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Acque lucane in  vendita. Gaudianello  tra Usa e Vulture

di GIOVANNI RIVELLI
La proprietà accusa il gruppo americano di essere scomparso e minaccia causa. Ma da oltre oceano giunge una smentita. Nei cinque anni da 2004 al 2008 la società ha perso 14 milioni di euro. Disavanzo ridotto dall’anno scorso ad oggi da 3,5 a 1,5 milioni
• Trattativa interrotta o forse no
• Acque lucane, un mercato che fa gola
Acque lucane in  vendita. Gaudianello  tra Usa e Vulture
di GIOVANNI RIVELLI

La trattativa col gruppo italoamericano Rienzi rallenta, e anche se all’orizzonte potrebbe profilarsi una nuova cordata, la Gaudianello avvia la riorganizzazione aziendale. Mai così effervescenti le bollicine più famose del Vulture, al centro di una trattativa che abbraccia le due sponde dell’Oceano Atlantico e riserva colpi di scena. Ieri, intanto, l’amministratore delegato della società, Alberto Alfieri, ha incontrato i sindacati per illustrare un piano di riorganizzazione aziendale che ha l’obiettivo di riportare ordine nei conti dell’azienda. Il piano, in verità, non è un fatto totalmente nuovo. La riorganizzazione era stata «disegnata» già un anno fa, poi si bloccò sulla scia della trattativa avviata con il gruppo dell’italoamericano Mike Rienzi, già distributore delle acque del Vulture nel Nord America, che voleva conquistare il marchio lucano e farne un player internazionale «invadendo» il mercato nordamericano della ristorazione di alto livello ed effettuando grandi forniture, tra cui una all’esercito amer icano. 

L’intesa pareva essere stata raggiunta e per questo il «riassetto » si era bloccato per evitare di varare una strategia che sarebbe stata poi modificata da una successiva strategia diversa del nuovo proprietario, ma dopo che l’incontro di conclusione fissato tra le parti per il 22 settembre scorso (per motivi che vediamo meglio a parte) non ha dato gli esiti sperati, il cda della Gaudianello Spa ha riavviato il piano di riorganizzazione aziendale con l’obiet - tivo di riportare , in tempi brevi, l’azienda leader nel mercato del sud delle acque minerali in una condizione di riequilibrio economico e fin anziario. La posizione di leadership della Gaudianello nel mercato delle acque minerali, infatti, non è in dubbio, ma a creare preoccupazione è la situazione economico finanziaria del gruppo. Tra le prime 10 aziende di acque minerali italiane, con un fatturato che negli ultimi tre anni è stato praticamente stabile (41,174 milioni di euro nel 2007. 

Saliti a 42,017 nel 2008 e con una previsione di circa 41 milioni per fine 2009) Gaudianello controlla quasi un terzo del mercato del Mezzogiorno e si colloca addirittura al quarto posto in Italia tra le aziende di acque effervescenti. Numeri di successo, ma c’è un ma: nel quinquennio 2004/2008 l’azienda ha accumulato perdite per oltre 14 milioni di euro ripianate dall’aumento di capitale del socio Efibanca (la banca d’affari del gruppo Banco Popolare) lo stesso che aveva avviato la trattativa per la vendita con Rienzi e che, evidentemente non non è disposto a veder trasformare l’azienda lucana in un pozzo senza fondo. Da qui la decisione di procedere alla riorganizzazione che non dovrebbe, però, toccare nessuno dei 122 dipendenti attualmente in forza alla società, ma puntare ad aumentarne i ricavi pro capite. 

A dati 2006, infatti, l’azienda ricavava poco più di 300mila euro per ogni dipendente, a fronte di valori sostanzialmente diversi di altre aziende del settore, come i 385mila pro capite della Ferrarelle e, addirittura, i 2 milioni per dipendente della Uliveto. Da qui la necessità di quella che nell’incontro di ieri è stata definita una «razionalizzazione» per consolidare un percorso «virtuoso» che ha visto le perdite ridursi dai 3,5 milioni dell’anno scorso a un milione e mezzo quest’a n n o. U n’intenzione che aveva creato allarme in azienda, dove circolavano voci che parlavano della possibilità di esternalizzazione di alcuni servizi (dalla logistica alla guardiania) che attualmente danno lavoro a 29 dipendenti diretti. Ma nell’incontro che si svolto ieri in Confindustria a Potenza di questo non si è parlato, lasciando spazio solo a una fase di «studio» che possa servire a rendere l’azienda più appetibile sul mercato. E il cerchio si chiude ritornando a parlare di cessione. Perchè se dall’azienda di Monticchio accusano Rienzi di essersi tirato indietro rispetto agli impegni assunti e danno corso alle vie legali per ottenere il risarcimento di quello che considerano un danno (accuse che Rienzi rigetta dicendo di non essersi affatto disinteressato della partita), i «rumors» parlano di u n’altra possibile trattativa per la cessione dell’azienda che vedrebbe in campo una non meglio precisata «cordata» con all’interno imprenditori locali. Ma, in questo caso, la trattiva potrebbe essere ancora più in fase embrionale rispetto a quella che era una intesa quasi fatta col gruppo Rienzi. E una «razionalizzazion » corre il rischio di diventare indispensabile.

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