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SOS Ricerca lucana Poli di eccellenza restano solo su carta

di ANTONELLA INCISO 
Tre poli di eccellenza sull’innovazione e il trasferimento tecnologico in Basilicata. Ad essi sono destinati 63 milioni di euro, fondi provenienti dai Fas. Ma tutto rischia di restare solo sulla carta. Sino ad oggi, infatti, i tanto attesi finanziamenti non sono stati ancora erogati e non è chiaro quando queste risorse saranno assegnate. La ricerca, insomma, non decolla. E la Basilicata continua ad assistere alla fuga dei cervelli
• «Ambiente e know how per attrarre i ricercatori»
• «Risorse statali insufficienti». Il grido d’allarme del Cnr
• Fermi al palo progetti per imprese ed enti
SOS Ricerca lucana Poli di eccellenza restano solo su carta
di ANTONELLA INCISO

Paesi che si spopolano, giovani laureati e diplomati che vanno via, lavori precari, imprese che sono costrette a fare i conti con la crisi. È la Basilicata in chiaroscuro, una regione che nonostante le buone intenzioni, continua ad essere costretta a confrontarsi con disoccupazione, precariato e spopolamento. Per far restare i giovani serve lavoro. Per creare occupazione è necessario favorire la competitività, per puntare su queste cose sono indispensabili gli investimenti. Soldi come i fondi che la Regione vuole destinare alla creazione di tre poli di eccellenza che lavorino sull’innova - zione e il trasferimento tecnologico nei diversi settori. Ad essi - nelle intenzioni della Giunta De Filippo - sono destinati 63 miliardi di euro. Fondi provenienti in parte dai Fas, in parte da altre risorse regionali. Una cifra cospicua, quindi, che secondo le previsioni dovrebbe consentire ai tre centri di ricerca di diventare degli attrattori di risorse produttive e di imprese. 

Il rischio, però, è che - nonostante progetti e buone intenzioni - quei centri rimangano sulla carta. Il motivo? I cronici tagli alle risorse. Sino ad oggi, infatti, i tanto attesi fondi Fas non sono stati ancora erogati e non è chiaro quando queste risorse saranno assegnate. Un problema che di fatto rende impossibile la concretizzazione di almeno due dei tre poli di eccellenza. A sostegno di questi poli dai finanziamenti Fas devono arrivare 40 miliardi di euro. Soldi a cui si dovrebbero aggiungere altri 23 miliardi di euro provenienti da fondi europei Po Fse 2007 - 2013. Come detto, però, quei soldi ad oggi non ci sono. E nessuno è in grado di dire se e quando arriveranno. Il che rende concreta la possibilità che i centri finiscano nel «libro dei sogni» della regione. Come tante altre opere pubbliche di cui si parla da anni senza che vengano costruite. Ma - soldi permettendo - quali sono i poli di ricerca su cui la Regione intende scommettere. Due le strutture da creare ex novo, mentre una quella da potenziare. In particolare, una delle previsioni riguarda la creazione di un polo di ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico nel settore del cambiamento climatico, integrato con i problemi della coltivazione e produzione delle risorse alimentari. Per rendere più incisiva l’azione di questo centro, esso dovrà lavorare in sinergia con l’Enea di Rotondella e con grandi imprese presenti sul territorio regionale come Telespazio e il distretto agrolimentare del Metapontino. Il tutto anche allo scopo di intervenire sui problemi di desertificazione che alcuni territori agricoli della regione sperimentano. Dedicato all’innovazione e al trasferimento tecnologico in materia di biotecnologie applicate all’ag ricoltura e alla produzione alimentare, invece, il centro che si vuole creare nel Metapontino. Una struttura che dovrà fare ricerca a favore del mondo agricolo e della trasformazione industriale dei prodotti alimentari regionali. Inoltre, il polo potrà lavorare a progetti specifici richiesti da imprese agroindustriali locali che potranno essere coinvolte anche economicamente. Insomma, una struttura importante che non dovrà lavorare da sola ma in collaborazione con il centro Enea, l’U n ive r s i t à della Basilicata e Metapontum Agrobios (che per il centro di ricerca metterà a disposizione anche i suoi locali). Infine, dopo la creazione ex novo di queste due strutture, parte dei finanziamenti devono essere dedicati al potenziamento del campus di ricerca dedicato all’auto - motive della Fiat a Melfi. L’idea è quella di affiancare alle attività di sviluppo di innovazione di processo e di tipo organizzativo legate al manufactoring una scuola di formazione su queste tematiche rivolta sia agli ingegneri della Fiat, sia alle piccole e medie imprese locali anche «non appartenenti all’indotto Fiat interessate ad acquisire tali metodiche di organizzazione della produzione». D’altra parte, che si tratti di una struttura strategica viene evidenziato dalla stessa Regione che nel Programma attuativo regionale spiega «come l’area di ricerca della Fiata ha una importanza assolutamente primaria nel panorama economico ed industriale italiano perché i risultati dello sviluppo di metodi di produzione avanzati, con le conseguenti ricadute in termini di maggiore efficienza tecnico- economica e di qualità del prodotto, oltre che servire per sostenere la competitività del principale gruppo industriale italiano potranno essere trasferiti anche ad altri settori dell’in - dustria manifatturiera regionale e nazionale». Insomma, progetti importanti, interessanti, capaci di attrarre risorse produttive e di favorire il know how, ma anche programmi che rischiano di rimanere sulla carta. Almeno per ora. Molto, infatti, si deciderà nella prossima riunione del Cipe. Una riunione attesa da tempo, fissata e poi slittata, da cui dipende molto del futuro economico della ricerca in Basilicata e non solo di quella.

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