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Fiat Melfi: minacce a delegata Fim, salta la trattativa

Fim e Cisl hanno chiesto all'azienda una sospensione del negoziato e la trattativa è stata aggiornata a data da destinarsi
ROMA, 30 aprile 2004 - E' di nuovo in alto mare la vertenza sullo stabilimento Fiat Sata di Melfi. Oggi, infatti, la trattativa è saltata prima di cominciare con la denuncia da parte dei sindacalisti della Cisl e della Fim al tavolo di un episodio di «grave intimidazione» ad una delegata del sindacato che voleva entrare a lavorare. Fim e Cisl hanno chiesto all'azienda una sospensione del negoziato e la trattativa è stata aggiornata a data da destinarsi.
Se sulla delegata aggredita sembra esserci un «giallo» (funzionari di polizia nell'area industriale hanno smentito che ci siano state aggressioni mentre la Fim riferisce di minacce e insulti e annuncia una denuncia) la tensione alta davanti allo stabilimento si è riproposta al tavolo di trattativa a Roma con accuse reciproche tra i sindacati sulla gestione della vicenda. Fim, Uilm e Fismic non condividono la decisione della Fiom di sostenere lo sciopero ad oltranza dei lavoratori dell'impianto (proclamato ad ogni turno da ieri dopo la sospensione dei blocchi davanti ai cancelli) e chiedono di discutere «un percorso concordato che riguarda la gestione dei contenuti della vertenza, l'informazione dei lavoratori e le forme di lotta».
«Abbiamo chiesto una sospensione - ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini - perchè fino ad ora non ci sono le condizioni di agibilità sindacale per fare la trattativa. I delegati sindacali devono poter esercitare il loro ruolo senza essere minacciati e intimiditi». Sull'episodio ha espresso preoccupazione il leader della Cisl, Savino Pezzotta definendolo «gravissimo e inqualificabile» e chiedendo maggiore chiarezza nei rapporti tra le organizzazioni. I tre leader di Cgil, Cisl e Uil oggi sono stati insieme a Trieste e domani partecipano alla manifestazione per il Primo maggio a Gorizia.
La Fiom ha risposto alla denuncia di intimidazioni della Fim affermando che, come hanno confermato le stesse forze dell'ordine, chi vuole può entrare a lavorare. «A Melfi - ha detto il numero uno dell'organizzazione, Gianni Rinaldini - c'è stata una rivolta rispetto alle condizioni di lavoro. La vicenda dimostra che non si gestiscono le aziende con 9.000 provvedimenti disciplinari dal 2001 e 2.500 nell'ultimo anno». Comunque la Fiom ha chiesto all'azienda di riprendere al più presto il negoziato su tutte le questioni poste nella piattaforma (i turni ma anche il salario), possibilmente già da lunedì. Per ora sembra difficile che lunedì possa essere già il giorno della ripresa del confronto a Roma visto che per quel giorno sia la Fim che la Uilm hanno fissato riunioni della segreteria e con i delegati a Melfi.
La Fiat intanto ha voluto comunque chiarire le sue disponibilità al negoziato e, dopo la sospensione della trattativa, ha incontrato separatamente tutte le sigle al tavolo (Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl) per illustrare le proprie proposte. L'azienda ha confermato la propria disponibilità a superare la «doppia battuta» (la ripetizione per due settimane consecutive del turno di notte, contestata dai lavoratori) ipotizzando, sempre mantenendo l'organizzazione su 18 turni e l'orario plurisettimanale, un sistema di «riposi a scorrimento». In pratica si lavorerebbe una settimana di mattina, una di notte, una di pomeriggio alternando settimane di sei giorni a settimane di 4 giorni lavorativi. Sul salario invece la disponibilità dell'azienda resta limitata e comunque legata all'andamento economico di Fiat Auto.
«Ci siamo dichiarati disponibili - ha detto il responsabile delle relazioni industriali del Gruppo, Paolo Rebaudengo - a prevedere un miglioramento delle percentuali di maggiorazione del turno (a Melfi per il turno di notte le maggiorazioni del salario sono pari al 45% contro il 60,8% degli altri stabilimenti Fiat, ndr.) da realizzare in relazione al miglioramento della situazione economica di Fiat Auto». Dal Governo infine si conferma l'intenzione di non intervenire in una trattativa che è per sua natura delle parti sociali. «Ci mancherebbe solo - ha detto il vicepremier, Gianfranco Fini - che il Governo intervenga nella trattativa tra un'impresa privata e i sindacati. La trattativa non vede protagonista il Governo, perchè è tra le parti».

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