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Il giudice ordina la rimozione dei blocchi a Melfi

I lavoratori: «Noi non stiamo facendo nessun blocco». Incontro sindacati-azienda. Morchio (ad Fiat): «C'è stata una svolta». Confermato lo sciopero: in Basilicata metalmeccanici fermi per 8 ore, nel resto d'Italia per 4
MELFI (POTENZA) - Nei presidi dell' area industriale di Melfi, che da nove giorni bloccano lo stabilimento della Fiat e quelli delle 28 aziende dell' indotto, tutti sono «sintonizzati» su quanto avviene a Roma. Le «voci» si rincorrono spesso contraddicendosi tra loro, a volte però anticipando qualche buona notizia, come quella dell' esito positivo dell' incontro tra Epifani, Pezzotta e Angeletti. Ogni passo dei dirigenti della Cgil e della Fiom è commentato e interpretato: così è stata la decisione di partire del segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, e della segretaria confederale della Cgil responsabile del settore industriale, Carla Cantone; così è per ogni cambio di turno delle forze dell' ordine.
Anche oggi si è cercato faticosamente, e tra molte contraddizioni, di costruire localmente un punto di incontro tra Fiom, da una parte, e Fim, Uilm e Fismic dall' altra. La Uilm ha proposto una riunione di tutti i delegati delle rsu, ma a condizione che la Fiom rimuovesse i blocchi. «Il tema è vecchio - hanno risposto dalla Fiom - e poi è singolare che un' organizzazione sindacale ponga questa questione. Va bene la riunione dei delegati, ma senza condizioni». Poi però la stessa Fiom ne pone una: la presenza dei segretari provinciali dei metalmeccanici. Il «non se ne parla nemmeno» della Uilm fa morire il tentativo d' incontro.
Le rsu si sono riunite, ma hanno partecipato i soli delegati di Fiom, Failms, Slai-Cobas e Ugl, sostanzialmente per attendere l' esito delle riunioni romane.
La prosecuzione dei blocchi, o come preferisce chiamarli la Fiom i presidi, è stata messa seriamente in discussione dal giudice di Melfi Angela D' Amelio, che ha ordinato alla Fiom di rimuoverli. Il magistrato ha accolto una richiesta della Fiat di procedimento di urgenza. Per il giudice i blocchi esulano «dagli schemi normativi dell' esercizio del diritto di sciopero ed integra indubbiamente gli estremi di una condotta illecita» sul piano civilistico ed amministrativo, capace di produrre danni «difficilmente risarcibili» proprio per l' impossibilità di accedere agli stabilimenti.
«Noi non stiamo facendo nessun blocco: c'è semplicemente una presenza di lavoratori in sciopero ed una iniziativa di solidarietà «, è stata la replica del segretario della Fiom, Giorgio Cremaschi. «A Melfi si sciopera e chi non vuole scioperare non sciopera, ma il fatto è che la quasi totalità dei lavoratori intende scioperare. D'altra parte - ha aggiunto Cremaschi - non si può continuare a parlare di blocco dopo il duro intervento della polizia di ieri, e comunque al lavoro non è andato praticamente nessuno». «Non abbiamo impedito a nessuno l' accesso all' area industriale di Melfi - insiste il segretario potentino della Fiom, Giuseppe Cillis - del resto i lavoratori e le merci dello stabilimento della Barilla, che è vicino a quello delle aziende dell' indotto, transitano regolarmente sin dall' inizio dello sciopero e sia ieri sia stamani alcuni lavoratori della Fiat che non aderiscono alla protesta hanno potuto andare a lavorare».
Oggi, intanto, è stato dimesso dall' ospedale di Melfi il vicequestore vicario, Amalia Di Ruocco, ferita da un sasso alla fronte durante gli scontri nell' area industriale di Melfi. In ospedale di Melfi restano ricoverati due manifestanti feriti, uno che ha subito un trauma cranico, l'altro una distorsione al collo del piede.
Gianni Molinari

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