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Università lucana rischio chiusura per 4 facoltà

L’appello del rettore Mauro Fiorentino: l’attuale impianto normativo è iniquo e ci penalizza. «Siamo nell’assoluta impossibilità di sostenere l’offerta formativa attuale. Nel 2010-2011 si rischia una forte contrazione». «La soluzione va trovata in ambito politico, inserendoci nel solco della concertazione trilaterale governo, Regione e ateneo»
Università lucana rischio chiusura per 4 facoltà
di MAURO FIORENTINO [* rettore Università di Basilicata] 

Alla luce dell’attuale contesto normativo il problema consiste nell’assoluta impossibilità di sostenere l’offerta formativa attuale, o peggio, nella conseguente necessità di contrarre fortemente, a partire dall’anno accademico 2010-2011, l’of ferta formativa dell’ateneo lucano. In particolare, dovranno essere disattivati obbligatoriamente, per l’impossibilità di soddisfare i requisiti imposti dai decreti ministeriali vigenti, alcuni corsi di studio consolidati nelle quattro facoltà istituite fin dall’avvio dell’ateneo lucano (Agraria, Ingegneria, Lettere e Scienze MM.FF.NN.) e, cosa di impatto sociale forse ancor maggiormente critico, dovranno essere chiuse le quattro nuove facoltà (Architettura, Economia, Farmacia, Scienze della Formazione), i cui corsi, istituiti e attivati solo tre anni fa, hanno rappresentato il punto di arrivo di una lunga e complessa progettazione, realizzata congiuntamente da Università, Regione e governi nazionali, per dare idonea risposta alla reale esigenza della comunità locale di avere un’università capace di limitare significativamente l’atavica emigrazione intellettuale giovanile e di rappresentare un hub culturale e scientifico idoneo ad accelerare con competenze qualificate e diversificate i processi di sviluppo economico e sociale. 

In questo contesto, tra l’altro, sembrano poter aiutare poco sia il consistente intervento della Regione Basilicata, che al sostegno del progetto di sviluppo dell’Università lucana ha destinato, con legge regionale, la somma di 5 milioni di euro/anno a valere sulle royalties delle estrazioni petrolifere, sia la realizzazione del campus universitario di Matera (in fase di avvio dei lavori), finanziato con accordo di programma Stato-Regione, proprio in una sede in cui la contrazione dell’offerta formativa può riportare l’impegno dell’Università ai livelli assolutamente iniziali di circa quindici anni fa. 
rettore lucano Mauro FiorentinoSi è arrivati a questa situazione per l’impossibilità di attuare l’accordo di programma Università Regione che destina i 5 milioni di euro/anno per intero all’acquisizione della docenza necessaria a sostenere i corsi di studio programmati nelle vecchie e nuove facoltà. Per dare l’idea della dimensione dell’intervento di sostegno, si rilevi che 5 milioni di euro/anno sarebbero sufficienti a coprire l’intero fabbisogno di professori e ricercatori al fine di consolidare e sviluppare l’attuale offerta formativa dell’Unibas. 

L’impossibilità di dare attuazione al programma Università-Regione deriva dal contesto combinato dall’applicazione congiunta di leggi finanziarie e decreti ministeriali che in sostanza comportano: 
a) il perdurante blocco dei concorsi per professori associati e ordinari; 
b) la limitazione delle assunzioni di personale nei limiti del 50% del turn over; 
c) l’incertezza normativa per la destinazione dei contributi regionali alle spese fisse anche oltre il limite del 90% del fondo di finanziamento ordinario; 
d) l’imposizione di requisiti necessari di docenza sempre più stringenti che consentiranno di fatto solo un’offerta formativa ancor più limitata di quella che si era consolidata prima del Dm 509/99; 
e) l’imposizione di disattivare corsi di studi a basso numero di immatricolati, che impedirà di fatto di formare in Basilicata i docenti di importanti discipline di base per le scuole di ogni ordine e grado; tra detti corsi potrebbero rientrare anche quelli che il Ministero, attraverso il progetto lauree scientifiche, ha sentito l’esi - genza di sostenere perché ritenuti fondamentali per lo sviluppo del Paese; 
f) l’impossibilità di intervenire con modifiche sostanziali dei programmi didattici delle sedi diverse da quella amministrativa, cosa che conferisce maggiore rigidità all’intero impianto programmatico. 

Senza considerare, infine, altre leggi condizionanti e vincolanti, quale, ad esempio, quella recente che ci impone di attivare un corso di laurea magistrale nel settore degli studi archeologici per consentirci di mantenere la scuola di specializzazione in Archeologia.

Cosa fare? La più idonea soluzione del problema va forse trovata in ambito politico, inserendoci nel solco della consolidata esperienza di concertazione trilaterale Governo, Regione e Università di Basilicata. Sarebbe opportuno ispirare un intervento finalizzato al completamento di un progetto di sviluppo dell’ateneo lucano avviato ma non ancora concluso. Ricordo gli atti più significativi compiuti su questo terreno: in primis l’accordo di programma trilaterale per il finanziamento di 24 milioni per nuove infrastrutture universitarie a Potenza e a Matera; il protocollo d’intesa Miur-Regione- ateneo firmato con il ministro del governo passato e riconfermato dall’attuale dicastero; l’istituzione da parte del ministero delle quattro nuove facoltà. In questo ambito è anche importante richiamare il decreto Milleproroghe che demanda ad un accordo tra Regione e Università la possibilità di procedere ad assunzioni di personale ad avvalersi sul finanziamento regionale. Pertanto, una strada possibile potrebbe essere quella di demandare in quei territori e in quelle situazioni nelle quali si evidenziano specificità così marcate, la definizione delle modalità più idonee per raggiungere i giusti obiettivi di razionalizzazione del sistema universitario, ad un accordo Stato-Regione-Università da convertire in tempi molto brevi, che tenga conto delle importanti situazioni di contesto.

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