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Giudice alla Fiat di Melfi: «Torni Passannante»

di FRANCESCO RUSSO 
Il giudice del lavoro del tribunale di Melfi, Amerigo Palma, ha reintegrato sul posto di lavoro l’operaio Michele Passannante licenziato nell'ottobre 2008 dalla Fiat-Sata perché accusato di attività eversiva. L’azienda dovrà versargli anche le indennità pregresse. Di anni ne sono trascorsi due, ma alla fine Passannante ha avuto ragione dai giudici
Giudice alla Fiat di Melfi: «Torni Passannante»
di FRANCESCO RUSSO 

MELFI - Amerigo Palma, giudice del lavoro del tribunale di Melfi, ha annullato il licenziamento di Michele Passannante deciso dalla Fiat-Sata, impugnato dalla Fiom Cgil. L’operaio dovrà essere reintegrato sul posto di lavoro e l’azienda è obbligata a pagare al lavoratore un’indennità pari alla retribuzione globale dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, oltre all rivalutazione monetaria e agli interessi legali sulle somme via via rivalutate dalle singole scadenze, nonché a versare i contributi previdenziali e assistenziali per lo stesso periodo. 

A distanza di due anni, trascorsi tra veleni, carte bollate e senza percepire salario, dunque, Passannante potrà ritornare in fabbrica. E soprattutto, potrà ricevere gli stipendi che si sono accumulati dall'ottobre del 2007, quando venne licenziato perché coinvolto in un'inchiesta della Dia. «La magistratura - sottolinea la Fiom - ha stabilito che la Fiat Sata deve reintegrare al suo posto di lavoro Passannante, perché ingiustamente e illegittimamente licenziato e deve corrispondere il salario dal giorno del licenziamento fino ad oggi». 

L'operaio, ricordiamo, era stato licenziato nell'ottobre del 2008 dai dirigenti della Sata, perché coinvolto (insieme ad altri lavoratori) in un'inchiesta della Dia su presunte attività eversive nell'area industriale di San Nicola di Melfi. L'operaio si era sempre dichiarato estraneo alle accuse mosse nei suoi confronti, asserendo che la sua fosse unicamente attività sindacale. Il calvario di Passannante era iniziato subito dopo il suo licenziamento. 

I legali della Fiom richiesero subito un procedimento d'urgenza per la sua reintegrazione sul posto di lavoro, mentre gli operai protestavano - era il gennaio del 2008 - davanti alla fabbrica come dimostrazione di solidarietà. «Abbiamo richiesto, tramite i nostri legali - spiegava Giuseppe Cillis, segretario regionale della Fiom Cgil - l'annullamento del licenziamento di Passannante, che riteniamo completamente estraneo ai fatti, ricorrendo al procedimento d'urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile per invocare la sua reintegrazione senza dover attendere i tempi necessari alla conclusione del procedimento penale, che potrebbe durare alcuni anni. Ed il lavoratore non può rimanere troppo tempo senza reddito». 
Di anni ne sono trascorsi due, ma alla fine Passannante ha avuto ragione dai giudici. «Valutiamo positivamente - conclude la Fiom - il dispositivo di reintegro, se pur a distanza di 2 anni, in quanto ristabilisce la piena dignità e giustizia verso il lavoratore e verso chi lo ha sostenuto in questo periodo».

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