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Eurostar da "incubo" scatta una petizione

di GIOVANNI RIVELLI 
Una cinquantina di viaggiatori del treno Eurostar Taranto-Roma ha dato vita a una petizione per lamentare le condizioni in cui sono costretti a viaggiare e chiedere a Trenitalia di porre rimedio, alle amministrazioni pubbliche di vigilare. Il documento è stato inviato, oltre che a Trenitalia, al Ministero dei Trasporti e agli assessorati ai trasporti di Basilicata, Puglia e Campania
Eurostar da "incubo" scatta una petizione
POTENZA - Di fronte all’ennesimo ritardo, all’ennesimo bagno sporco, all’ennesimo impianto di condizionamento fuori uso, hanno preso carta e penna e hanno avviato la protesta. Una cinquantina di viaggiatori del treno Eurostar Taranto-Roma hanno dato vita a una petizione per lamentare le condizioni in cui sono costretti a viaggiare e chiedere a Trenitalia di porre rimedio, alle amministrazioni pubbliche di vigilare. Il documento è stato inviato, oltre che a Trenitalia, al Ministero dei Trasporti e agli assessorati ai trasporti di Basilicata, Puglia e Campania, per lamentare «il sistematico disinteresse - hanno scritto i viaggiatori - da parte dell’azienda e delle Istituzioni alla qualità del servizio, che è ampiamente al di sotto degli standard e, ancor più, di un livello di civiltà accettabile». 

Il «casus belli» è il treno Eurostar 9360 Taranto- Roma del 29 ottobre scorso. I problemi sollevati dai viaggiatori sono legati «al ritardo di 47 minuti, al cattivo funzionamento del sistema di condizionamento ed alla scarsa igiene di alcune toilettes, ribadendo - spiegano nella petizione che i problemi evidenziati sono purtroppo ricorrenti». 

«Il 26 ottobre, appena tre giorni prima - dicono i sottoscrittori della petizione - lo stesso treno Eurostar 9360 è arrivato a Roma con un ritardo di 50 minuti» e spiegano che «la carta dei servizi prevede che i treni Eurostar garantiscano comfort, velocità e sicurezza» ma tutto resta un sogno. Problemi evidenti, se si considera, spiegano «che sulla relazione Taranto-Roma è in uso il treno Etr 450, ormai in via di dismissione». «La verità - spiega Rosario Gigliotti, uno dei promotori della protesta - è che la situazione è nota come è noto il disinteresse di Trenitalia». 

E l’idea di protestare sarebbe venuta stesso da un dipendente Fs. «Viaggio tutte le settimane - spiega Gigliotti - e quando una volta mi sono rivolto al capotreno per lamentarmi, lui mi ha detto: “Riferisco le rimostranze, ma tanto non otterrete niente, la colpa è vostra. Un treno così in un'altra regione d'Italia non partirebbe perchè sarebbero così tanti i cittadini che si ribellerebbero che io sarei costretto a dire all'azienda: in queste condizioni non posso partire”. Aveva ragione ».
di GIOVANNI RIVELLI

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