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Macchia Romana  il cantiere infinito

di LUIGIA IERACE 
Lo sguardo si perde dinanzi a quei palazzoni che stanno puntando in via Martin Luther King nel quartiere Macchia Romana a Potenza. «Edifici di 6 piani più tre interrati». È questo quello che spaventa di più e che all’occhio del tecnico evidenzia il vero problema di quel quartiere. palazzi di 6 piani e 3 interrati. Dislivelli difficili da colmare, opere di urbanizzazione che costano tantissimo, strade con pendenze abnormi
Macchia Romana  il cantiere infinito
di LUIGIA IERACE 

POTENZA - Lo sguardo si perde dinanzi a quei palazzoni che stanno puntando in via Martin Luther King nel quartiere Macchia Romana a Potenza. «Edifici di 6 piani più tre interrati». È questo quello che spaventa di più e che all’occhio del tecnico evidenzia il vero problema di quel quartiere. «Il vecchio C5-C6 nasce con la variante del 1989 - ricorda il geometra Giovanni Cicchetti, tecnico di grande esperienza nel settore - poi man mano si sono accorti degli errori commessi e hanno cercato di porre rimedio con i diversi piani particolareggiati che si sono succeduti nel tempo. Ma è sempre difficile recuperare una cosa nata male». E questo vuol dire, spiega il tecnico, parlare di «un progetto realizzato senza fare i piani quotati, senza i rilievi sul posto con le strumentazioni idonee. In sostanza sono state individuate le sagome senza tener conto delle pendenze. E il risultato è questo: palazzi di 6 piani e 3 interrati. Dislivelli difficili da colmare, opere di urbanizzazione che costano tantissimo, strade con pendenze abnormi». 

Un elenco lunghissimo di sbagli in un’area verde che la politica aveva scelto come area di espansione senza tener conto di tutte le conseguenze che ora subisce la gente che ci vive. La Gazzetta ha iniziato il suo viaggio cercando si cogliere i paradossi di questo quartiere che oggi conta circa 6.000 abitanti ma che arriverà a 10.000. 
Da via De Coubertin entriamo nel rione, ci spingiamo verso il ponte. A valle le palazzine più antiche quelle di Ondina Valla, dal lato opposto il «cubo» di cemento della chiesa, i cantieri. Giuseppe Giacomino con la moglie la bambina piccola e il passeggino percorre il ponte tra marciapiede dissestato e macchine che sfrecciano. 

«Abito da 5 anni in via Consolini. Ci sono solo case, abbiamo il supermercato, l’unica cosa buona, poi mancano tutti i servizi. La chiesa è in costruzione, ma quando finirà?». «Uscire con la bambina è impossibile senza la macchina - aggiunge la moglie - non c’è un parco, una panchina, non c’è verde. Qui è come se non si sia mai stato un piano regolatore». 

Andrea Logiurato, 23 anni , faceva la seconda elementare quando è venuto ad abitare in quelle prime palazzine grige dal tetto rosa di via Ondina Valla. «È tutto cemento, ma fanno tutte le cose a metà», ripete in modo lapidario alludendo a tutte le incompiute: chiesa, strade, parco. Anche Teo- doro Prete,22 anni, ha visto crescere il quartiere. abita in via Consolini dal 2000. 

«Via Oscar Romero era in costruzione, non c’era il bar, il supermercato, dicevano che avrebbero fatto un campetto di calcio qui di fronte casa mia. Non c’è nulla». Insieme a Simone Volturn o, Teo Langellotti e un altro gruppo di giovani passa il tempo davanti al bar di Mario Cillis. «Cerco insieme a mio fratello Giovanni di tenerlo vivo e di offrire un punto di aggregazione ai ragazzi, abbiamo messo le sedie e i tavolini a nostre spese», ripete mostrando con orgoglio le foto della festa con la Sugar Sound che ha visto partecipare tremila persone. 
«Peccato per questa strada che porta direttamente all’Epitaffio, andrebbe asfaltata e sarebbe un’altra uscita per il rione». 

La signora Liliana vive da due anni in via Consolini. «Personalmente sto bene, c’è un senso di tranquillità, il disagio più grande sono gli spazi verdi per i ragazzi e magari una pizzeria». Da via Consolini ci spostiamo verso via Giovanni XXIII passando per l’incrocio con via Aleandro Faggin. La palazzina è ben curata e soprattutto circondata da un tappeto verde di prato inglese. Ne è fiero Nicola Pucillo. È chinato sul vialetto e sta mettendo un prodotto contro le formiche. «Questa è la cooperativa Basilicata, abbiamo realizzato tutto noi privati. Per avere le strisce pedonali all’ingresso abbiamo aspettato un anno e mezzo, questo incrocio è molto pericoloso. Ho girato tante città. Non homai visto costruire prima le case e poi le opere di urbanizzazione. Vedete - ripete indicando la stradina che porta al campo scuola - c’è divieto di sosta su entrambi i lati, ma è sempre piena di macchine. Ma dove dovrebbero parcheggiare altrimenti?»

