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Potenza, la resa di Postiglione «Ora basta davvero: vado via»

Il presidente e patron del club lucano (Prima Divisione di calcio) «getta» la spugna. Dopo quattro anni ha deciso di uscire di scena. «Ora basta, vado via. Non ci sto più a farmi insultare, minacciare o peggio a far insultare la mia famiglia alla quale sottraggo tempo prezioso e risorse economiche. Questa situazione non è più sostenibile. Comunque vada la mia decisione è irrevocabile»
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Potenza, la resa di Postiglione «Ora basta davvero: vado via»
di Sandro Maiorella

POTENZA - Giuseppe Postiglione «getta» la spugna. Dopo quattro anni di presidenza il massimo dirigente del Potenza ha deciso di uscire di scena. «Ora basta, - ha confermato - vado via. Non ci sto più a farmi insultare, minacciare o peggio a far insultare la mia famiglia alla quale sottraggo tempo prezioso e risorse economiche. Questa situazione non è più sostenibile. Comunque vada la mia decisione è irrevocabile. Non voglio banalizzare questo momento. So che molti penseranno che come è già accaduto in passato il sottoscritto sia pronto a rimangiarsi tutto pronto e tornare indietro ma questa volta è diverso. Non ci sono più i presupposti per andare avanti».

La contestazione nel dopo partita di Potenza-Cosenza alla quale Postiglione non ha assistito ha lascito il segno e reso insanabile il rapporto con gran parte della tifoseria. Ma Postiglione va oltre il risultato del posticipo di lunedì sera. «Voglio chiarire - ha spiegato - che questa decisione non è figlia solo dei risultati negativi. Se fosse così vorrebbe dire che del calcio non ho capito quasi nulla. Di fondo c’è una situazione che non mi consente più di continuare nella gestione del club. Avevo chiesto tempo fa, attraverso una lettera aperta di tenere i toni bassi ed invece è successo il contrario. Anzi profittando della vetrina televisiva si è ridicolizzato il mio nome, quello della mia famiglia attaccandomi negli affetti più cari. Ma non colpevolizzo solo i tifosi che forse sono anche “ fomentati” da qualcuno, non so per quale motivo. Anche oggi sono stato minacciato da due persone davanti la sede, ma tanti altri episodi ci sono stati in passato che minano la serenità della mia famiglia, dei miei figli».

Un attacco preparato per tempo secondo Postiglione che sottolinea «non posso rimetterci personalmente dai 20 ai 40 mila euro al mese per la gestione del club e poi essere insultato sistematicamente. Per quanto mi riguarda, non sono disposto a cacciare un euro per la società. Entro il prossimo 30 ottobre bisognerà pagare ben 300 mila euro tra stipendi, F24 ed altre tasse ma per quanto mi riguarda non muoverò un dito». È un fiume in piena Postiglione che non fa una piega quando gli si ricorda che i 300 mila euro da pagare riguardano i mesi precedenti e dunque la sua gestione. Per cui sarebbe più corretto che chi ha guidato la società si assumesse le responsabilità di tuto quanto fino al giorno (20 ottobre) del suo disimpegno. «Di questo - ha spiegato - se ne può anche parlare ma solo dopo aver individuato un interlocutore credibile. Intanto andremo avanti con l’ordinaria amministrazione. La squadra si presenterà in campo a Taranto ma di sicuro saranno ridotte le spese ed i costi di gestione. È provabile che ci sia un ridimensionamento dell’organico, che qualcuno lasci il gruppo e che vengano utilizzati i giovani per, da una parte risparmiare e dall’altra recuperare liquidità».

Insomma Potenza vive il suo nuovo inferno sportivo. Postiglione e Galigani sono finiti anche ieri nella spirale della contestazione (sono usciti dallo stadio scortati da agenti della Digos) insultati da circa cinquanta tifosi in attesa di notizie. Un film già visto che oggi pero sembra arrivato ai titoli di coda.

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