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Un casinò a Matera? «Sarebbe una sciagura»

di EMILIO SALIERNO
La proposta del ministro Michele Brambilla non va giù alla Fondazione lucana antiusura Mons. Cavalla. Sale da gioco negli alberghi a 5 stelle delle regioni: non è il sistema migliore per dare impulso all’industria delle vacanze. Don Basilio Gavazzeni: «Dietro tante situazioni debitorie c’è di frequente anche il gioco d’azzardo»
• Il casinò non giova al turismo, di mons. Ruppi
Un casinò a Matera? «Sarebbe una sciagura»
di EMILIO SALIERNO 

Bastian contrario? No, solo realista e coerente con quanto affermato in questi anni sul tema del gioco e dell’az - zardo. Don Basilio Gavazzeni, presidente della “Fondazione antiusura Mons. Cavalla”, non è d’accordo per niente sulla proposta di Michela Brambilla, ministra al Turismo, che vorrebbe l’apertura di casinò negli alberghi a 5 stelle delle regioni italiane. Ritiene che questo sia il sistema migliore per dare impulso all’industria nazionale delle vacanze. Don Basilio spiega le ragioni del suo “no” ad una ipotesi “sciagurata”. 

«Abbiamo sempre contrastato il gioco, che in effetti è la cosa più bella ed innocente. Per qualcuno, però, costituisce l’estrema rovina. Ci siamo sempre opposti alla divulgazione dei casinò emi pare che gli stessi casinò storici si oppongano, sia pur perchè temono in termini di concorrenza». 

La vostra posizione rispetto ai casinò, dunque, non cambia di una virgola. «Certo. Comprendiamo che si finisce per essere considerati come dei grilli parlanti e delle macchiette moralistiche antiazzardo e anticasinò, ma questo non mi va proprio bene». 

Perchè non è così? «In base alla nostra esperienza nel campo dell’usura e delle fondazioni, bisognerebbe davvero cantarne quattro allo Stato, perchè tutti noi, ogni giorno, vediamo i sommersi del gioco d’azzardo ed è uno spettacolo pietoso. Per carità, io posso anche andare a giocare al casinò, butto 50, 100 euro e finisce lì, ma il guaio è quando qualcuno resta appiccicato al gioco e non si sgancia più. Così, poi, registriamo le rovine personali e familiari. Quest’anno ho ascoltato nella sede della fondazione, compreso ieri mattina, 192 casi di sovraindebitamento e, sinceramente, non mi sento di dire per niente che dietro non ci siano occultati anche i giocatori d’azzardo. Dove vuoi che peschi, oggi, l’usuraio? Anche nel gioco seminato dovunque dallo Stato, è chiaro. Basterebbe che qualcuno, per un mese, andasse di bar in bar per rendersi conto della metodicità della ricaduta coatta dei giocatori. C’è gente che gioca alle macchinette e che brucia gli stipendi, si sa o no? Eppure noi siamo qui, questo fenomeno lo riscontriamo e lo raccontiamo, ma purtroppo, ripeto, siamo diventati solo figure dell’indignazione e nessuno si preoccupa più di tanto. Posso garantire che, di continuo, dietro le debitorie c’è in azione non l’usuraio ma il giocatore». 

A proposito, a che punto siamo con l’assegnazione dei fondi nazionali antiusura, soprattutto dopo l’ultima iniqua ripartizione su cui la Fondazione Mons. Cavalla ha avuto molto da ridire? «Per quello che mi risulta, dovrebbe esserci un rifinanziamento e forse verranno tenuti presente i nostri consorzi fidi che non avevano ricevuto nulla. Ma non dò per scontato questa possibilità». 

Ma dietro le assegnazioni ci sono strane manovre o no? «Credo che ci sia sicuramente il criterio del merito, ma anche quello politico. Dunque bisogna sempre fare attenzione in quanto potrebbero toglierci anche il poco che ci viene assegnano. Fosse vero, sarebbe davvero una brutta storia e non incoraggerebbe la nostra azione contro l’usura».

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