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La Geolab farà rotta sulla costa lucana per la Yvonne A

di PINO PERCIANTE
La vicenda delle «navi dei veleni» verso una svolta. Forse. Ieri la nave «Mare Oceano» è approdata a Cetraro per accertare se il relitto ritrovato il 12 settembre scorso appartiene davvero alla Kunsky. Poi dovrebbe far rotta verso Maratea alla ricerca della «Yvonne A», che, secondo il pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti, fu fatta affondare con il suo carico di 150 bidoni di fanghi radioattivi a largo della cittadina tirrenica
• Pressioni dal Wwf: «la nave Oceano scandagli il mare di Maratea»
La Geolab farà rotta sulla costa lucana per la Yvonne A
di PINO PERCIANTE

MARATEA - La vicenda delle «navi dei veleni» verso una svolta. Forse. Ieri la nave «Mare Oceano» è approdata a Cetraro per accertare se il relitto ritrovato il 12 settembre scorso appartiene davvero alla Kunsky. Poi, sempre che il Ministero dell’Ambiente dia l’ok, la nave della Geolab di Napoli farà rotta verso Maratea alla ricerca della «Yvonne A», che, secondo il pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti, fu fatta affondare con il suo carico di 150 bidoni di fanghi radioattivi a largo della cittadina tirrenica. Le ricerche si concentreranno in particolare a 13 miglia dalla costa, in una zona dove, a 800 metri di profondità, (come riportato dalla Gazzetta nei giorni scorsi) si troverebbe una massa di origine sconosciuta. L’Astrea, la nave dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), non ha potuto chiarire di cosa si tratti. Da qui la richiesta della Procura di Lagonegro della «Mare Oceano». La sua missione sarà quella di accertare in primo luogo che cosa è quella massa sospetta e nel caso in cui si tratti di un relitto accertare se sia quello della Yvonne A. 

Intanto ieri mattina l’Astrea ha lasciato il porto di Maratea. Ora nella cittadina tirrenica si aspetta l’arrivo della «Mare Oceano ». Nel frattempo a Cetraro la verità sul relitto che viene definito «nave dei veleni» potrebbe arrivare da qui a qualche giorno, quando il «Rov» (Remotely Operated Vehicle) avrà compiuto la sua discesa e le tre telecamere collegate al robot subacqueo illumineranno il luogo del ritrovamento. I bracci meccanici del «Rov» verranno spostati dai tecnici della nave «Mare Oceano» con un joy stick per rimuovere le incrostazioni e capire se quella affondata al largo della Calabria è davvero la Kunski. Se il relitto a largo di Cetraro è davvero una delle «navi dei veleni» la situazione diventerà estremamente pericolosa anche per Maratea. Se il pentito ha detto il vero per Cetraro non si capisce perché avrebbe dovuto mentire per Maratea. Legambiente ha presentato una serie di richieste «puntuali e motivate» alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. Trentuno milioni di tonnellate di rifiuti speciali – si legge in un comunicato diffuso da Legambiente Basilicata - sono «spariti» in Italia nel solo 2006. Un quantitativo pari a una montagna con una base di tre ettari e alta 3.100 metri. Montagna che, come dimostrato dalla magistratura, finisce spesso nella rete della criminalità ambientale e dell’ecomafia, fatturando cifre altissime: secondo il Rapporto Ecomafia 2009 il business del ciclo illegale dei rifiuti ammonta a circa 7 miliardi di euro. Infine mentre il Codacons di Basilicata, con il presidente, l’av v. Giuseppe Pugliese, preannuncia un esposto sulla vicenda «nave dei veleni » a Maratea, il Wwf rilancia l’operazione trasparenza e sostiene l’istituzione di un gruppo di osservatori indipendenti in Basilicata per seguire le operazioni di ricerca.

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