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H1N1, muoiono una donna in Puglia e un bimbo a Potenza

E' deceduta nel pomeriggio di ieri, nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari, la donna di 52 anni di Andria che soffriva di patologie legate all’obesità. Anche in Basilicata si è registrato il primo decesso riconducibile in qualche modo a influenza A, si tratta di un bambino di nove anni di Melfi, affetto da meningite, morto nell’ospedale di Potenza
H1N1, muoiono una donna in Puglia e un bimbo a Potenza
BARI - Si è registrato ieri sera nel Polclinico di Bari il primo decesso causato da influenza H1N1 si tratta di una donna di 50 anni, di Andria, che era stata trasferita giovedì 5 novembre dalla cittadina del nord barese per le complicanze respiratorie e cerebrali dovute all’infezione da virus Influenza H1N1. 

La paziente, che presentava anche altre complicanze, era stata ricoverata presso la Sala Arcobaleno, allestita nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari per assistere gli ammalati gravi di nuova influenza, e assistita con un dispositivo ECMO, la cui funzione principale è quella di ossigenare il sangue in circolazione extracorporea. Al momento altri due pazienti sono ricoverati nell’unità di crisi barese. 

Anche in Basilicata si è registrato il primo decesso riconducibile in qualche modo a influenza A, si tratta di un bambino di nove anni di Melfi, affetto da meningite, morto nell’ospedale di Potenza. 

ospedale San Carlo di PotenzaIL BIMBO AVEVA ORGANI VITALI KO
di GIOVANNI RIVELLI
«Multi organ faillure determinata da shock settico dovuto a infezione da germe positivo per meningococco in paziente positivo all’influenza H1N1». La dizione scientifica della causa della morte del bimbo di 9 anni deceduto giovedì pomeriggio all’ospedale San Carlo di Potenza è questa, ma la «volgata», nella sua chiarezza, mette ancor più paura. Organi vitali in tilt per una meningite fulminante su un bambino a cui l’influenza suina aveva abbattutto le difese immunitarie. 

La morte non rientrerà nelle «statistiche» delle vittime del virus H1N1, ma, con ogni probabilità, se non avesse preso quell’influenza il bimbo di Melfi non solo sarebbe vivo ma non avrebbe mai contratto la meningite. Esattamente come i tanti «portatori sani» del batterio. Si stima che i portatori sani di meningococco siano circa il 10% della popolazione. Il batterio «staziona» nello spazio naso-faringeo ma se attraversa lo spazio naso-faringeo e penetra nella circolazione sanguinea può essere mortale. E, anche se le analisi definitive sul sangue arriveranno solo questa mattina, è quanto si pensa sia successo al piccolo di Melfi. La famiglia del bambino, nella settimana scorsa, era stata soggetta all’influenza. Il bimbo l’aveva contratta poi era guarito ed era tornato a scuola. 

Nel pomeriggio di mercoledì 11, però, la mamma ha iniziato a notare delle macchie rosso/violacee sul corpo del bambino che diceva di non sentirsi bene. L’ha portato al pronto soccorso dell’ospedale di Melfi e, alle 21, è stato trasferito all’ospedale di Venosa dove c’è Perdiatria. Da qui, vista la gravità della situazione, è stato trasferito al San Carlo di Potenza dove è giunto a mezzanotte e 20. Gli è stata diagnosticata una infezione generalizzata con alterazioni metaboliche e della coagulazione. Quelle macchie color porpora che si estendevano sul corpo erano una «coaugulazione intravasale disseminata», dovuta a un’infezione non specifica di un organismo, ma più frequente per il meningococco. Le piastrine erano scese da 400mila a 9mila, il sangue ristagnava nelle vene compromettendo la funzione di più organi vitali e bloccando la circolazione sanguigna, con la pressione ridotta al minimo. 

Il quadro si faceva sempre più grave. Fatti i prelievi per le analisi del caso (la prima sul liquor ha dato riscontro positivo al meningococco già nella serata di giovedì, l’altra, sul sangue, è attesa per oggi), nonostante la terapia di supporto praticata al reparto di Rianimazione, il bambino è morto alle 17.45. Gli esami sui tamponi hanno rivelato una tragica realtà. Il bambino aveva contratto l’influenza A che aveva determinato un quadro di «anergia», ossia di difesa delle cadute immunitarie. Successivamente era venuto in contatto con un meningococco (ne era portatore sano o, più facilmente, ha avuto contatto con un portatore sano con un contatto di saliva, magari dando un morso alla stessa merendina o portando alla bocca le mani sporche) che ha determinato l’infezione con un’evoluzione fulminea. 

Una tragica e terrificante coincidenza di eventi. Anche perchè se per curarsi dall’influenza il bambino avesse utilizzato un antibiotico (che per l’influenza H1N1 è sconsigliato) il batterio del Meningococco sarebbe stato distrutto. Se. Purtroppo solo se. E con i se non si possono fare i conti. Ora restano solo il dolore. E la paura.

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