Lo scenario
Mercato fondiario lucano: compravendite in netto calo
Nonostante i prezzi siano rimasti invariati si preferisce fittare terreni ed aziende
La compravendita di terreni agricoli in Basilicata per l’intero 2022 è risultata molto ridotta nonostante il prezzo lo scorso anno abbia registrato aumenti molto contenuti - tra lo 0,5 e lo 0,8 per cento ad ettaro (quello medio è di 15mila euro ad ettaro con forti oscillazioni fra il Metapontino con quotazioni sino a 22mila/ha e le aree più interne tra i 7-8mila/ha) - con la prevalenza all’affitto. I dati dell'ultimo Censimento dell'agricoltura del 2020 rilevano, nel confronto tra la precedente rilevazione censuaria (2010), un dimezzamento pressoché totale delle aziende con superficie in proprietà (-47,3 per cento), in netto contrasto con le sorti delle aziende condotte solo su terreni in affitto, aumentate del 34,7 per cento.
Questa, in estrema sintesi, la situazione del mercato fondiario lucano analizzato attraverso le informazioni ricevute dagli operatori del settore, intervistati durante l'annuale indagine curata dalla sede regionale del Crea-Pb - coadiuvata dal Consiglio dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali - e i dati pubblicati da altre fonti ufficiali. Prima conclusione: si preferisce fittare (soprattutto se giovani) terreni ed aziende agricole per aggirare il problema della liquidità. La domanda di terreni – sottolineano gli esperti - proviene dal settore agricolo per l’esigenza dell’imprenditoria di aumentare la superficie aziendale, soprattutto di seminativi e pascoli, e in parte da non professionisti del mondo agricolo come investimento in «bene rifugio» o in attività quali l’agriturismo, nonché da investitori stranieri in ambito energetico (Montagna di Potenza, Basso Sinni e Collina materana) connessa alla domanda sempre crescente per rendite costanti pluriennali e sicure. La novità vera e propria è rappresentata dagli investitori di società di energia solare interessati a comprare terreni per impianti di pannelli fotovoltaici.
Sono i compratori più disponibili a trattare terreni specie in collina e montagna considerati marginali. L’andamento del mercato fondiario, pur mantenendo una certa uniformità tra le due province in termini di prezzi medi dei terreni generalmente invariati rispetto all’anno precedente, ha rilevato alcune diversità in distinti ambiti territoriali. La Montagna del Medio Agri e di Potenza (Provincia di Potenza) e le Colline di Irsina, le Colline Materane e le Colline del Basso Sinni (Provincia di Matera), hanno caratterizzato con piccoli segnali la situazione di immobilità avvertita su tutto il territorio regionale. Nel potentino, non solo il Medio Agri suscettibile solo per l’olivo di una variazione positiva del 5 per cento, ma anche la Montagna di Potenza, ha registrato una variabilità di prezzo compresa tra -5 per cento e + 1 pr cento per i seminativi e del -5 per cento per il bosco.
Diversamente, il materano ha segnato posizioni in crescita tra il 5 per cento ed il 15 per cento per i seminativi nella regione agraria delle Colline di Irsina e delle Colline Materane e del 4 per cento per i seminativi irrigui delle Colline del Basso Sinni. Il livello degli scambi, pur generalmente invariato ha registrato, come nei prezzi medi, alcune evidenze puntuali di maggiore attività (Montagna di Potenza ed Alto Basento) tanto quanto di minore dinamicità (Medio Agri e Montagna di Potenza, mentre il rapporto tra domanda e offerta, rispetto all’anno precedente, a fronte di una dominante condizione di equilibrio, si è diviso tra richiesta e disponibilità di seminativi, motivata, nel primo caso, dalla misura del primo insediamento e dalla necessità di aumentare la superficie aziendale e, nel secondo caso dalla cessazione della pratica agricola, dalle difficoltà economiche dell’imprenditoria, dalle criticità presentate dal mercato dei prodotti soprattutto in termini di prezzi, dal costante spopolamento che ha orientato verso altre attività lavorative, dai reinvestimenti in altri beni ed in alcuni casi, dalla pandemia, che sebbene non determinante, si è aggiunta alle difficoltà già presenti.
Gli esperti del Crea segnalano la categoria del “pascolo” quale domanda dominante in Collina Materana e Medio Basento motivata dalla scadenza dei contratti ventennali di fitto che hanno spinto i proprietari di allevamenti estensivi alla ricerca di terreni determinando il dimezzamento del numero dei capi laddove non è stato possibile arrivare all’acquisto e/o al fitto. Anche nel Metapontino è stata registrata una maggiore offerta di fondi piuttosto frammentati, mentre gli scambi non hanno rilevato alcuna variazione a causa del perdurare dello stato di crisi dell’economia italiana che ha gravato sensibilmente su un settore vessato da alti costi di produzione, affatto compensati da un adeguato livello dei prezzi di vendita dei prodotti alla produzione, e dalla diminuzione dei consumi dei prodotti alimentari.
Una debole vivacità in termini di domanda è stata riscontrata rispetto ai terreni investiti a colture specifiche come fragole e drupacee. Una tendenza verso l’acquisizione di seminativi si è rilevata, invece, nella regione delle Colline di Irsina. All’offerta prevalente di terreni più frammentati sono state associate le note motivazioni legate all’abbandono del comparto da parte degli agricoltori più anziani, all’occupazione in lavori alternativi a quello agricolo e alla cessione per la scarsa remunerazione connessa alla ridotta dimensione aziendale.
La tendenza futura verso la quale potrebbe orientarsi il mercato fondiario lucana – è la conclusione della ricerca - indicherebbe un incremento dell’offerta e una ulteriore diminuzione delle quotazioni dei prezzi dei fondi agricoli a causa della profonda incertezza sulle possibili evoluzioni del mercato che, nell’area della Pianura Metapontina, lascia intravedere dei margini di miglioramento legati ad una commercializzazione più agevole dei prodotti ortofrutticoli ma ancora piuttosto «ingessata». Non si esclude tuttavia, una ripresa della domanda, soprattutto, di terreni a seminativo. La mancanza di disponibilità finanziaria da parte degli operatori, annessa alle perduranti difficoltà di accedere al credito bancario, rappresenta tuttavia ancora il principale motivo alla base delle incertezze riscontrabili sul territorio regionale.