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Crisi: a Matera +20% in coda alla Caritas

di EMILIO SALIERNO 
Nel 2008 sono aumentate di almeno il 20 per cento le persone che, a causa del disagio economico, si rivolgono ai centri diocesani della Caritas. Il dato materano è in linea con quello nazionale dell’ultimo rapporto sulla povertà realizzato dalla Caritas italiana. Tra i 372 centri di ascolto interessati alla rilevazione c’è anche lo sportello Caritas di Serra Rifusa
Crisi: a Matera +20% in coda alla Caritas
MATERA - Nel 2008 sono aumentate di almeno il 20 per cento le persone che, a causa del disagio economico, si rivolgono ai centri diocesani della Caritas. Il dato materano è in linea con quello nazionale dell’ultimo rapporto sulla povertà realizzato dalla Caritas italiana. Tra i 372 centri di ascolto interessati alla rilevazione c’è anche lo sportello Caritas di Serra Rifusa. 

Nel 2008, rispetto al 2007, l'aumento medio delle richieste di aiuto, un po’ dovunque nel Sud, è stato del 20 per cento e per il 2009 è probabile che i poveri aumentino ancora. La crisi miete vittime tra i titolari di contratti a termine, tra impiegati che perdono il posto di lavoro, cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio. Chi chiede aiuto (il dato è relativo al 2007) non appartiene alla categoria comunemente indicata come “povertà estrema”. 

Secondo la Caritas, nel 2009, la crisi economica ha scatenato una "povertà inattesa", che si riflette soprattutto nell’esplosione degli ammortizzatori sociali (nel Materano, da gennaio a settembre, il numero di ore di cassa integrazione è di 4536, con un incremento del 10,1 per cento in più rispetto ai primi nove mesi del 2008), nel mancato rinnovo dei contratti a termine, nella forte crescita dell'iscrizione al collocamento e alle liste di mobilità, nel calo delle assunzioni. Maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati. Senza contare la povertà sommersa, quella che non riesce a farsi avanti per chiedere aiuto. 

Don Filippo Lombardi, responsabile della Caritas diocesana: «Il dato che rileva l’aumento del 20 per cento di persone che si rivolgono al nostro sportello viene fuori dalla rilevazione effettuata in 15 delle nostre parrocchie. A dire il vero, sfuggono alla verifica molti casi di gente di cui non abbiamo i dati ma che comunque sono aiutati dalla Caritas ». 

Don Lombardi conferma che dal 2007 c’è stato un picco del disagio. «Se sino a due anni fa la povertà era limitata a casi noti, ora bisogna registrare nuove tipologie, persone che hanno perso il lavoro, e in città ce ne sono tante. Registriamo un aumento delle donne sole, separate e con figli, che non hanno il mantenimento del marito». Tra le note dolenti, l’inade guatezza del supporto pubblico a questo tipo di problemi. «C’è un’assenza quasi totale dei servizi sociali rispetto alle situazioni di disagio – rileva don Filippo – soprattutto per quanto riguarda il sostegno economico ». 

È servita o no la “Cittadinanza solidale” governativa e i relativi contributi? «La misura avrebbe dovuto contrastare la povertà, ma in realtà è stata più che altro assistenzialismo e nulla di più, senza innescare quel circuito virtuoso che pur era stato ipotizzato. Il fatto è che il divario tra aree del Paese più forti e altre deboli si accentua sempre di più e dove lo Stato dovrebbe investire maggiormente, come nel Mezzogiorno, si investe di meno. Noi, attraverso l’opera di assistenza che garantiamo, tocchiamo davvero per mano questo deficit».
di EMILIO SALIERNO

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