanti che difficilmente si assentano da scuola».

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