Il viaggio continua lungo via Gandhi, una salita ripidissima a conferma che nel realizzare i fabbricati ci si è dimenticati di considerare le quote (viene da chiedersi, ma quando c’è la neve come si fa?). Un gruppo di giovani gioca a carte sotto uno dei porticati delle cooperative. «Siamo soddisfatti, come via è buona, come dormitorio è ottimo», ironizzano continuando il giro di carte. Per i giovani manca tutto, ma questo è solo colpa...», l’amico l’interrompe, «lasciamo stare la politica, ci sarebbe davvero tanto da dire. Si costruiscono solo palazzi, non hanno fatto una cosa sfiziosa per noi». «E il ponte non è proprio il massimo da percorre per una ragazza». 

«Si vive bene - ripete la signora Antonietta - a parte gli inconvenienti. Ci vorrebbero più controlli di ordine pubblico, troppi i furti di auto e in appartamenti. E non c’è alcuni rispetto dei limiti di velocità. Purtroppo è proprio Potenza, una città borghese e finta in cui si bada solo all’apparenza». Sta rientrando con la spesa in mano la signora Rocchina Caggianese. Ha un figlio di 13 anni. «Mancano gli spazi per loro. Sono tantissimi i ragazzi ma non hanno dove stare. C’è poca tolleranza. Se giocano sotto il porticato fanno danni, allora mio è costretto ad “emigrare” verso gli alloggi popolari, almeno lì c’è un campetto. Ormai sta diventando grande, come mia figlia, ma il problema c’è ancora». 

Macchia Romana è un quartiere enorme e i problemi sono tanti. Si sta lavorando su via Giovanni XXIII a ridosso dell’incrocio con via Martin Luther King, un’altra strada infinita, spaventa la complessa palificazione, sarà abbassata di oltre 3 metri anche per agevolare l’accesso verso via Oscar Romero. L’edilizia è la più varia, nei toni, nei colori, nelle dimensione, dalle casette («La strada è attaccata alla mia casa, prima c’era il terreno intorno, ora solo un piccolo quadrato la divide dalla viabilità principale - ripete Nicola Rinaldi - uscire è un pericolo »), ai casermoni, dall’edilizia privata e residenziale agli alloggi popolari. 

Vincenzo Zaccagnino ci vive da gennaio. «Un’estate di polvere lamenta indicando gli edifici in costruzione di fronte al suo palazzo, giustamente qui si pensa solo a costruire e fare soldi». L’autobus urbano qui non arriva, la fermata è su via Giovanni XXIII, con una rampa si scende a via Martin Luther King e a via Oscar Romero. «Senza macchina quando piove è brutto», dice Antonio Montagnuolo, 19 anni. «Ci sono tanti anziani, abbiamo chiesto che l’au - tobus passasse, ma non è arrivato nulla», sottolinea Antonietta Viggiano. «Per i bambini c’è lo scuola bus - dice Antonio Di Bono - i miei ragazzi sono più grandi e la macchina è indispensabile per portarli a scuola». 

«Prima si stava benissimo - dice una signora - non c’erano strade, non c’era la luce, non avevamo nulla, c’era il verde. I miei figli sono adolescenti e si sente parlare di droga che circola, di atti vandalici, di furti, di allarme che suona e nessuno fa niente. Non esiste più la solidarietà». È ottimista, invece, Rocco Misuriello, presidente del Comitato di quartiere. «Qualcosa si sta muovendo sul fronte della viabilità - spiega - chi arriva dall’ospedale può salire verso Macchia Romana, la viabilità a doppio senso dovrebbe essere ripristinata a breve. Il vero problema è la mancanza di scuole e asili, ma anche di un ufficio postale e di una farmacia. Abbiamo sollevato il problema sicurezza e ci hanno assicurato che metteranno i semafori a chiamata in via Giovanni XXIII all’altezza di via Gandhi. Arriverà anche il bus in via Romero con il nuovo bando per il trasporto pubblico e a settembre partiranno i lavori per il parco urbano». Ancora e sempre lavori, ma quando finiranno?

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