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«Lucani messi alla gogna per aver curato randagi»

di EMILIO SALIERNO 
Nei guai per aver aiutato Diana, la sua amica a quattro zampe. Francesco Mancini, 20 anni, è uno dei quattro ragazzi coinvolti nella vicenda dei 29 cani ritrovati in un locale demaniale dei Sassi. Lui si è fatto subito avanti quando ha saputo che su questa storia si stava scatenando il putiferio, dopo la denuncia fatta da Striscia la Notizia, il programma satirico di Canale 5. Ora pare che con altri debba rispondere di occupazione abusiva di spazi pubblici, di maltrattamento di animali e di mancata registrazione all’anagrafe canina
«Lucani messi alla gogna per aver curato randagi»
MATERA - Nei guai per aver aiutato Diana, la sua amica a quattro zampe. Francesco Mancini, 20 anni, è uno dei quattro ragazzi coinvolti nella vicenda dei 29 cani ritrovati in un locale demaniale dei Sassi. Lui si è fatto subito avanti quando ha saputo che su questa storia si stava scatenando il putiferio, dopo la denuncia fatta da Striscia la Notizia, il programma satirico di Canale 5. Ora pare che con altri debba rispondere di occupazione abusiva di spazi pubblici, di maltrattamento di animali e di mancata registrazione all’anagrafe canina. 

Quando ancora i veterinari e le forze dell’ordine stavano sgombrando dai cani il locale nei Sassi, verificando lo stato di salute degli animali ospitati, Francesco si è presentato dicendo che era il padrone di Diana, che l’aveva messa lì perchè non aveva un altro posto, dichiarandosi pronto a riprenderlo dal canile comunale (dove sarebbe stato trasferito e dove adesso si trova) e a spostarlo altrove, continuando ad averne cura. 

Nei Sassi di Matera si trovavano 29 cani randagi«Il cane era un randagio – racconta il giovane – e lo tolsi dalla strada sistemandolo in quello spazio dei Sassi in attesa di un’altra sistemazione. Come hanno anche accertato i veterinari dell’Asm quando sono intervenuti, l’animale era in buone condizioni. Del resto, gli davo da mangiare e da bere tutti i giorni e lo assistevo con affetto. Ora sono preoccupato perchè tutto l’accanimento verso di me ed altri penso di non meritarlo. Situazioni come quella che è stata scoperta e che ci riguarda sono frequenti nei Sassi, basta andare in giro e rendersene conto. C’è altra gente che tiene cani in locali simili a quelli dove stavano i nostri. Perchè, allora, adottare due pesi e due misure? Solo perché adesso ci sono le telecamere e i giornali di mezzo? E che dire dei numerosi randagi che si vedono per le strade di Matera?». 

Pippo Lo Spalluto, coordinatore del Comitato spontaneo autogestito che opera nei Sassi, conosce bene Mancini. «Francesco era con noi quando abbiamo effettuato la pulizia straordinaria degli antichi rioni. Sulla questione del degrado dei Sassi non riesco ancora a capire come si possa continuare a non vedere. Se vogliamo, il locale dove erano tenuti i cani si può dire che non è più sporco di tanti altri. Quanto meno non c’erano macerie come in altri della zona, che richiederebbero una urgente bonifica. Addirittura, alcuni locali del demanio sono stati sigillati con le schifezze di ogni tipo all’interno. Ma è così che bisogna procedere? Ora questi ragazzi sono messi alla gogna per aver curato dei cani, con il risultato che ne devono rispondere alle autorità e che i cani stessi si ritrovano nel canile, che tra l’altro, da sempre, scoppia per l’alto numero di animali. Ricordo che un gruppo di animalisti, tempo fa, ha chiesto al Comune l’affidamento legittimo di immobili per tenere i cani. Un tentativo vano. L’abbandono dei Sassi, con tutte le conseguenze connesse, non è certo colpa di questi giovani, ma dell’incuria delle varie amministrazioni. Purtroppo, questa città grida allo scandalo solo quando arrivano a fare casino le telecamere, per il resto ci si addormenta su problemi ben noti a tutti».
EMILIO SALIERNO

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