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Troppi incidenti: sotto  accusa a Potenza  i giovani neopatentati

di MASSIMO BRANCATI 
Nel 2007, secondo quanto rilevato dalla presidente provinciale dell’associazione italiana famiglie vittime della strada, Rosalba Romano, i morti sono stati 85. L’anno nero, insomma. «Nel giro di quattro anni - sostiene Romano - il fenomeno invece di diminuire è aumentato più del doppio, ma c’è ancora chi nega questa triste realtà»
Troppi incidenti: sotto  accusa a Potenza  i giovani neopatentati
di MASSIMO BRANCATI

La Basilicata, sul fronte degli incidenti, era considerata un’«isola felice», ma i dati Istat degli ultimi anni smontano certe letture ottimistiche del fenomeno. Si è passati da 38 morti nel 2005 ai 59 del 2006. In flessione soltanto nel 2008 con 32 decessi. Nel 2007, secondo quanto rilevato dalla presidente provinciale dell’associazione italiana famiglie vittime della strada, Rosalba Romano, i morti sono stati 85. L’anno nero, insomma. «Nel giro di quattro anni - sostiene Romano - il fenomeno invece di diminuire è aumentato più del doppio, ma c’è ancora chi nega questa triste realtà. Lo si evidenzia anche dai temi trattati dai politici nelle ultime campagne elettorali: nessuno dei candidati - aggiunge la presidente dell’Aifv lucana - ha pensato di inserire proposte riguardanti la sicurezza stradale e il diritto ad una giustizia più equa e più vel oce. Eppure - conclude Romano - il parlamento europeo ha chiesto all’Italia di ridurre del 40% in dieci anni il numero degli incidenti. A ciò lo Stato ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell’ade guamento degli organici delle forze dell’ordine e delle norme del codice della strada». 

In questo quadro allarmante Potenza «gioca» un ruolo di primo piano: nel capoluogo lucano, infatti, secondo l’indagine di una compagnia assicurativa, c’è il più alto tasso di incidenti stradali che coinvolgono neopatentati. E in questo ambito c’è il fenomeno dei motociclisti protagonisti di tamponamenti e scivoloni più che in ogni altra zona d’Italia. 

Diciottenni e ventenni impreparati? «Non si può generalizzare - sottolinea Francesca Colasurdo , studentessa universitaria -. È come dire che in una famiglia in cui c’è un ladro tutti sono ladri. Gli impreparati esistono tra i giovani ma anche tra i patentati att empati». Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Maio, impiegato: «Inutile girarci attorno sul problema. La verità è che spesso si punta il dito contro i giovani. Ci accusano di essere senza valori, aggressivi, nullafacenti. Sono luoghi comuni. E le statistiche, si sa, spesso non fotografano ciò che accade nella realtà». 
Per alcuni cittadini le cause dei tanti incidenti stradali sarebbero da cercare nei corsi di guida poco qualificati. Quelli dai quali escono i giovani che perdono la vita in macchina. «In questi anni - dice Rocco Moles, operaio - è stato agevolato il rilascio della patente ma è diminuita l’attenzione sulla sicurezza. Ora è giunto il momento di cambiare la preparazione. È evidente che quella attuale è inadeguata». 

Su questo concetto interviene anche Massimiliano Pace, commerciante: «Gli schianti tremendi - dice - sono determinati dalla non piena padronanza del mezzo. Da guidatori inesperti che affrontano situazioni nelle quali non si sono mai trovati. Certo - aggiunge - questi eventi colpiscono perché riguardano giovani, perché avvengono soprattutto il sabato sera, momento di relax in cui vorremmo non avere a che fare con queste tragedie, e perché coinvolgono interi gruppi di amici. Ma non c'è casualità, le dinamiche sono sempre le stesse e il più delle volte la colpa è dell'impreparazione». È d’accordo su questa disamina anche Rosa Claps, impiegata: «Secondo me è assurdo ciò che sta accadendo in questi anni in tutta Italia. Per i patentini dei ciclomotori è prevista l’obblig atorietà dei corsi nelle autoscuole, mentre quando si parla di patente B e delle altre superiori l’obbligatorietà riguarda soltanto la parte pratica. Il risultato è che spesso chi si mette alla guida non sa nemmeno cos’è una precedenza. 

Il goveno nazionale dovrebbe intervenire per porre fine a questa situazione, ma non solo attraverso campagne di sensibil izzazione. Serve intervenire alla radice del problema e, quindi, sul fronte dell’educazio- ne stradale». Giovanni Corbisiero, studente universitario, sposta il tiro su un altro aspetto che in tanti hanno ignorato: le strade. «È inutile dar la colpa di questi incidenti fatali all'incoscienza delle persone: su quella non si può intervenire. Si può intervenire sulle infrastrutture - sottolinea - ma nessuno fa niente. È molto più semplice dar la colpa all'alta velocità o all’impre parazione. Prendiamo il caso dei motociclisti: molti se la vanno a cercare, è vero, ma per molti altri una banale scivolata può causare la morte. I guardrail, tanto per fare un esempio, non sono idonei a proteggere un persona in caso di impatto. Anzi, la uccidono. Le strade che percorrete quotidianamente, in città come nelle aree limitrofe, vi sembrano sicure? Si faccia un esame di coscienza - conclude - prima di lanciare accuse ai giovani».

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